Gianluca Tilaro è il miglior punto di contatto tra Varese e Cortina che il "viandante" giallonero in cerca di un Virgilio per la Supercoppa possa vantare.
Nato a Conegliano, ma cresciuto a Pieve di Cadore («è a mezz’ora di auto da Cortina»), l’attaccante 27enne dei Mastini ha passato una vita sotto le Tofane, militando con i colori bianco-azzurri dall’under 12 fino all’under 20, prima di spiccare il volo verso Milano, Como e infine la Città Giardino.
Il suo è quindi un passpartout verso la finale di Supercoppa pieno di ricordi, di affetto verso gli ex compagni di squadra con cui è cresciuto e di conoscenza di un ambiente che può sembrare molto diverso da quello pregno di quell’entusiasmo fragrante che si respira all’Acinque Ice Arena, ma è ricco di storia. «L’hockey a Cortina è una tradizione, anche se non è sentito come qui a Varese, dove c’è più gente che viene alle partite. Rimane però nel dna del persone, ed anche uno status symbol: lì un ragazzo o gioca a hockey, o fa sci. Il pubblico è abbastanza numeroso ma non calorosissimo, anche se mi ricordo che quando nel 2006 vinsero lo scudetto contro Milano, lo stadio era pienissimo e c’era un grande clima. Negli ultimi anni si è un po’ perso, ma è rimasto lo zoccolo duro: meno pubblico, grande tradizione. Io all'Olimpico ci ho passato 20 anni».
«Conosco molto bene quasi tutti i giocatori del Cortina - continua Tilaro - Abbiamo condiviso gioie e dolori, con molti abbiamo vinto il campionato under 18 e anni prima ancora il campionato under 12. Le persone a cui sono più legato? René Vallazza, che quest’anno si è trasferito all’Alleghe, poi quelli di Pieve che giocano a Cortina, quindi Sanna, Larcher, Giovanni Toffoli, Panciera. Ma sono in contatto anche con Zanatta, Barnabò e De Zan».
Inevitabile chiedergli che partita immagini per il suo ritorno dove è nato come atleta e come uomo di sport: «Sarà importante l’approccio, perché già i primi minuti saranno molto intensi. E poi sarà fondamentale difendersi bene, proprio perché il loro valore è superiore al nostro. Cosa ci aspetta? Abbiamo già giocato contro il Fassa, che però l’anno scorso era nell’ultima parte della classifica, mentre il Cortina è andato vicinissimo a vincere l’Alps: i bellunesi hanno giocatori italiani veramente forti, giocano assieme da una vita e poi stranieri di spessore che hanno giocato in campionati di alto livello. Infine possono godere del lavoro di un allenatore che conosco molto bene e che sente molto qualsiasi tipo di partita si affronti: Giorgio (De Bettin ndr) dà sempre qualcosa in più e dedica molto tempo ai dettagli, un aspetto che a quel livello fa sempre la differenza».
Qualcuno, in questi ultimi giorni gonfi di attesa ed eccitazione, ha buttato lì anche una battuta: se la finale di Supercoppa venisse giocata dallo stesso spirito della squadra che la stagione passata ha vinto la Coppa Italia e poi il campionato, ora che siamo a inizio stagione ci sarebbero forse più chances… «Il gruppo che c’era lo scorso anno era unico - replica non nascondendosi Tilaro - perché oltre a essere una squadra in campo eravamo una famiglia fuori. Molti ragazzi che ora non ci sono più, oltre a dare tutto sul ghiaccio, sapevano tenerci uniti nello spogliatoio. Adesso è diverso perché ci sono parecchi elementi nuovi, compresi gli stranieri, e non abbiamo ancora avuto il tempo per stare abbastanza insieme e creare lo stesso legame».
E allora ci si affiderà ovviamente molto ai 300 intrepidi varesini che si mangeranno in un sol boccone le 5 ore e passa di auto per essere presenti sulle tribune dello Stadio Olimpico. Tilaro, che godrà anche del sostegno dei suoi vecchi amici e della famiglia (mamma Cinzia, papà Carmelo e sua sorella Sara), viste le sue conoscenze ha persino aiutato i tifosi a organizzare la trasferta, trovando loro l’albergo in cui staranno tutti insieme: «Qui a Varese c’è veramente una grande passione, rinata l’anno scorso grazie a tanti fattori, in primis il palaghiaccio nuovo che ha saputo unire vecchi e nuovi tifosi. Sapere che a Cortina verranno 300 persone sarà una grossa spinta, perché avere il tifo a favore e non contro farà la differenza».
E chissà che anche coach Niklas Czarnecki non ci metta il suo zampino: «Cos’è cambiato con lui rispetto a Devéze? Per il momento non vuole stravolgere molto di quello che era stato creato l’anno scorso, ma ha già aggiunto alcune cose nuove, il gioco è un po’ più aggressivo, ci difendiamo in maniera diversa e vuole che attacchiamo e difendiamo sempre in 5».




