La richiesta d’ingaggio è già partita per Hollywood, e il vecchio Harrison Ford sta seriamente valutando la possibilità di vestire di nuovo i panni di Indiana Jones per scoprire il “Segreto del Ficus gigante”, la pianta che inspiegabilmente continua a germogliare e a crescere a dismisura, nonostante sia chiusa all’interno di uno stabile in disuso da tempo, senza acqua né terra.
Chissà se uno dei molti misteri di Varese affascinerebbe l’archeologo di Spielberg, certo è che all’ex concessionaria Renault di Terziroli, in viale Borri 176, fallita nel 1994 dopo che si era trasformata in un centro di veicoli usati, la vegetazione è cresciuta in maniera selvaggia, dentro e fuori l’edificio che un tempo accoglieva le automobili in vetrina e la grande officina per collaudi e riparazioni.
Altro che bosco verticale, quello di viale Borri è orizzontale e verticale e ricopre quasi interamente quello che fu uno dei templi dell’acquisto automobilistico della “Varese da bere”, quando la macchina si cambiava quasi come la camicia e l’usato era seminuovo. Arbusti e sterpaglie a lato della struttura, con le vetrine sfregiate dai graffitari, bottiglie vuote e rifiuti, aiuole in cui le essenze piantate un tempo sono impazzite, debordando e mescolandosi alla gramigna straordinariamente rigogliosa.
Ma la cosa più inquietante di questo esempio di incuria, è l’incredibile Ficus, che all’interno del salone espositivo ha raggiunto il soffitto, senza che dall’esterno si possa risolverne il mistero: qualcuno entra e lo annaffia? Ha rotto il pavimento e ha piantato le radici nella terra? È una specie tropicale, per cui il caldo africano dell’estate non può che fargli bene, ma il freddo?
Accanto alle foglie ormai secche e incollate ai vetri, spuntano nuovi vigorosi germogli, la pianta è diventata parete e riempie interamente la vetrina, con i rami che vanno alla spasmodica ricerca di luce. Nel suo habitat naturale può raggiungere dimensioni colossali, per cui potrebbe darsi che tra qualche tempo il peso di rami e foglie possa sfondare il vetro e la pianta trovare nuovi spazi per arrampicare.
Girato l’angolo del Ficus, un’altra sorpresa. Sotto l’insegna al neon “Servizio”, tra le poche cose rimaste integre, ecco l’ingresso dell’officina al cui interno ci sono diverse automobili e un camper Fiat apparentemente in buono stato. Vengono in mente quelle notizie, più o meno false, date nei social media che raccontano di incredibili rinvenimenti in garage semisepolti, di solito in America, di Ferrari, Lamborghini e Maserati d’epoca, gioielli da milioni di euro ridotti in uno stato pietoso dalle ingiurie del tempo. Di solito, però, come nelle favole, arriva il mecenate che le tira fuori dalla prigione e miracolosamente le rimette in marcia dopo maniacali restauri.
In viale Borri niente del genere, soltanto due Renault 4 ultima serie, due Land Rover di modello diverso, una Saab, una Fiat 500 gialla, forse una 600 e perfino una Fiat 128 verdino senza fanali, oltre naturalmente al camper e ad altre jeep seminascoste. L’erba è cresciuta perfino là dentro, filtra acqua dal tetto e le ultime piogge hanno formato diverse pozze. Dei fasti di Terziroli auto è rimasto il grande cartellone pubblicitario della Fiat Tipo, ancora quasi intatto, che eleggeva l’utilitaria come “Auto dell’anno 1989, con sotto le ruote del modello reso celebre dal Commissario Montalbano, la scritta: «L’Europa unita ha così votato.» Un pezzo di storia dell’automobile, di un’altra Italia e di una diversa Varese, in cui forse Harrison Ford, e non Indiana Jones, sarebbe venuto in vacanza.






