«I migliori anni della mia vita li ho passati a Varese, una città bellissima con dei tifosi unici. Unico neo: la pioggia, ma mi dicono che oggi non è più così. Maroso per me è stato un padre. Ai biancorossi e a questa città che porto nel cuore auguro di tornare presto in serie B, casa e destino del Varese»: sono parole e musica di Sergio Taddei, biancorosso non solo dal 1976 al '79 ma in eterno.
Taddei nasce a Tavarnelle Val di Pesa (Firenze) il 24 novembre 1954. Giovanissimo inizia a giocare nella squadra del suo paese, anche perché il campo è a 300 metri da casa. A 14 anni fa il suo esordio con la squadra del paese in Promozione, giocando sotto un altro nome per problemi anagrafici. Viene subito scelto da alcuni osservatori del Torino, dove inizia la trafila nelle giovanili, sino ad arrivare nella fortissima Primavera granata insieme a compagni del calibro di Garella, Mozzini e Zaccarelli, che in seguito saranno grandi torinisti. Esordisce in serie A il 13 maggio 1973 con il Cagliari. L’ anno successivo viene mandato in prestito al Novara in serie B per passare poi al Verona e all'Avellino. Nel 1976 eccolo a Varese per vestire i colori biancorossi sino al 1979, quindi il trasferimento alla Sambenedettese e la chiusura della sua brillante carriera nel Pescara nel 1982.
Ricordi con i colori biancorossi?
I migliori anni della mia vita. Varese è una città bellissima, mi sono subito trovato benissimo, conoscendo amici e compagni di squadra straordinari, con cui accora adesso sono in contatto. Ero innamorato sia della città che dei tifosi, ma ero particolarmente attratto dal magnificenza dei suo verde e dei laghi. Unico difetto: allora pioveva spesso, cosa che adesso mi dicono non succeda. Al Varese sono arrivato grazie a Riccardo Sogliano, ho trovato un uomo straordinario come mister Maroso a cui devo molto: per me come per molti miei compagni è stato un padre, sempre pronto a dare consigli preziosi. Ma anche di Eugenio Fascetti conservo un buonissimo ricordo.
Lei è stato allenato da sergenti di ferro: ce li racconta?
Sì, ma non esageriamo. Eugenio Fascetti, Aldo Agroppi e Peo Maroso sono stati allenatori straordinari con caratteristiche diverse. Tutti pretendevano il massimo, tanta disciplina e ancor più impegno. Erano persone umane e sincere che ci mettevano la faccia. Poi, magari, tante volte sembravano dei duri, ma alla fine erano dei grandi leader carismatici.
Qualche ricordo speciale dei tuoi ex compagni biancorossi?
Uno mi lega in particolare a Giampaolo Montesano, di cui sono stato anche testimone di nozze. Una sera mentre eravamo in villa dove alloggiavano i single, io ed un altro amico avevamo concordato una piccola "fuga", ovviamente all'insaputa di mister Maroso, per andare a Campione a farci "un giro". Quel furbetto del "Monte" ci scoprì e e volle unirsi al gruppo, minacciandoci di fare la spia al mister nel caso lo avessimo lasciato a casa. Arrivammo al confine di Gaggiolo solo per scoprire che il "ragazzino" non aveva con sé i documenti. Per evitare di tornare ala base, nascondemmo Paolino nel baule varcando il confine. Che rischio, e che errore... beata gioventù.
Quali sono i calciatori più forti con cui ha giocato?
Ho giocato con Zigoni, Nobili, Chimenti, Domenghini, tutti erano forti. Ho giocato con Ramella, il più furbo in area di rigore. Ma il più forte per me è stato Montesano: era uno spettacolo nel dribbling. Pensi che anche un marcatore storico come il compianto Bellugi non riusciva a fermarlo. Era una furia umana, un vero e geniale talento naturale.
Parliamo del Varese di oggi.
Seguo il campionato, mi auguro che ritorni in fretta in serie B. La società ha storia e tradizione, oltre a una tifoseria straordinaria: merita almeno la serie B. Sono costantemente in contatto con i miei ex compagni di squadra che mi aggiornano su tutto. Vorrei approfittare di questa occasione per salutare Stella, moglie del compianto amico Doto.
Cosa fa adesso Sergio Taddei?
Seguo le partite da tifoso. Ho chiuso il mio negozio di orologeria perché sono andato in pensione, però questa passione la coltivo ugualmente. Sapete da quando mi sono innamorato di orologeria?
No, ci dica.
Accadde quando ero a Varese. Andavo spesso in Svizzera, e lì mi sono appassionato. Poi è diventato un lavoro e adesso un hobby.
...Forza biancorossi, forza Varese: parlare di questa città è come parlare del mio paese poiché ho da sempre un legame affettivo, emotivo e di riconoscenza con Varese e i suoi biancorossi.






