Sociale - 26 giugno 2022, 13:31

Avis: «Qui può chiudere tutto, ma non la solidarietà»

FOTO E VIDEO. L'inaugurazione della mostra a Borsano ricorda l'impegno dei tanti volontari attraverso storia, presente e futuro. La sezione 50 anni fa fu dedicata a Giuseppe Barbaglia, primo donatore e per anni unico. Oggi la guida Alessandro Barbaglia, ma collaborando con il predecessore Pinciroli e tutti i soci

Avis: «Qui può chiudere tutto, ma non la solidarietà»

«Non c'è più la banca, hanno chiuso dei negozi, ma c'è qualcosa che non chiude, a Borsano. La solidarietà». Parole, quelle di don Francesco Ferrante, che fanno brillare gli occhi ai volontari e ai cittadini accorsi alla mostra dell'Avis: nazionale, cittadina - cioè di Busto Arsizio- e infine della sezione rionale, un tuffo nella storia che conduce dritto al futuro. 

Prima, la messa che porta anche alla patronale, nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Già lì ci sono state parole di lode e incoraggiamento agli avisini. Poi, ci si sposta  alato, alla sede dell'associazione, dove la mostra anzi le mostre danno il benvenuto. Perché dentro c'è anche un dono immenso: quello di tutti i francobolli raccolti dall'ex responsabile Luigi Pinciroli, che passa le consegne ad Alessandro Barbaglia per il cinquantesimo compleanno, celebrato con due anni di ritardo per via del Covid. Espressione sbagliata, perché se ora Barbaglia guida la sezione, all'Avis di Borsano si collabora sempre.

Ma prima appunto l'inaugurazione, con messaggi importante da parte dei personaggi sopra citati e della vicesindaco Manuela Maffioli.

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Prende la parola poi la vicepresidente di Avis Maria Maddalena Langè: «Borsano è una sezione molto attiva e fa cultura per la città di Busto con iniziative che riguardano la salute. L'Avis fa un lavoro fondamentale di cittadinanza attiva. Il donatore è quello che dà il suo sangue per creare una continuità».

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Concetti ribaditi dal dottor Vincenzo Saturni, già ripetutamente presidente nazionale di Avis: «Quando si fanno i festeggiamenti, si fa riferimento al passato e spesso ricordiamo i donatori attivi... ma ricordiamo anche tutte le persone che si sono avvicinate e magari non possono più donare per motivi di salute. La disponibilità verso gli altri senza avere nulla in cambio».

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Allora, ecco il cambio di responsabile, che in realtà è appunto un continuare a lavorare uniti. «C'è voglia di lavorare insieme, anzi anticipiamo che il 21 ottobre ci sarà un convegno con il dottor Saturni» osserva Barbaglia.

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Allora si entra nel mondo Avis, anche attraverso le immagini. È nel '70 che viene fondata l'Avis Borsano per organizzare meglio le manifestazioni e le due pubbliche raccolte annue di sangue all'asilo San Giuseppe. Antonio Pizzoli, Giovanni Bandera, Pierino Bigatel e Virgilio Morlacchi si muovono e dedicano la sezione al cavalier Giuseppe Barbaglia, «primo e per alcuni anni unico donatore di Borsano».  Era il cugino del padre dell'attuale responsabile: il passato che corre a chiamare il presente per andare avanti.

Marilena Lualdi

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