Calcio - 05 settembre 2021, 00:09

Ciccio Baiano: «Da calciatore grandi mister e il genio di Maradona da ammirare. Poi Varese e il mio fratello maggiore Sannino»

I ricordi dello "scugnizzo", come lo chiamavano i tifosi del Napoli, dalla Champions League in campo al sogno serie A sfumato contro il Padova in panchina: «Bianchi, Sarri, Zeman, Radice, Ranieri: maestri. Diego incantava noi giovani. Con Beppe una storia straordinaria e irripetibile»

Ciccio Baiano: «Da calciatore grandi mister e il genio di Maradona da ammirare. Poi Varese e il mio fratello maggiore Sannino»

La carriera nel mondo del calcio di Francesco "Ciccio" Baiano si divide sostanzialmente in due parti importanti: quella da calciatore e quella da allenatore.

La prima - professione attaccante - è iniziata a Napoli, giovanissimo (l'esordio in serie A, a 17 anni, in Coppa Italia con mister Ottavio Bianchi), dove veniva chiamato amorevolmente dai tifosi partenopei "Lo scugnizzo". Poi fu mandato per un anno a Empoli in prestito, segnando i primi gol con la squadra toscana neopromossa in serie A (stagione 1986-87). A fine campionato torna a Napoli per far parte della rosa che avrebbe affrontato la Coppa dei Campioni. La grande occasione arriva il 16 settembre 1987, quando fa il suo esordio a Madrid allo stadio Santiago Bernabeu giocando contro il Real Madrid per circa 20' in primo turno di andata (perso 2-0). Nei due anni successivi va in prestito a Parma, Empoli e Avellino, per poi essere ceduto definitivamente al Foggia. Qui due anni con mister Zeman, realizzando 38 reti e vincendo il titolo di capocannoniere del campionato cadetto. Nel 1992 il passaggio alla Fiorentina dove gioca con il grande Gabriel Omar Batistuta. Con i viola vincerà la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana, battendo il Milan. C'è anche un po' di Azzurro nella carriera da calciatore, con 2 presenze agli ordini di Arrigo Sacchi.

Appese le scarpette al chiodo, Baiano inizia ad allenare nel Sansovino. Nel luglio 2010 diventa secondo allenatore di Beppe Sannino al Varese, seguendolo poi a Siena, Palermo e Chievo. Il ritorno a Varese, in serie D, come primo allenatore avviene nel mese di ottobre 2016, prendendo il posto di Ernestino Ramella: anche per lui arriverà l'esonero, nonostante il momentaneo secondo posto in classifica, per divergenze con la società. Nella stagione 2019/20 ha infine guidato la Primavera del Pisa.

Baiano, ci riassume i suoi trascorsi calcistici?
Ho fatto tutta la trafila giovanile nel Napoli. Poi entrai in prima squadra, giovanissimo, con compagni di squadra super esperti come Pecci, Ferrara ,Ferrario, Daniel Bertone. Ero davvero uno scugnizzo. Fu una scuola importante. Avevo un mister straordinario come Ottavio Bianchi, che mi dava fiducia. In prestito ad Empoli incontrai Sarri, a Foggia ho lavorato con Zeman, alla Fiorentina con Radice e Ranieri...

Qualche curiosità su questi allenatori?
Tutti tecnici molto preparati. A Bianchi devo molto perché mi fece debuttare in Coppa Campioni. Sarri un duro, ma un simpatico toscanaccio. Zeman un attento preparatore, che ti insegnava a non mollare mai. Radice e Ranieri due signori, che hanno regalato all'Italia grandi calciatori che hanno scritto la storia del nostro calcio.

Lei è un napoletano: doc ci parla di Maradona?
Diego era tutto per noi. Con il pallone, un genio. Non entro nelle vicende private e non giudico anche perché ai tempi ero proprio un ragazzino. Posso solamente dire che quando noi della Primavera ci allenavano, veniva sempre a vederci al famoso Centro Paradiso. Ci dava stimoli, ci incitava, pallaggiava con noi: era un prestigiatore con il pallone ai piedi. Era uno spettacolo vederlo e tutti noi ragazzi rimanevamo estasiati.

Veniamo qui, a Varese (e non solo). Ci racconta il suo legame con Beppe Sannino?
Beppe è un grande, per me è un fratello maggiore. Anche adesso ci sentiamo tutti i giorni al telefono. Il nostro rapporto è nato cosi, semplicemente, con una chimica particolare e speciale di due napoletani che hanno fatto un percorso insieme. Straordinario e irripetibile.

Ricordi di Varese?
Tantissimi. Chiudo però subito il capitolo dell'esperienza in serie D da primo allenatore, di cui preferisco non parlare: mi limito nel dire che è stata una brutta pagina di storia biancorossa. Invece con Beppe è stato tutto magico. Si era creata una straordinaria empatia con i tifosi. Ho conosciuto persone splendide, che sono state la linfa vitale del successo. Approfitto per salutare tutti quelle persone e sono state tantissime che ci sono state vicine.

I ricordi ci riportano a Varese-Padova, semifinale playoff per salire in serie A, con il Franco Ossola al completo. Purtroppo, sappiamo come è finita. Cambierebbe qualche scelta se potesse rigiocarla?
No. Prendo una frase del mio fratello maggiore Sannino: "È tutto scritto". In quel caso, era. Abbiamo preparato e studiato quella partita nei minimi dettagli. I ragazzi erano super carichi, il pubblico ci incitava tantissimo... Ma il calcio è questo: si vince e si perde; in campo va anche l'avversario e conta anche la fortuna, che spesso ci mette lo zampino.

Oggi a Ciccio Baiano cosa manca?
Manca allenare, sentire il profumo dell’erba, parlare e motivare i calciatori. Mi manca l'adrenalina del campo. 

Claudio Ferretti


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