Varese - 22 gennaio 2022, 11:50

«Tu ascoltavi il rumore dell'aria per capire se eri vivo, io dal coma guardavo lo sguardo degli altri»

Vito Romaniello, 24 giorni di coma e 87 d'ospedale causa Covid, scrive a Massimo Maurizio Cannavò, chirurgo di Varese tornato al lavoro al Circolo dopo un anno di battaglia contro il virus: «Se avrai dubbi nei tuoi passi, guardati allo specchio e ricordati di quando il tuo sguardo rassicurante e deciso salvava la vita a persone come me o al giovane Mattia»

Massimo Maurizio Cannavò insieme a Mattia, il ragazzo di 17 anni salvato all'ospedale di Cremona, e Vito Romaniello: vite piegate ma non spezzate dal Covid

Massimo Maurizio Cannavò insieme a Mattia, il ragazzo di 17 anni salvato all'ospedale di Cremona, e Vito Romaniello: vite piegate ma non spezzate dal Covid

Vito è rimasto in coma 24 giorni in quell'ospedale di Varese dove Massimo è tornato al lavoro in queste ore dopo un anno di vita sospesa. Vito, come Massimo, all'inizio ha combattuto il Covid in prima linea, anche se su fronti diversi: uno dal letto della terapia intensiva attaccato a una macchina, l'altro da medico in prima linea accorso in aiuto all'ospedale di Cremona dove c'era un disperato bisogno di medici per curare ragazzi come Mattia, 18 anni, due settimane di coma a cui il chirurgo varesino salvò la vita.

Vito ha iniziato una battaglia personale che Massimo ha chiuso soltanto ora, dopo un 2021 di lotta a quello stesso nemico e alle sue conseguenze peggiori da cui riuscì a proteggere il giovane Mattia che poi, nel momento più duro, gli disse: «Dottore, tu mi hai salvato la vita. Adesso tocca a te».

Vito e Massimo dicono e fanno le stesse cose, usano le stesse parole
. Difendono le nostre vite prima che le loro, pur in pericolo, anche grazie agli affetti dei loro cari («Mio figlio, 13 anni, quando partii per Cremona - dice Massimo - mi infilò in tasca un cuore di carta con scritto "ciao papi, mi manchi tanto ma so che lì stai dando molto aiuto ai pazienti. Un bacio"). Stessa tempra ma anche stessa paura e stessa seconda possibilità di riconquistare il proprio lavoro e la propria quotidianità, anche se forse non sarà più la stessa di prima, o forse sarà anche migliore.

Oggi, di fronte alle parole che Massimo Maurizio Cannavò, riallacciatosi il camice da pochi giorni per tornare al quarto piano del Circolo, ha detto al Corriere della Sera («Mi sono contagiato in corsia a fine 2020, cinque giorni prima che arrivassero i vaccini, la febbre a 40 che non passa. Il 2 gennaio mi sveglio e mi manca il respiro, il 5 ci riprovo: fame d'aria. Mi rivedo in tutti i pazienti che avevo curato. Per mesi non ho dormito: attaccato all'ossigeno, giorni e notte contavo i respiri. Quando stai così male non sei sicuro di riuscire a fare il respiro successivo. Sei concentrato su quello: stai zitto e ascolti l'aria»), Vito Romaniello dice: «Il destino è scritto nei nomi. Vito non voleva abbandonare la vita, Massimo era un gladiatore».

«Leggendo la tua storia - dice Vito a Massimo attraverso VareseNoi - mi è venuta una morsa allo stomaco e ho rivissuto la mia esperienza. Parole incredibili come quelle sul "rumore dell'aria" spiegano come una cosa che dai per assodata e non vedi, quando manca, è la cosa meno scontata e più importante del mondo. Caro Massimo, se posso permettermi di darti un consiglio da parte di chi ci è già passato, ti dico di rientrare a mente libera nel "tuo" ospedale come ho fatto io quando ho ripercorso quei corridoi dove mi hanno permesso di vivere una seconda vita per andare a trovare il professor Paolo Servegnini. Quei corridoi mi hanno ricordato i giorni del coma in cui vedevo quello che succedeva attorno, come se stessi vivendo in un sogno, esattamente allo stesso modo in cui tu stavi zitto e provavi ad ascoltare l'aria perché, finché riuscivi a farlo, significava che eri vivo. Ho rivisto quei corridoi, quei tuoi colleghi che mi hanno salvato e, probabilmente, anche te con quello sguardo deciso e rassicurante».

«Se dovessi trovare qualche dubbio nei tuoi prossimi passi, come li ho trovati io - conclude Vito con alcune indimenticabili parole rivolte a Massimo - guardati allo specchio: rivedrai quello sguardo fermo e rasserenante con cui incrociavi il mio, o quello di Mattia, aiutandoci. Poi canterai con me "Vado al Massimo" e vedrai che, alla fine, tutto torna».

Andrea Confalonieri

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