Diventa l’occasione di approfondire il concetto moderno di “catena”, applicato al mondo della pizza, l’apertura di Fra Diavolo in via Donizetti a Varese, ufficiale nella giornata di oggi venerdì 1 aprile.
Innanzitutto la storia, diventata presto “varesina” dopo un inizio esclusivamente ligure. Primi due locali a Diano Marina e Alassio, poi - nel 2018 - il subentro nel marchio di Mauro D’Errico, originario di Luino, e Gianluca Lotta: qui Fra Diavolo spicca il volo. Nove pizzerie aperte risalendo in Piemonte, quindi la Lombardia (quella di Varese è la decima in tutto), passaggio di un’espansione che non si fermerà: altri sedici punti vendita in procinto di nascere nel 2022, almeno 40 entro il 2023.
Nel frattempo è arrivata non solo una certa notorietà (l’entrata nella classifica “50 Top Pizza” e l’inserimento tra le migliori 20 catene di pizzerie artigianali di tutto il mondo), ma anche l’interesse di un fondo di investimento (Gesa e Mir Capital) che rende concreto il desiderio di conquistare il mercato italiano e non solo.
D’Errico e Lotta, nella loro Fra Diavolo, hanno cercato una non facile sintesi tra replicabilità del prodotto, alla base del concetto di catena, e rispetto della tradizione, indispensabile quando si parla di un caposaldo dell’artigianalità in cucina come la pizza. E l’hanno trovata “mettendo” l’ingegneria nei processi produttivi. L’impasto viene lavorato in modo centralizzato e con macchinari innovativi che ne consentono la formazione e la conservazione sempre a una medesima temperatura, in modo tale da superare gli ostacoli che la chimica pone alla standardizzazione dello stesso. Al tempo stesso le materie prime sono di alta qualità e il personale che le lavora formato ad hoc e organizzato in un metodo innovativo che - a parità di prodotto - consente di ottenere un decremento di manualità sensibile. Ciò significa meno dipendenti e quindi meno potenziali posti di lavoro? «No, al contrario - spiega D’Errico - meno persone in un singolo punto vendita ci danno la possibilità di aprirne di più e assumere nella pratica più lavoratori: dai 184 addetti di fine dicembre 2021 a maggio arriveremo a 410».
Da tutto questo nasce una pizza “napoletana style”, con tre esclusive tipologie di impasto proposte ai propri clienti (classico, multicereali e al carbone) e accostamenti nel gusto che riprendono anche ricette simbolo della cucina italiana, come l’amatriciana.
Ultimo tratto distintivo è nel concept dei locali: nessuna pizzeria a vista, colori accesi e fusione tra stile vintage e materiali di recupero. Anche qui la replicabilità la fa da padrone, sebbene ogni singolo punto vendita venga personalizzato con un tocco locale. A Varese quel tocco non può che chiamarsi basket, anche in ossequio alla passione di Mauro D’Errico, ex giocatore della Robur.












