C’era il calore di un abbraccio all’inaugurazione delle due mostre che, dall’8 ottobre al 4 dicembre, saranno visitabili al Maga di Gallarate. L’abbraccio che la struttura a curva della facciata garantisce sempre. Ma anche quello del ritrovo tra persone che, per troppo tempo, hanno dovuto misurare le distanze. L'abbraccio dell'arte (foto in fondo all'articolo di PhotoSport & More)
Sala degli arazzi, si presentano le mostre “I colori scappano sempre”, riallestimento con opere della collezione, e la personale di Umberto Ciceri “La forma del ritmo”, entrambe curate da Alessandro Castiglioni. Ci sono gli Amici del Maga, i conoscitori del museo e quelli che entrano per la prima volta (si notano per lo stupore suscitato dallo spazio “griffato” Missoni).
L’abbraccio è più ampio del previsto: il personale del museo deve aggiungere posti a sedere per fare fronte all’afflusso. Sentimento colto dall’assessore alle Attività formative di Gallarate, Claudia Mazzetti: «È un piacere rivedere questa sala piena. Vedere tante persone, diversamente da quanto accaduto per il Covid, quando le restrizioni limitavano le presenze». L’assessore cita i bandi vinti dal Museo. Una specie di labirinto: il Maga ne sta conquistando a ripetizione. Poco prima di lei, il vicepresidente del Maga, Angelo Crespi, dopo avere portato i saluti della presidente, Sandrina Bandera, riassume: «Ne abbiamo appena vinti tre. Due per fondi fotografici, uno da un milione per interventi sulla sala C». Ampia, un luogo caratterizzante il museo.
A Emma Zanella, direttrice, il compito di riassumere quella che chiama “complessità”. Complessità di relazioni (positive, per esempio con Sea) e di attività (espositive, culturali ed educative). Non a caso cita la maison Missoni, con cui si rilancia il progetto Intrecci. Intrecci#2 ribadisce lo schema della prima edizione: 200 laboratori offerti gratuitamente alle scuole del territorio, fra telai e filati. Luca Missoni: «Non è difficile essere amici del Maga. I ragazzi e le ragazze che hanno partecipato alla prima edizione di Intrecci hanno vissuto un’esperienza che, credo, ricorderanno». Tutti. Qualcuno più di altri: agli autori dei lavori più convincenti “fatti con il filo” e con i telai sono stati assegnati riconoscimenti. Inizi partecipando a un laboratorio, finisci (si fa per dire) con un attestato di Maga e Missoni. Applausi.
Pubblico pronto al bello, fra i colori che scappano e le sorprendenti opere di Ciceri. Si gira. Si riconoscono ancora quelli che sono entrati per la prima volta. Si origlia. E si sente, a più riprese: «Io qui devo tornare».

















