Cronaca - 26 gennaio 2022, 06:30

Varese, cittadinanza alla Segre: in Tribunale la ricostruzione del blitz dei Do.Ra

In Aula Alessandro Limido ha ricostruito l'episodio del novembre di due anni fa e la tensione a Palazzo Estense tra i militanti della Comunità dei Dodici Raggi e le forze dell'ordine

Le auto della polizia davanti a Palazzo Estense la sera del 4 novembre 2019

Le auto della polizia davanti a Palazzo Estense la sera del 4 novembre 2019

«Siete tutti dei pezzi di m…, a partire dal vice questore. Se volete denunciatemi». E la denuncia arrivò puntuale per Alessandro Limido, il 42enne presidente di Do.Ra. (Comunità dei Dodici Raggi), che la sera del 4 novembre 2019 non prese bene il divieto di accedere all’aula consiliare del Comune di Varese, dove era in programma la cerimonia per il conferimento della cittadinanza onoraria alla senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz quando era solo una ragazzina. 

Le forze dell’ordine, davanti alla sala quasi al completo, avevano scelto la “via della cautela” per evitare eventuali problemi di ordine pubblico che avrebbero potuto sorgere dalla presenza di Limido e di una decina circa dei suoi militanti.

«Eravamo lì per assistere in modo pacifico alla cerimonia, come avevo spiegato telefonicamente al vice questore quello stesso giorno - ha spiegato Limido in tribunale a Varese, durante l’ultima udienza del processo legato a quei fatti, nell’ambito del quale il presidente dei Do.Ra. deve rispondere del reato di oltraggio a pubblico ufficiale -. Gli avevo dato la mia parola. Se avessimo saputo che non ci avrebbero fatti entrare, non ci saremmo nemmeno presentati». 

Invece, stando alla versione fornita davanti al giudice dal quarantaduenne, i militanti scoprirono soltanto in piazza, fuori dal municipio, di essere degli ospiti sgraditi. «L’evento stava per iniziare - ha ricordato in dibattimento, nel corso della sua deposizione, il vice ispettore della Digos che era in servizio quella sera -, quando alcuni cittadini uscirono dalla sala, attirati dalle urla e dal capannello che si era formato tra noi e i militanti». 

A quel punto ci fu una breve trattativa tra le parti. Ai Do.Ra fu proposto l’accesso di una delegazione formata da due membri del gruppo. «Non entriamo sotto scorta come dei carcerati» fu la risposta di Limido e dei suoi: o tutti o nessuno. 

Poi il faccia a faccia tra il capo dei militanti e il vice questore vicario Leopoldo Testa. «Non nego quelle frasi - ha aggiunto Limido rispondendo alle domande delle parti - sono state pronunciate in un momento di rabbia. Mi spiace di essermela presa con tutte le forze dell’ordine, quando in realtà stavo discutendo soltanto con una persona», dalla quale l’odierno imputato si sentì «provocato e offeso» durante il battibecco partito con il divieto di prendere parte all’evento. A maggio si tornerà in aula per le conclusioni, poi arriverà la sentenza.

Gabriele Lavagno

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