Economia - 18 dicembre 2020, 10:43

Aime Varese: «La priorità del nostro domani è la scuola»

L'associazione ritiene «necessaria una riflessione su ciò che si è realizzato finora e inaccettabile affermare che la didattica a distanza sia da considerare una perdita di tempo o un danno per gli studenti, visto il grande impegno di larga parte dei docenti».

Aime Varese: «La priorità del nostro domani è la scuola»

Ripartire dalla scuola che deve essere considerata la vera priorità del domani in Italia come anche in provincia di Varese.

E' la richiesta che arriva da Aime, l'associazione varesina degli imprenditori europei, che in una nota invitano ad una riflessione sullo stato del mondo scolastico attuale e sulle sue prospettive. «A pochi giorni dalla pausa natalizia è in valutazione un Piano per la ripresa dell’attività scolastica nel nuovo anno - si legge nel comunicato di Aime - mentre il Ministro predispone nuove misure per tornare tra i banchi il 7 gennaio e per dare la possibilità agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado di frequentare la scuola in presenza, si rende necessaria una riflessione su ciò che si è realizzato finora, sull’andamento delle attività didattiche a partire dalla ripresa di settembre e sugli orizzonti di senso che dovrebbero orientare una ripartenza. Secondo diversi articoli apparsi in questi giorni, il Piano per la ripresa di gennaio potrebbe prevedere una rimodulazione del calendario scolastico, necessaria per recuperare “il tempo perso”. Ma qualsiasi docente, impegnato quotidianamente nella didattica, potrà affermare che non è stato perso nulla: grazie alle competenze acquisite durante il lockdown, la scuola (in particolare, la scuola secondaria di secondo grado) è riuscita a passare agevolmente dalla scuola in presenza, alla Didattica Digitale Integrata, alla Didattica A Distanza. Quello che è andato perduto, pare evidente, non è il “tempo” della lezione, ma la possibilità di una sua adeguata progettazione. La scuola secondaria di secondo grado, più di ogni altra, è centrata sull’acquisizione di competenze, da realizzarsi attraverso attività multi e interdisciplinari, in percorsi di apprendimento coadiuvati da esperienze di alternanza scuola-lavoro.  Con il passaggio forzato da una didattica in presenza a una a distanza, prima parziale, poi integrale, il lavoro di progettazione del docente è stato fortemente ridotto alla lezione o a moduli di apprendimento; la collegialità che la costruzione dell’intervento educativo richiede, inevitabilmente, è stata ridotta o, addirittura, non si è realizzata, lasciando ai singoli docenti l’onere di adeguare la propria attività alle sole condizioni del mezzo informatico, alla funzionalità della connessione internet, alla partecipazione spontanea degli studenti. Una scuola che progetta “nonostante”, non “al fine di”, che non può far affidamento su condizioni e risorse certe è difficilmente una scuola efficace. Tuttavia, stanti le condizioni di questo difficile periodo, è l’unica scuola possibile. Il Ministro e molte voci dall’interno del mondo-scuola (spesso la voce dei genitori) chiedono ripetutamente una rimodulazione delle modalità stesse di “fare scuola”: non sembra accettabile effettuare una lezione frontale in Dad come se fosse impartita a scuola, serve flessibilità e innovazione. Ciò è vero, ma la possibilità di innovare e ripensare la didattica deve passare attraverso una certa stabilità a medio- lungo termine per quanto riguarda tempi e modalità di lavoro, stabilità che non può essere costruita dai docenti o dal Collegio degli stessi, ma da un’efficace azione politica. In conclusione, le valutazioni relative alla scuola a distanza come “non-scuola”, “perdita di tempo” o “grave danno per i nostri giovani” risultano inaccettabili da parte di una classe docente che, per larga parte, si è impegnata umanamente a non far sentire soli i ragazzi, a mantenere vivo il diritto allo studio e a costruire percorsi culturali utili a formare i cittadini di domani, nonostante le enormi difficoltà».

 

Redazione

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