Un uomo, un rivoluzionario, un innovatore.
E un mecenate dello sport come mai prima e mai dopo di lui. La chiave definitiva, tra le molteplici di un personaggio che ha fatto la storia d’Italia, per portare la figura di Giovanni Borghi sul “palco” del Panathlon Club Varese, nella serata conviviale che ha segnato la prima uscita del nuovo presidente Felice Paronelli.
A raccontare il Cumenda il figlio Guido, in una felice e delicata commistione tra pubblico e privato. E poi il narratore per antonomasia dello sport varesino, il giornalista Vito Romaniello, caporedattore di LaPresse. E infine il “tocco” di Gianni Spartà, di Borghi autentico biografo.
Due ore e mezza imperdibili per i soci (tra cui il Presidente della Camera di Commercio di Varese Fabio Lunghi, Toto Bulgheroni e il giornalista Luca Broggini) che si sono riuniti al Tondino, ospiti di Guido Borghi. L’architrave narrativa è stata un video. Più che un video, un sogno messo su byte, fatto da Vito Romaniello nel momento più difficile della sua vita, durante quei lunghi giorni di sospensione tra la vita e la morte trascorsi all’ospedale di Circolo dopo aver contratto il Covid a marzo 2020. Invece di una fine, un nuovo inizio: l’uscita dal coma, la ripresa, la rieducazioni rapida e inesorabile e i primi passi di rinascita consumati sulle strade di Giovanni Borghi, a rendere plastico un progetto nato da un dialogo con Guido prima della malattia e poi, appunto, quel sogno incredibile.
Dalla Milano, dove si trovava l’officina meccanica di Guido Borghi, padre di Giovanni, bombardata nell’ultima fase della Seconda Guerra Mondiale, a Comerio, approdo di salvezza per l’intera famiglia. Qui l’incipit della grande epopea: nasce l’Officina Elettrodomestici Ignis, che alimenterà i bisogni dell’Italia della ricostruzione. Fornelli da cucina e poi l’intuizione dei frigoriferi: è il boom. Che sfocia nello sport grazie a una seconda e innovativa intuizione: legare il nome e l’immagine dell’azienda alle sponsorizzazioni. Ciclismo, pugilato, basket, calcio, canottaggio e tanto altro: tra le immagini passano i volti e le parole di grandi campioni, da Alessandro Mazinghi a Dino Meneghin, da Pietro Anastasi a Peo Maroso, da Aldo Ossola a Manuel Raga e Bob Morse; e poi ancora i “passi” di Vito: al Lino Oldrini, casa di un’armata cestistica che ha conquistato l’Europa e il mondo, e al Franco Ossola, dove il Varese si prese il lusso di far cadere tutte le squadre più forti d’Italia conquistando il 7° posto in Serie A come punto più alto della sua storia.
Il lavoro di Romaniello ha dato il la ai ricordi parlati. Quelli di Spartà, sul genio imprenditoriale, sulla Fiat e l’America come stelle polari e su aneddoti incredibili come la volta in cui l’aereo personale del Cumenda si alzò in volo per salvare delle rondini.
E quelli di Guido, con uno sguardo sul Giovanni Borghi uomo e su quelle doti che lo hanno fatto amare da dipendenti e sportivi. «Riusciva a convincere le persone a diventare o tornare campioni». Anche qui una sequela di storie inedite e appassionanti, come i retroscena su Liedholm, su Bettega e sulla vendita di Pietro Anastasi, destinato all’Inter ma finito alla Juventus grazie a un’intesa diretta tra Borghi e l’avvocato Gianni Agnelli, il quale pagò al primo 300 milioni in compressori, necessari alle sue imprese.




