Calcio - 29 aprile 2021, 11:40

Una tifosa nascosta tra le piante di Vado, l'urlo di Renato e papà Gibe, l'anello di Romeo: ecco il volto duro e forte del Varese (VIDEO)

Nella partita fin qui più importante della stagione l'ambiente biancorosso si compatta e diventa un "muro": Disabato "comanda" accanto a Ezio Rossi in tribuna, Paolo Limido corre in ospedale con il ds Califano da Romeo (almeno venti giorni di stop), Alessandro Capelli diventa leader

Una fotografia piena d'amore per il Varese: Silvia Mazzitelli segue la partita tra le piante, dietro la rete di Vado

Una fotografia piena d'amore per il Varese: Silvia Mazzitelli segue la partita tra le piante, dietro la rete di Vado

Paolo Limido al fischio finale corre in ospedale insieme al ds Gianni Califano - tutto gli si potrà imputare, tranne il fatto di non crederci fino in fondo - da Manuel Romeo, che sta ancora urlando dal dolore per la spalla lussata (per rimettergliela a posto è servita l'anestesia totale), mentre da alcune piante fuori dallo stadio di Vado una tifosa biancorossa, Silvia Mazzitelli, impazzisce di gioia da dove si era "nascosta" per vedere la partita, così come stanno facendo Renato e papà Gibe dietro la rete o come Donato Disabato che ha "aiutato" Ezio Rossi a urlare e comandare a più non posso la squadra dalla tribuna.

E poi, ancora: la figlia di Filippo Lo Pinto esulta insieme al papà - esempio di determinazione e passione, un vero "papà" di questi biancorossi - al gol di Otelè, l'abbraccio di Stefano Pertile con un amico con cui si era fermato a chiudere lo stadio fino a sera domenica scorsa, per infondere serenità e coraggio dopo la batosta (morale) con il Casale, prima di prendere l'auto e correre a Viggiù dai ragazzi biancorossi chiusi in clausura.

O ancora, e ancora, e ancora: l'arrivo solitario in auto da Varese del fotografo Domenico Ghiotto, pranzo al sacco e rigorosamente due ore prima del fischio d'inizio, come accadeva ai tempi della serie B, su tutti i campi d'Italia, insieme a Luca Spriano.

Quando danno tutti per morto il Varese, l'odore di una finale ci restituisce la vera forza dell'ambiente biancorosso: la capacità di fare muro di fronte alle avversità che piovono come grandine nei temporali d'agosto. Una capacità travolgente che fortifica ed elegge leader impensabili come Alessandro Capelli che, dopo le urla di rabbia di domenica scorsa, affronta i giornalisti con alcune parole che lasciano il segno: «Questo è l'anello che abbiamo levato dal dito di Manuel Romeo quando, steso sul campo, stava urlando dal dolore per la spalla lussata. Lo abbiamo tenuto noi (noi squadra) e glielo riconsegniamo insieme a questa vittoria. Dopo il Casale ci siamo detti tutti in faccia cose anche forti, ma che sono servite per essere quelli di oggi e per compattarci. Siamo in cammino verso la salvezza che, però, è ancora lontana: servono altre dieci partite come questa».

Anche l'arbitro, stavolta, merita qualche rigaRiccardo Leotta di Acireale appoggia male il piede e resta in ginocchio a lungo, facendo temere il rinvio della partita con i biancorossi già avanti per 1-0. Poi si rialza e si avvicina alla panchina di casa per farsi curare e "sistemare", riprende zoppicando e arriva fino in fondo: un bell'esempio di carattere e amore per il proprio lavoro. 

Ma torniamo all'inizio e a Manuel Romeo: dovrà tenere la spalla fasciata probabilmente per una ventina di giorni e solo tra una settimana potrebbe ricominciare a muoverla. Aspettandolo, terremo con noi il suo anello, simbolo di sacrificio e unità nel momento del dolore, e la forza che in esso è contenuta: la forza del Varese.

Andrea Confalonieri


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