Politica - 01 ottobre 2021, 09:40

«Mi ricandido per portare avanti un sogno: costruire una Varese che i giovani non lascino più»

L’assessore uscente Francesca Strazzi racconta le motivazioni che l’hanno spinta a proseguire nel lavoro svolto e a fondare, insieme alle colleghe Perusin e Buzzetti, la lista PratiCittà: «Votarci significherà votare un ulteriore cambio di passo per questa città»

«Mi ricandido per portare avanti un sogno: costruire una Varese che i giovani non lascino più»

«Ho un sogno, da amministratrice e da cittadina. Amo Varese, ma sono anche una mamma che ama i suoi figli: se un giorno volessero allontanarsi da qui, io forse sarei spinta a seguirli. Quel giorno, però, vorrei che non arrivasse mai e quindi sono pronta a lavorare con tutta me stessa affinché Varese diventi così attrattiva per i giovani da convincerli a costruirvi la propria vita, la propria carriera e la propria famiglia».

Se ci sono parole in grado di scolpire nella roccia il rinnovato impegno di Francesca Strazzi nell’agone dell’amministrazione cittadina, non possono che essere quelle appena riportate. A formalizzarle, la sua ricandidatura a sostegno di Davide Galimberti, della cui giunta è assessore uscente. 

Ma quello di Strazzi non è un semplice “riproviamoci”: insieme alle colleghe Ivana Perusin e Cristina Buzzetti si è adoperata per mesi nell’edificazione del contenitore - di programmi, di idee, di futuro - adatto a riprovarci. Si chiama Davide Galimberti sindaco-Varese PratiCittà: «Ed è una lista - spiega Strazzi - che si basa su dei pilastri ben riconoscibili: la competenza, l’esperienza accumulata nei nostri rispettivi ambiti in questi cinque anni di amministrazione, l’ascolto dei cittadini e l’impegno a risolvere velocemente i problemi, cogliendo i reali bisogni della gente. Io, Ivana e Cristina abbiamo formazioni e impostazioni diverse: Ivana è manageriale, Cristina è molto pragmatica e aiuta a tracciare il confine tra sogni e realtà, io ci metto l’empatia e la malleabilità che deve nascere dall’ascolto. Insieme diventiamo complementari».

PratiCittà vuole essere un nome teso a  rimarcare un’identità forte, anche di metodo e di approccio: «Lo studentato che sorgerà a Biumo Inferiore ne può essere un esempio. La decisione di costruirlo in quel determinato luogo non è nata per caso: prima c’è stata la ricognizione degli immobili comunali, poi lo studio delle caratteristiche dei vari quartieri, criticità comprese, infine quello dell’impatto che la nuova struttura avrebbe potuto avere e il confronto con gli studenti. Insomma: nessuna proposta viene calata dall’alto. Votare PratiCittà significherà quindi votare un ulteriore cambio di passo su certe dinamiche, dando a noi che ne facciamo parte la possibilità di completare il lavoro che abbiamo iniziato in questi anni e di raggiungere nuovi obiettivi».

Quali obiettivi lo si rinviene direttamente dal programma di PratiCittà e da quel cerchio che l’assessore uscente ha iniziato a tracciare nelle sue specifiche partite e che ora vorrebbe chiudere. Giovani in primis: «L’amministrazione Galimberti ha governato “normalmente” la città per tre anni e mezzo, poi ci siamo trovati a gestire un contesto di crisi gravissima, che ci ha portato a rimodulare idee e proposte. La pandemia, però, ha dettato anche l’opportunità di guardare concretamente al futuro: noi allora l’abbiamo fatta diventare ascolto dei varesini e progettualità, grazie alla certezza dei fondi del PNRR. La nuova Varese offrirà un nuovo modo di vivere alle famiglie e ai giovani, per favorire i quali sono  - per esempio - a mio giudizio indispensabili i progetti di social housing integrato. Si tratta di concedere ai ragazzi che cercano un’autonomia un’abitazione a locazione più bassa della norma ma a fronte di servizi che essi possono svolgere per la comunità. Non è una “roba da sinistra”, come viene tacciata, ma una mentalità di sviluppo di una città a misura di giovane che si può ritrovare nei Paesi del nord Europa e anche altrove in Italia. E dalla quale prendere esempio».

E poi i quartieri. O i rioni. O le castellanze. Perché c’è differenza tra uno e l’altro: «Le castellanze sono gli ex comuni (come per esempio Bobbiate e Masnago) caratterizzati da una forte identità, resistita nel tempo. I quartieri sono agglomerati nati per necessità abitative, i rioni - infine - rappresentano i nuclei abitativi più piccoli, più ristretti. Queste diversità rilevano per un’amministrazione che deve pensare al domani». E al benessere di ciascuno: «Che poi è uno dei cinque punti fondamentali del nostro programma. Puntare al benessere dei quartieri non significa ragionare solo in termini di urbanistica, ma anche di vitalità e attenzione agli spazi sociali degli stessi, perché con la pandemia sempre più persone hanno imparato a vivere il luogo in cui abitano. Il tour che abbiamo fatto in campagna elettorale è servito allora per comprendere le priorità di ogni zona e delle persone che le vivono, così come a immaginarne il futuro, tenendo conto di ogni priorità e peculiarità in una visione complessiva che vada dalle grandi opere a quelle più piccole».

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