Basket - 12 settembre 2021, 23:47

IL COMMENTO DI FABIO GANDINI Varese, le certezze del campo e le incertezze della società: quattro domande in attesa di una risposta

Che si vinca (come stasera) o che si perda, è pur sempre precampionato. E se il lato tecnico è un bollettino di lavori ancora in corso nel quale l’attacco non preoccupa mentre la difesa un po’ di più, quello societario-organizzativo chiama alcuni quesiti, nuovi e atavici, che riguardano un futuro ancora più importante rispetto al parquet

Foto di Fabio Averna

Foto di Fabio Averna

Bello vincere, anche quando serve a niente: in fondo il succo di questo sport è metterne uno in più degli altri. Se lo fai, hai ragione a prescindere.

Per il resto, il primo successo - ufficiale per la Lega Basket, pre-stagionale per qualunque altro essere pensante che sia appassionato di basket - non è altro che un semplice bollettino in più sullo stato di avanzamento dei lavori. Né più, né meno delle precedenti due sconfitte.

Dunque Gentile non sa solo segnare come un toro aizzato dal rosso di una metropoli di toreri? I 9 punti e gli 8 assist (con 10 tiri, contro i 26 della gara al cospetto di Sassari) valgono in prospettiva maggiormente rispetto alla scorpacciata di qualche giorno fa, semplice prova di un talento individuale benedetto e mai in discussione, perché confermano come la Varese di quest’anno abbia delle armi offensive che vanno ben oltre il suo leader. 

Jones è una di queste: se la salute lo assiste, esplode di talento; Beane lo segue a ruota e sa essere creatore e finalizzatore insieme; Wilson oggi ha alzato finalmente la mano per dire “ci sono” e bucare qualche volta la retina: non gli si chiede più di questo. Poi c’è Egbunu, che, quando la prende bene sotto, son spesso due, e stasera pure la bandiera Ferrero che si sta presentando al via del suo ennesimo anno tirato a lucido come non mai (e non è un caso: si è allenato tanto quest’estate, da persona seria che sa che l’età si batte solo con il sudore della palestra). Anche per questo, quanto sarebbe stato un peccato ammainarla?

Insomma: la materia per segnare esiste non solo nei due metri trotterellanti per il campo di Ale Gent, ma è diffusa forse ben più degli anni scorsi. Ci sembra sia bastato un pizzico di De Nicolao per farla risaltare meglio del recente passato, ovvero una spolverata di playmaker, in attesa di Kell. E allora dal cantiere si può ricavare una quasi certezza: non saranno i punti il problema di questa Varese.

Sulla difesa, invece, è meglio mettere ancora uno di quei teli che le amministrazioni comunali fighette del ventunesimo secolo usano per coprire lo stato di avanzamento delle opere pubbliche in rifacimento, onde evitare di mostrare il basso grado estetico del sudore dei muratori quando è ancora parziale. Perché qui Varese è ancora indietro, nei singoli e in un sistema che non si muove né organicamente, né proficuamente. Se il campionato iniziasse oggi, saremmo preoccupati: buchi, errori di posizionamento, corse a vuoto, cambi errati, rotazioni incomplete e rimbalzi difensivi soffiati sotto il naso non ti permettono di vincere alcuna partita, contro squadre sane e quando i due punti sono in palio.

La diversità di Vertemati rispetto a chi l’ha preceduto (Caja e Bulleri) per ora si è vista in tante cose, dalla costruzione della squadra ai modi (anche umani) con cui la conduce: lo aspettiamo al varco della retroguardia, prima di tracciare il primo bilancio.

Certezze insomma, in positivo e in negativo, sul parquet, molto meno fuori e per quello che riguarda la società, dove i lavori in corso appartengono semmai a una dimensione sospesa, governati da un orologio che pubblicamente sembra fermarsi per mesi per poi riaccendersi e ricominciare improvvisamente e forsennatamente a correre, come un muto che scopre di avere la voce, si mette a gridare, e poi decide di tornare zitto.

Sarebbe bello capire un po’ di cose:

a)cosa sarà Luis Scola per Varese? Sarà un dirigente o un tecnico? Verrà pagato o darà soldi? In settimana c’è stato un consiglio di amministrazione dedicato a lui, questa settimana dovrebbe svolgersene un altro. Lui  intanto - aggiungiamo: giustamente - non si fa vedere in giro.

b)Quale sarà il futuro del settore giovanile dopo Gianfranco Ponti? Perché i programmi sono senza di lui a questo punto, vero?

c)Cosa ne è stato dei cambiamenti richiesti da quello sponsor che a maggio ha vergato un tweet facendo intendere al mondo che avrebbe levato le tende, salvo poi annunciare al mondo di cui sopra che voleva solo spronare gli astanti? E lui, l’azienda che rappresenta, le sue finanze, i suoi uomini quanto sono e saranno protagonisti nel porli eventualmente in atto e nel domani in generale della società? Come oggi, di più, di meno?

d)E il Consorzio, la proprietà, al suo undicesimo anno, ha un futuro che vada oltre la generosità dei soliti noti, un programma per ampliare i suoi aderenti, una chiave per aumentare la fidelizzazione che non sia la passione? Quanto è utile mantenerlo come è ora, ovvero una ristretta congrega di tifosi facoltosi che amano Varese alla follia ma marciano in un sentiero che non ha meta se non quella dell’arrivo di un improvviso salvatore della patria (che non arriva, peraltro, a meno che Scola…).

Fabio Gandini


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