Basket - 22 settembre 2021, 18:27

Ecco Luis, l’ad: «Varese ha bisogno di rincontrarsi con la sua storia»

Presentato oggi il nuovo amministratore delegato della Pallacanestro Varese. Marketing, analisi dei numeri, sviluppo dei giocatori e, sì, l’intenzione potrebbe anche essere quella di acquistare le quote: il piano sarà quinquennale. «Cercherò di imparare ogni giorno»

Ecco Luis, l’ad: «Varese ha bisogno di rincontrarsi con la sua storia»

Un progetto a medio termine, di cinque anni. Con tre capisaldi: il marketing, l’analisi dei numeri e il player development, oltre a un’analisi del front office per capire cosa migliorare al suo interno. In più la due diligence, già in corso e con tempi da definire. Perché sì, all’orizzonte potrebbe anche esserci un impegno economico.

Questo in sintesi sarà il programma di lavoro di Luis Scola, il nuovo amministratore delegato della Pallacanestro Varese. La veste della seconda vita dell’argentino è stata presentata oggi a Villa Calmia a Galliate Lombardo, presente tutto l’estabilishment biancorosso.

Camicia nera, forma ancora smagliante («mi alleno e mi allenerò tutti i giorni»), emozione (forse più che nel primo giorno da giocatore biancorosso, più di un anno fa), idee chiare, voglia di spiegare ma non tutto («alcuni dettagli li terremo per noi»), Scola e il presidente Marco Vittorelli per mezz’ora hanno delineato il futuro del club nato il 1° agosto 1945: «Fin dal primo momento - ha detto Vittorelli - con Luis abbiamo condiviso i valori e oggi siamo orgogliosi entri nella famiglia del cda. Che verrà allargato: la sua non sarà una sostituzione, ma un’aggiunta. Vogliamo portare avanti con lui i progetti di sviluppo del nostro sodalizio».

«Sono molto felice di essere qui - ha invece esordito Scola - Sono arrivato un anno fa per giocare e poi ho parlato tanto con Toto e Marco e abbiamo immaginato questo progetto: Varese è una società bellissima in una città bellissima: c’è tutto per lavorare bene anche fuori dal campo».

A chi gli chiede “perché ancora Varese”, Scola risponde così: «Perché ne ho conosciuto la storia. E questa società ha bisogno di rincontrarsi con la sua storia, anche se i tempi oggi sono cambiati».

La seconda domanda è su un’altra questione molto dibattuta: il suo ingresso nelle quote della srl. «I dettagli rimarranno privati - replica l’ex campione - ma sì, stiamo facendo delle due dilingence che richiedono tempo, e quindi l’accordo con la società è stato quello di iniziare subito a lavorare, poi vedremo cosa accadrà». Insomma, l’intenzione sembrerebbe esserci.

Ma come inizierà questa avventura? Di certo piano: «Sarà un progetto di 5 anni, perché in meno tempo è impossibile cambiare le cose. Per questo primo anno nulla verrà modificato, cercheremo di capire le problematiche più importanti e mettere a punto il progetto in sé. L’anno prossimo inizierà la sua esecuzione, poi - entro tre quattro anni - arriveranno i risultati». Lo conferma anche il presidente: «Sarà un piano a medio termine e abbraccerà la società a 360° gradi». Anche la squadra: «Che ora è fatta e va bene così - ribadisce Luis - vedremo se ci saranno infortuni o problemi se sarà il caso di intervenire».

«L’aspettativa è innanzitutto quella di imparare, come ho fatto in tutta la mia carriera da giocatore fino all’ultimo giorno. I miei modelli? L’Nba, ovviamente, tutto il mondo dovrebbe guardare a lei. E poi l’Eurolega e, qui in Italia, l’organizzazione dell’Olimpia Milano».

Nello specifico saranno tre le cose da copiare dal mondo professionistico americano: «Una è il marketing - spiega in nuovo ad - anche se lì la fan base è ovviamente enorme e qui no. La seconda sono le analytics, le analisi dei numeri, che devono essere alla base di ogni decisione. La terza è il player development, che qui si traduce anche in un’estrema cura del settore giovanile, che è fondamentale per fare bene in Europa». E poi «fare un passo in avanti su tutto, anche sulla ricerca sponsor».

Le ultime battute sono su quella pallacanestro giocata che fino a un mese fa è stata la sua vita più fulgida: «Non lo sapete? Giocherò ancora - scherza Luis - Mi allenerò tutti i giorni, con i miei figli, con il settore giovanile e con la prima squadra se mancherà qualcuno. Se mi è costato il ritiro? No, perché il mio corpo non risponde più come prima. Le partite non mi pesavano di certo, ma gli allenamenti sì. Una gara di addio? Non ne sento il bisogno, mi dispiace solo che l’anno scorso non abbiamo potuto avere i tifosi. La mia carriera però l’ho fatta: ora sono pronto ad andare avanti».

 

Fabio Gandini


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