Ci pensate mai a qualche anno fa, a quell'ombra che non se ne va e a quella goccia di vita che manca?
Non c'è nulla di cui essere felici in un giorno come questo, almeno per chi c'era e può dire di esserci ancora dopo il risveglio di quel 29 luglio di tre anni fa in cui, decidendo di andarsene, Fausto Scarpazza costrinse tutti coloro che restarono a convivere con questo vuoto.
Non accettare, pur a distanza di tempo, la mancanza di un amico e di un'eccellenza biancorossa come Fausto, è un modo per averlo ancora accanto. E per rimpiangere quelle discussioni, quei silenzi, quelle bevute, quei rimproveri, quell'orgoglio feroce, quel buio violento e quella luce devastante che lo accompagnava e ci accompagnava, e che adesso, non solo oggi, riemerge e, come vorrebbe forse lui, rompe gli argini.
Dove sei, Fausto?
Lo sai che in via Sanvito, dove ci sembra di rivedere ogni giorno lo striscione della curva ("Un amaretto in tuo onore, che hai vissuto Varese con tanto amore"), è rimasto ormai solo il logo rosso e bianco con la scritta "Il mercatino di Fausto", il tuo nome scritto in grande e, là accanto, più nulla delle biciclette e degli oggetti usati che fino a pochi mesi fa nessuno aveva osato rimuovere, come se facessero parte dello skyline che univa la tua vita alla tua città. Ma se l'apparenza può mutare, la sostanza no.
Il tuo cuore, infatti, è esattamente dove lo hai lasciato, a volte appeso al Sacro Monte, il tuo paradiso, o perso attorno alle rive del lago, batte nelle parole contundenti del Mara, corre all'angolo di piazza Monte Grappa, dove giureremmo di averti visto per l'ultima volta, a guardare da lontano un gruppo di tifosi riunito attorno alla fontana, prima di fuggire via, nel punto più lontano, buio e irraggiungibile.
Un ricordo, anche se fa male, è quello che ci resta di te e, forse, è anche un po' quello che avresti sperato: sai benissimo che non è una goccia di vino quella che ora ci bagna le labbra. È una goccia di vita che manca.





