Politica - 15 ottobre 2021, 21:10

VIDEO - Galimberti chiude in piazza Monte Grappa: «Varese non deve tornare indietro. Martedì mattina noi al lavoro»

Il sindaco uscente e candidato del centrosinistra ha concluso il viaggio pre-elettorale davanti a qualche centinaio di sostenitori dopo il tour dei quartieri: «Ormai tutti si sono accorti della differenza tra noi e loro. Io indipendente, dall'altra parte c'è solo Salvini. Siamo avanti e solo grazie a quello che abbiamo fatto»

VIDEO - Galimberti chiude in piazza Monte Grappa: «Varese non deve tornare indietro. Martedì mattina noi al lavoro»

«Io in questi anni ho dimostrato indipendenza da tutti i partiti, compreso il mio. Dall’altra parte invece il vero candidato sindaco è Matteo Salvini».

E ancora: «Tornare alla Lega sarebbe estremamente pericoloso: Varese non se lo può permettere. La differenza tra noi e loro ormai è chiara a tanti».

Punta tutto sulla diversità tra “noi e loro” Davide Galimberti nel suo discorso di chiusura campagna elettorale. Ad accoglierlo in piazza Monte Grappa a sintesi dell’ennesimo giro tra i quartieri cittadini qualche centinaio di persone, mischiate tra le bancarelle del venerdì sera.

C’è determinazione nelle sue parole, quella già mostrata diverse volte in questa campagna elettorale. E c’è anche tanta “politica”, quasi a voler rispondere a Bianchi-Salvini - riuniti a pochi metri di distanza, in piazza del Garibaldino - con le loro stesse armi: «All’ippodromo, un mese e mezzo fa, in quella che molti mi dicono essere stata la manifestazione elettorale più riuscita della storia varesina, dissi che sarebbero venuti tutti i leader del centrodestra e così è stato… Ma cosa sanno della città di Varese loro? E perché noi non abbiamo chiamati i nostri leader nazionali? Perché a noi bastano i varesini, che sanno raccontare cosa abbiamo fatto e cosa loro vogliono nell’interesse della propria città. I contatti con le istituzioni regionali e governative ed europee noi li abbiamo solo quando ci sono i progetti da mandare avanti, non per strappare i consensi e per parlare a Varese di temi nazionali. Ma non mi sorprendo: Varese per loro è l’ultimo baluardo».

E la provocazione, già usata altre volte: «Il candidato sindaco del centrodestra è stato Matteo Salvini: ma quante volte è venuto a Varese?».

Poi un bilancio degli ultimi due mesi: «Siamo andati casa per casa, quartiere per quartiere con i nostri candidati che sono stati straordinari. Abbiamo raccontato cosa abbiamo fatto e il nostro disegno di città sulla base dell’esperienza che abbiamo maturato. E tutti ci hanno detto che hanno fiducia in noi, che abbiamo credibilità, che abbiamo mantenuto le promesse. La partita che la città di Varese dovrà giocare nei prossimi 5 anni è decisiva ed è fondamentale proseguire con la stessa metodologia e con la stessa capacità di acquisire risorse».

La Lega e gli avversari continuano a ricorrere nei pensieri dell’ultimo giorno: «Al primo turno abbiamo ottenuto un risultato straordinario e storico: abbiamo dato una batosta alla Lega che non si è mai vista. E la differenza tra noi e loro in queste due settimane è emersa in maniera ancora più chiara: loro vogliono tornare indietro, vogliono bloccare tutto, questo è il loro programma e questo Varese non se lo può permettere. Perché in gioco, e sono invece i nostri obiettivi, ci sono le infrastrutture, il completamento dei servizi, la riqualificazione delle scuole, l’occupazione, portare in città attività produttive che diano nuove prospettive».

Galimberti cita l’ex sindaco Raimondo Fassa: «Ha detto che a Varese è per la prima volta avanti il centrosinistra, ma questo è avvenuto non sulla base di un cambio ideologico, ma solo perché noi abbiamo saputo convincere i varesini. È il verbo “fare” che fa la differenza. La Caserma Garibaldi è l’esempio più lampante».

E infine: «Anche chi ha votato Salvini al primo turno si sta accorgendo di quanto siamo diversi: Varese è Varese e non può essere in alcun modo utilizzata per altri fini e altri scopi. Da martedì mattina saremo al lavoro per cogliere le opportunità che arriveranno».

Fabio Gandini


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