Immagini e voce. È il binomio insolubile, parallelo, indispensabile di ogni racconto sportivo. La bibbia della comprensione, per noi spettatori remoti e senza essi erranti.
Immagini. Federica Cesarini e Valentina Rodini sono sul podio disegnato lungo il Sea Forest Waterway di Tokyo, nelle cui acque hanno poco prima conquistato la medaglia d’oro nel doppio pesi leggeri femminile, la prima medaglia olimpica femminile della storia, il primo oro del canottaggio italiano da 21 anni a questa parte (Sidney 2000). Si abbracciano: lo hanno già fatto molte volte negli ultimi 20 minuti della loro vita di ragazze e atlete. Lo faranno ancora.
Voce. L’inno di Mameli è appena finito. Il telecronista deputato a parlare sopra le immagini di Discovery/Eurosport riprende favella dopo il doveroso silenzio “istituzionale”. La voce parte già incerta. Strano: la sua normalmente è stentorea, chiara, diretta, da uno nato per fare questo lavoro: «Vincere un oro… è un sogno che diventa realtà…». Pausa. «Vederlo vincere da due ragazze che hai visto crescere… è un sogno incredibile». Sogno e incredibile si inceppano dentro, si increspano nell’emozione, escono bagnati di lacrime che non si vedono ma si sentono. Silenzio.
Anche perché cosa c’è da aggiungere?
Nella storia d’oro della “nostra” Federica Cesarini (leggi qui, qui, qui, qui e qui) c’è anche la storia - bellissima, di gioia pura, autenticamente umana, fraterna - di Luca Broggini, universalmente la voce del canottaggio varesino (e della FIC) diventata, per questi XXXII Giochi Olimpici, anche la voce di tutti gli italiani appassionati di sport.
Luca, insieme a Rossano Galtarossa, ha raccontato tutte le imprese degli azzurri del remo in questi giorni a cinque cerchi. La notte scorsa gli è toccata una telecronaca speciale: gli è toccato narrare, da varesino, prima un’impresa sportiva varesina, poi una festa varesina. Inevitabile allora quella commozione (VEDI e ASCOLTA qui) che ha impreziosito il momento e che ora lui ci confida: «Vi svelo il segreto: nella premiazione, durante l’inno, ho ripensato a tutti gli anni di carriera di queste ragazze eccezionali. Ho ripensato agli inizi, alle categorie junior, l’ascesa nell’Under23, poi tra le big ed oggi il sogno olimpico. Ho pensato a Federica alla Canottieri Gavirate prima che alle Fiamme Oro. Al canottaggio come secondo sport dopo l’hockey. Ho avuto la fortuna di accompagnarle fin dall’inizio. Federica ha iniziato a remare nel 2009, io in quell’anno sono diventato la voce del canottaggio italiano per la Federazione Italiana Canottaggio. Da timoniera dell’otto femminile ai primi Campioanti Europei di Varese al tetto di Tokyo: dodici anni di racconti, senza dimenticare i sedici titoli italiani vissuti insieme. Pensieri che alla fine dell’inno mi hanno stretto la gola. Commentare le Olimpiadi era il mio sogno più grande, farlo accompagnando due stelle che conosci da sempre è il massimo».
Prima della premiazione, però, la gara. La gara perfetta, secondo Broggini, anche a livello di “suspence”: «L’hanno impostata con lucidità. Durante i 2000 metri complessivi hanno dimostrato a più riprese di poter realizzare l’impresa. Hanno tenuto sulle spine tutta l’Italia fino alle ultime cinque palate, che le hanno incoronate campionesse olimpiche davanti all’Olanda che vinse nel 2016».
E che oggi è arrivata dietro. Dietro al Varesotto. Terra di canottieri, da sempre. Provochiamo Luca sulla storia: quella di oggi è l’impresa più importante di sempre nell’epopea di questo sport declinato al nostro territorio? La sua risposta ci aiuta a “ripassare” l’orgoglio di una provincia: «La domanda è difficilissima. Questo successo è effettivamente un primato storico, è la prima medaglia olimpica per il canottaggio femminile italiano. Però la nostra provincia è terra di canottaggio e vanta tanti primari. E allora, se parliamo di primati, possiamo volare indietro nella storia. Faccio alcuni esempi. La Canottieri Varese alle Olimpiadi di Londra del 1948 ha portato un’otto tutto societario. Stefano Martinoli è stato il primo singolista della provincia ai Giochi del 1956. Elia Luini ha vinto la prima medaglia d’argento con il doppio pesi leggeri maschile. Sara Bertolasi ha portato l’Italia ai Giochi Olimpici in due senza per la prima volta assoluta nel 2012…».
Viene da chiedersi, allora, dopo questa ennesima, luccicante prima volta odierna, quale sarà la prossima, di prima volta firmata Varese. E, sognare per sognare, sarebbe bello che fosse ancora Luca Broggini a raccontarla. Lui che al canottaggio - come Federica, come Valentina - ha dedicato l’esistenza, prima da atleta, poi da direttore amministrativo e sportivo, da giornalista e da… voce. Una voce che le “sue” Olimpiadi le aveva già vinte con il semplice “esserci”: «I giochi di Tokyo per me sono il coronamento di un lungo percorso, iniziato sui nostri laghi quando avevo diciotto anni. Ogni sportivo sogna le Olimpiadi e oggi posso dire di averlo coronato nel modo più bello. In redazione a Eurosport ho trovato un gruppo di grandi professionisti, che fin dall’inizio hanno voluto puntare su altrettanti professionisti esperti e preparati. Essere scelti per queste caratteristiche è un motivo d’orgoglio. Al mio fianco, per il commento tecnico, ho avuto Rossano Galtarossa che nel canottaggio è l’uomo che ha vinto il maggior numero di medaglie olimpiche nelle sue sei partecipazioni: un’oro, un’argento e due bronzi. Sono davvero orgoglioso di aver portato un po’ di Varese nel racconto dei Giochi Olimpici di Tokyo».




