Cronaca - 01 luglio 2022, 07:27

«Mi portava dietro il locale e mi toccava»: chiesti 9 anni per il cartolaio del paese accusato di aver abusato di due ragazzine

Coinvolte due minorenni che all’epoca dei fatti - tra il 2012 e il 2016 - frequentavano le medie in un paese del Basso Varesotto. Secondo la ricostruzione della parte civile si sarebbe poi passati ai rapporti completi. La difesa mette in dubbio la credibilità delle testimonianze e punta sull’assenza di materiale compromettente e di documentazioni mediche sulle presunte violenze

«Mi portava dietro il locale e mi toccava»: chiesti 9 anni per il cartolaio del paese accusato di aver abusato di due ragazzine

Era il cartolaio con la battuta sempre pronta per il momento in cui i ragazzini della scuola entravano nel suo negozio. Ora è imputato in un processo penale, con l’accusa di violenza sessuale ai danni di due minorenni che all’epoca dei fatti - tra il 2012 e il 2016 - frequentavano le medie in un paese del basso Varesotto.

Il procedimento, in corso in Tribunale a Varese, è giunto alle battute conclusive e dal quadro accusatorio è emerso che l’uomo avrebbe abusato di due studentesse, sia verbalmente - con frasi imbarazzanti - che a livello fisico, con toccatine ma anche con rapporti sessuali. Nel primo caso, direttamente all’interno del negozio; nel secondo, a casa sua e nell’abitazione della presunta vittima. 

Ne parlarono i professori della scuola, sulla base di confidenze ricevute dai genitori, che a loro volta avevano raccolto le testimonianze dai figli. Ci fu così il passaggio da chiacchiere ben oltre il limite della decenza, e dei pettegolezzi tipici da paese di provincia, a fatti che mettono in allarme e vanno dunque verificati, fino ad arrivare a vere e proprie indagini durante le quali le versioni vengono analizzate minuziosamente. 

E da quelle indagini, secondo il pubblico ministero, sarebbero emerse le ricostruzioni precise e coerenti tra loro delle persone offese, ora parti civili nel processo insieme alle rispettive famiglie. «Mi portava dietro il locale, in una specie di sgabuzzino, solo quando non c’erano i clienti, e lì mi toccava. All’epoca ero piccola, non capivo esattamente cosa facesse, ma non era piacevole. Mi faceva venire i brividi». Questa una delle testimonianze agli atti, citata dal pubblico ministero nel corso della sua requisitoria davanti ai giudici del collegio; requisitoria che si è conclusa con la richiesta di condanna a 9 anni di reclusione. «La ragazza - ha aggiunto il pm in riferimento ad una delle due vittime, quella che avrebbe subìto le violenze fisiche più rilevanti - era obbligata a cancellare i messaggi che scambiava con l’imputato, il quale non ha mai fornito la propria versione dei fatti, non si è mai difeso». 

La situazione, tornando all’epoca delle violenze, si aggravò quando l’imputato scoprì che una delle sue prede aveva consumato il suo primo atto sessuale con il fidanzato. E’ a quel punto, secondo l’avvocato di parte civile Marco Antonini, che ha formulato una richiesta risarcitoria di 200.000 euro, che si passò dalle toccate e dal sesso orale forzato ai rapporti completi, che sarebbero avvenuti in larga parte nella abitazione dove viveva la giovane, e dove l’odierno imputato, suo vicino di casa, poteva accedere facilmente grazie alla confidenza che aveva con i genitori della ragazzina e con la ragazzina stessa, che lo considerava un amico. 

Nell’edicola cartoleria, invece, l’atmosfera era spesso scherzosa e il venditore sfruttava la spensieratezza delle studentesse, aspettando il momento giusto per allungare le mani. E’ quanto ha affermato l’altro avvocato di parte civile, Anna Pesenti, descrivendo un comportamento da molestatore che l’uomo avrebbe assunto anche in un altro ambito: da allenatore di una società sportiva locale, dove la sua squadra femminile ad un certo punto domandò alla dirigenza di essere affidata ad un’altra persona, perché le ragazze erano esasperate dalle “abitudini” del coach. 

«Erano esasperate dal fatto che giocavano sempre le stesse», ha ribattuto l’avvocato Fabrizio Piarulli - che con la collega Miriam Antonaci rappresenta la difesa - dando il via ad una lunga arringa, durata più di un’ora: il tempo necessario ad affrontare una serie di aspetti che proverebbero l’estraneità dell’imputato (peraltro già prosciolto in passato dopo un’indagine su presunti abusi ai danni della figlia) rispetto alle pesanti accuse che gli vengono mosse: la credibilità di alcune testimoni («una ragazza disse di aver assistito ad una delle violenze in negozio, ma poi cambiò versione»); l’assenza di materiale compromettente nei cellulari dell’uomo, passati al setaccio durante le indagini; l’inadeguatezza dei luoghi in cui sarebbero avvenute le violenze («gli orari del mio assistito e quelli di una delle presunte vittime non erano compatibili, e difficilmente i due avrebbero potuto incontrarsi a casa, per di più da soli. L’edicola, inoltre, era sotto gli occhi di tutti, ed era molto frequentata»); e ancora, l’assenza di documentazioni mediche in merito alle violenze e l’atteggiamento ambiguo di una delle persone offese, che sui social network era solita chattare con uomini adulti, spacciandosi per una donna sposata. 

E sempre online, la giovane, si era confidata, parlando con un utente delle violenze subite. «Abbiamo diverse versioni di quei fatti - ha precisato infine l’avvocato Antonaci - e in una di queste le toccatine (in negozio, mentre la ragazza si stava allungando per prendere delle caramelle, ndr) vengono descritte come gesti asessuati e involontari. La diretta interessata aggiunge poi che non era riuscita a dissuadere la madre dallo sporgere denuncia». 

La camera di consiglio sarà lunga e complessa - lo ha anticipato il presidente del collegio giudicante, posticipando la lettura del dispositivo alla prossima settimana - per via dei numerosi elementi raccolti nell’istruttoria dibattimentale. Tra questi ci sono anche dei messaggi scambiati da una delle ragazzine con l’uomo ora a processo. «E’ il padre che non ho mai avuto», scrisse un giorno in una delle chat.

Gabriele Lavagno

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