Questa la nota di Italexit con Paragone di Varese sull'incontro con militanti e sostenitori della provincia del senatore della Città Giardino.
Questa settimana il primo incontro a Varese di Gianluigi Paragone con militanti e sostenitori della provincia; un incontro che ha fatto seguito al primo gazebo Italexit tenuto in città i contro il green pass a cui seguirà sabato prossimo un secondo sul rincaro ingiustificato delle bollette energetiche e dei carburanti.
Il senatore ha iniziato con l'illustrare quale è il significato del simbolo del partito e cosa è specificato nel primo articolo dello stesso: un no irrevocabile, deciso a questa Europa ed alla sua moneta, un no che significa chiaramente un programma di uscita da queste due realtà in cui la maggioranza degli italiani non si riconosce più in alcun modo.
Parimenti diminuisce ogni giorno il numero di quelli che si riconoscono nel cosiddetto "governo dei migliori" guidato da un personaggio da tutti celebrato come il salvatore dell'euro e che, nella situazione drammatica attraversata dal Paese, non preoccupandosi minimamente degli interessi dell'Italia, non accetta uno scostamento di bilancio per dare sostegno e ossigeno al mondo delle imprese che di questo hanno disperatamente bisogno.
Il presidente del "governo dei migliori" sa di non potersi presentare col cappello in mano in questa Europa governata dalla finanza perché consapevole di essere un fedele servitore di questa realtà che ci sta portando al disastro nonostante tutti i miliardi del tanto esaltato Recovery fund, miliardi di cui, fra l'altro, non si è ancora visto un solo euro.
Il Recovery fund, sbandierato come un intervento mai visto prima e che renderà l'Europa "più verde, più digitale, più resiliente" imporrà due linee fondamentali di intervento che risulteranno devastanti per l'Italia: sostegno esclusivo alle cosiddette energie pulite e digitalizzazione del Paese.
Con l'impegno assurdo e irresponsabile di arrivare alla totale eliminazione delle emissioni di anidride carbonica entro un ventennio si porterà alla scomparsa di comparti industriali di eccellenza per l'Italia, basti pensare al mondo dell'automotiv dove la meccanica di precisione e d'avanguardia sviluppata nella regione per eccellenza dei motori, verrà sostituita da una semplice batteria che fra l'altro non produciamo: ci sarà così un semplice trasferimento di risorse verso altri paesi senza alcun vantaggio per l'Italia.
Per quanto riguarda la digitalizzazione, di cui la prima avvisaglia si è avuta col green pass sanitario, si procederà ad una ulteriore limitazione delle libertà arrivando anche a quella del reddito per cui ad esempio il mancato pagamento di una multa o di una imposta porterà al blocco del conto corrente: in questo si procederà per gradi vista l'assenza pressoché totale di reazioni degli italiani alle imposizioni spesso assurde ed immotivate del green pass sanitario.
Questo e altro è da mettere in conto ad un'Europa irresponsabile che si è allargata ai paesi dell'est senza preoccuparsi delle loro economie e dei relativi regimi fiscali rendendo così inevitabile la fuga delle nostre migliori attività verso paesi dove il costo della mano d'opera è un decimo della nostra e le condizioni economiche offerte sono incomparabilmente migliori.
Per non parlare poi della vera e propria demolizione della nostra agricoltura con le demenziali quote latte che ci hanno fatto chiudere centinaia di allevamenti e letteralmente inondare dal latte tedesco, con la riduzione impostaci delle superfici coltivate a grano (solo adesso ci accorgiamo che ci verrà a mancare il grano russo e quello ucraino e che ci resterà solo quello geneticamente modificato delle multinazionali americane e canadesi); per non dimenticare poi i vari "nutriscore", la coltivazione degli insetti come cibo del futuro e la contemporanea messa al bando dei nostri vini, salumi e formaggi perché dannosi alla salute.
Da ultimo, riferendosi al conflitto russo ucraino, il senatore Paragone si è nettamente dissociato dalle iniziative del nostro governo che, con l'appoggio incondizionato e l'invio di armi all'Ucraina, si è bruciato anche quei margini di conciliazione che erano patrimonio della nostra politica; margini ridotti, visto che abbiamo perso totalmente la nostra libertà decisionale a livello internazionale, ma che si erano dimostrati utili in altre occasioni.




