Cronaca - 28 gennaio 2022, 15:22

Citofonate misteriose nel cuore della notte: quarantenne di Lozza a processo per stalking

Le insistenti attenzione nei confronti dell'ex moglie sono costate all'uomo un'accusa in tribunale. A denunciarlo i vicini di casa esasperati e angosciati da quei continui episodi nel cuore della notte

Citofonate misteriose nel cuore della notte: quarantenne di Lozza a processo per stalking

Era un uomo distrutto, perso davanti al declino del proprio matrimonio. Oggi è a processo presso il tribunale di Varese, con l’accusa di stalking. Gli atti persecutori che gli vengono contestati non riguardano però direttamente il tormentato rapporto con quella che ora è la sua ex consorte. 

E’ stata infatti una coppia, amica della donna, a denunciare l’odierno imputato, un quarantenne di Lozza. Non ne potevano più, marito e moglie, di svegliarsi a notte fonda con il cuore in gola, di soprassalto, dopo aver sentito il suono del citofono. 

E il citofono suonava spesso, tra il 2017 e il 2018, periodo in cui sono avvenuti i fatti, tanto che l’ipotesi dello scherzo di cattivo gusto, messo in atto magari da qualche ragazzino, fu scartata quasi subito. 

«Succedeva di continuo, ero terrorizzata, soprattutto quando mi trovavo a casa da sola con i bambini. Finivo per chiamare i carabinieri». Lo ha raccontato in aula, durante l’ultima udienza, una delle due persone offese. La testimone, una quarantaduenne, non si è costituita parte civile, a differenza di un’altra donna, di quarantanove anni, vicina di casa dell’imputato. Anche lei vittima del medesimo comportamento: qualcuno, senza farsi vedere, raggiungeva il suo cancello e si attaccava al citofono. 

Le due all’epoca dei fatti non si conoscevano, ma conoscevano entrambe quella donna in via di separazione dal compagno. La più giovane, in quanto sua cara amica; l’altra come inquilina del piano sopra. Scoprirono di avere in comune quell’inquietante problema e decisero di rivolgersi alle autorità. 

A loro, invece, si era rivolto il quarantenne, presunto stalker, disperatamente in cerca di aiuto affinché qualcuno convincesse la moglie a ripensarci, a dargli una possibilità per aggiustare la loro relazione, anziché chiuderla. «Venne da noi a cercare aiuto - ha ricordato la testimone - minacciando di togliersi la vita se non gli avessimo dato una mano». Era il 2017, prima che quella lunga serie di bruschi risvegli arrivasse a guastare la quotidianità della coppia. E in particolare della quarantaduenne, che in seguito si trovò ad affrontare crisi d’ansia e attacchi di panico.

Un’esperienza che ha lasciato il segno, e tutto a causa dell’impossibilità di intervenire nella vita privata di un’altra persona, di influenzare i suoi pensieri e orientare i suoi sentimenti. Questa, almeno, è la tesi delle persone offese. Quell’uomo solo e disorientato avrebbe cercato di fargliela pagare, di punirli per la loro “indifferenza”. 

«Un giorno si appostò fuori dall’ufficio di mio marito - ha aggiunto infine la testimone - e poi scappò. Provammo a chiamarlo per dirgli di smetterla ma lui si rese irreperibile». Quello fu l’ultimo episodio prima della denuncia, ma anche l’unico in cui il quarantenne venne effettivamente visto. Sarà uno dei carabinieri che si sono occupati del caso a chiarire davanti al giudice i passaggi più rilevanti delle indagini e gli elementi riguardanti l’imputato. L’operante verrà ascoltato durante la prossima udienza, prevista per la fine di aprile.

Gabriele Lavagno

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