Basket - 03 settembre 2021, 19:28

«Il procuratore federale ha fatto l’ultrà di Siena in gara 4 contro Varese». Ora si può dire: non fu sbagliato scriverlo

L’episodio, che entrò dritto dritto nel magma informe e di sospetto che aleggiò sulla semifinale scudetto (e sul basket di quegli anni) tra Cimberio e Montepaschi nel 2013, fu raccontato sul Corriere dal giornalista varesino Vanetti, che venne per questo querelato e soggetto a una richiesta di risarcimento danni: la prima è stata archiviata nel 2019, la seconda respinta qualche settimana fa. Fu insomma legittimo raccontare il fatto. E il ricordo fa ancora male da queste parti…

«Il procuratore federale ha fatto l’ultrà di Siena in gara 4 contro Varese». Ora si può dire: non fu sbagliato scriverlo

Primo giugno 2013: la Cimberio Varese perde gara 4 delle semifinali scudetto contro la Montepaschi, a Siena, condannata da un libero segnato da Daniel Hackett a poco più di un secondo dalla fine dell’incontro.

Due giorni dopo, sul Corriere della Sera, il cronista varesino Flavio Vanetti scrive le seguenti parole: “…Mescolato alla folla, il Procuratore della Federbasket, Roberto Alabiso, esulta come un ultrà. La credibilità del Campionato e del movimento rischiano molto di fronte a certi comportamenti…”. Il titolo del pezzo che le contiene allarga e chiarisce il concetto: “Se il procuratore della FIP fa l’ultrà”.

Ebbene: otto anni dopo, il Tribunale di Viterbo, nella persona del giudice Fiorella Scarpato, ha ritenuto infondata la domanda di risarcimento del danno patrimoniale presentata dall’ormai ex procuratore federale nei confronti dello stesso Vanetti e di Rcs Mediagroup. La giustizia civile ha quindi confermato che Vanetti, riportando i fatti sopracitati, fece semplicemente e ottimamente il suo lavoro di giornalista, esercitando il diritto di cronaca negli estremi della legge. La sentenza  - emessa il 19 agosto 2021 - arriva due anni dopo il decreto con cui il Tribunale di Milano ha archiviato anche la querela presentata sempre da Alabiso.

Insomma: nessuna diffamazione, niente reato, niente risarcimento, niente di niente. A uscire immacolato pure Cecco Vescovi, all’epoca presidente della Pallacanestro Varese, anch’egli inizialmente citato in giudizio, salvo poi rinuncia dell’attore.

Per la cronaca dei fatti, così come riportati negli atti, Alabiso fu visto esultare per il successo della Mens Sana al termine dell’incontro (che valse il deciso allungo - 3-1 - nella serie per i toscani) da Vescovi, il quale successivamente informò dell’increscioso (se avvenuto) episodio sia la stampa, sia il Presidente Federale Gianni Petrucci. Il procuratore Fip fu poi rimosso dal suo incarico (a detta di Petrucci non in ragione della supposta esultanza), circostanza che ne ha mosso le intenzioni giuridiche in sede civile, ora respinte.

Sempre fatti, per quei pochi con la memoria corta: la semifinale in questione finì 4-3 per Siena, con il contorno di ulteriori polemiche per le mancate squalifiche di Hackett e Brown (diventate deplorazioni) e per l’arbitraggio di gara 7; il presidente della Mensa Sana, Ferdinando Minucci, fu coinvolto nell’inchiesta Time Out, con l'accusa di associazione per delinquere volta alla commissione di reati tributari, venendo infine condannato e radiato; Siena incontrò il fallimento nel 2014 e, a seguito dei reati accertati e commessi dai suoi dirigenti, le furono revocati - definitivamente nel 2017 - gli scudetti e le Coppe Italia vinti nella stagione 2011/2012 e nella stagione 2012/2013, così come la Supercoppa 2013.

Alabiso esultò davvero, dando quantomeno pessima prova di continenza in ragione del ruolo? Lo sa solo Alabiso. Di certo Vanetti ha compiuto il suo dovere professionale e Vescovi ha giustamente e semplicemente cercato di tutelare la sua Varese da un evento entrato dritto dritto nel magma informe e di sospetto aleggiato su quella serie, sui sogni della Cimberio e sul basket italiano in generale di quegli anni. Indimenticabile (e doloroso) pure questo, purtroppo, anche a distanza di così tanto tempo.

Fabio Gandini


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