La Varese Nascosta - 02 luglio 2022, 07:30

LA VARESE NASCOSTA. Quando ci si passava i vestiti in famiglia, non solo in quelle meno abbienti

Nel giorno in cui iniziano i saldi, andiamo alla riscoperta del vero concetto di "riciclo". La testimonianza di Mauro Campi: «Ho indossato per anni vestiti usati dei figli di amici e parenti. Sono nato nel 1954 a Varese, faccio parte della generazione dei “non-comprargli-vestiti-che-ti-passo-quelli-dei-miei-figli“. Sono riuscito ad avere il “mio” primo palettò all’età di 12 anni: un loden verde scuro di cui andavo orgogliosissimo prodotto e confezionato nel Südtirol»

«Sono riuscito ad avere il “mio” primo palettò all’età di 12 anni: un loden verde scuro di cui andavo orgogliosissimo prodotto e confezionato nel Südtirol»: foto tratta dal racconto di Mauro Campi per "La Varese Nascosta"

«Sono riuscito ad avere il “mio” primo palettò all’età di 12 anni: un loden verde scuro di cui andavo orgogliosissimo prodotto e confezionato nel Südtirol»: foto tratta dal racconto di Mauro Campi per "La Varese Nascosta"

Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l'associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda.

Come è scritto nella presentazione del sito dell'associazione nata nel 2015 anche grazie all'indimenticabile Andrea Badoglio, "portiamo alla luce la Varese sotterranea, storica, misteriosa, sconosciuta e nascosta, con le sue tradizioni e origini che si stanno perdendo. Rintracciamola, scopriamola e cerchiamo informazioni su tutta la Provincia".

Oggi, nel giorno in cui partono i saldi, parliamo di riciclo e di quando a Varese ci si passava i vestiti di famiglia in famiglia, non solo in quelle meno abbienti, attraverso un contributo riportato da Mauro Campi.

Sono nato nel 1954 a Varese a nove anni dalla fine della guerra; quindi faccio ancora parte della generazione dei “non-comprargli-vestiti-che-ti-passo-quelli-dei-miei-figli“. Sono riuscito ad avere il “mio” primo palettò all’età di 12 anni: un loden verde scuro di cui andavo orgogliosissimo prodotto e confezionato nel Südtirol.

Finita l’epoca dei patelli (che sono l’equivalente degli odierni pannolini e anch’essi venivano rigorosamente riciclati di famiglia in famiglia per generazioni) era in uso passare i vestiti dei bambini da un bambino all’altro anche nelle famiglie più abbienti; il concetto della moda per quanto riguarda i bimbi, non era neanche minimamente concepito.

Io che ero l’ultimo arrivato nel clan ho indossato per anni vestiti usati dei figli di amici e parenti. Devo dire poi che il più delle volte il mio innato senso estetico non mi consentiva ovviamente di apprezzarli anzi alcuni li detestavo proprio come un palettò marrone a lisca di pesce che girava in famiglia da almeno due generazioni.

Nel ‘67 è nato mio fratello Ale ed è cominciata una nuova era: quella dello “sciupio a tutti i costi” che tanto innervosiva mia madre e con essa sono sorte come funghi le boutiques dedicate ai bambini e al loro abbigliamento.

Si trattava sicuramente di vestiti non sartoriali ma almeno erano alla moda, avevano colori vivaci e soprattutto erano della taglia giusta. Noi invece dovevamo accontentarci del “gusto” e dello stile intramontabile del sarto Guerino (che aveva bottega a Sant'Ambrogio) con le sue flanelle grigie, i suoi blu navy e i suoi bottoni di vero corno e autentica madreperla… una barba e una noia infinita!

Mauro Campi da La Varese Nascosta

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