Basket - 08 dicembre 2020, 00:01

Ponti e Varese, matrimonio a una condizione: «Prenderò le quote solo se si crederà sui giovani»

Il patron dell’Academy ha parlato a L’Ultima Contesa: «Non ho alcuna opzione: con Castelli c’è solo una stretta di mano». «Il mio impegno economico è cresciuto negli anni indipendentemente dalle partecipazioni formali, anche nei momenti di difficoltà». «Gli allenatori non credono nei giovani ed è un problema: la società dovrebbe imporsi»

Ponti e Varese, matrimonio a una condizione: «Prenderò le quote solo se si crederà sui giovani»

L’impiego degli under in prima squadra, il lavoro della Varese Academy, la riforma Spadafora, ma soprattutto l’eventuale acquisto delle quote di Pallacanestro Varese. 

È stata un’intervista ad ampio respiro quella che ha coinvolto questa sera il patron del settore giovanile biancorosso Gianfranco Ponti. Ospite della decima puntata de L’Ultima contesa insieme a Dino Meneghin, l’imprenditore angerese ha rilasciato diverse, importanti dichiarazioni. Su tutte quella relativa al suo possibile ingresso formale in società, rivelando un intendimento diverso rispetto a quanti ritenevano che entro la fine del 2020 sarebbe di certo subentrato nel 10% delle quote.

Ecco un estratto delle sue parole.

«Nessuno pensa ai giovani e al medio lungo periodo»

«I giovani dell’Academy, i giovani della Pallacanestro Varese cresciuti sotto la nostra gestione del settore giovanile, stanno arrivando soltanto ora in prima squadra. E Niccolò Virginio può essere considerato il primo vero “prodotto”. Il loro utilizzo in Serie A? Ho sentito tanti bei discorsi sia con Attilio Caja che ora con Massimo Bulleri, ma la verità è che nessuno si sta occupando del lungo medio-periodo. Io capisco che un allenatore debba preoccuparsi del presente, perché se poi perde dieci partite lo cacciano via, però la società dovrebbe imporre quello che è il suo interesse a far crescere davvero i giovani e quindi farli giocare. In altre realtà accade. Virginio è da tre anni che milita nelle nazionali giovanili eppure non vede il campo… Mi dispiace molto: non è così che diventerà un campione…».

«Prenderò le quote solo quando ci sarà una visione coerente con la mia»

«Le mie opzioni di acquisto delle quote societarie sono scadute tanto tempo fa: oggi tra me e Alberto Castelli c’è solo una stretta di mano. Sono entrato nel consiglio d’amministrazione, ho spiegato la mia visione della cose e, nonostante gli ottimi rapporti con Toto Bulgheroni e lo stesso Castelli, sono uscito dallo stesso perché non ne condividevo l’approccio usato. Da allora rimango al fianco della Pallacanestro Varese, con un impegno economico cresciuto nel tempo e indipendente dalla questione delle quote, che hanno un valore simbolico. Nei momenti di difficoltà sono intervenuto come altri… Detto ciò, nel momento in cui la visione sui giovani e del futuro della Pallacanestro Varese sarà coerente con quella che ho io, allora entrerò anche formalmente in società».

«Ora i nostri allenatori sono a tempo pieno»

«Il lavoro sui giovani paga? Vi racconto questo: appena preso in mano il settore giovanile, incontrai il grande Tanjevic, che mi disse che senza un allenamento continuo e intenso non avrei mai cresciuto nessun ragazzo. La Pallacanestro allora non aveva nessun allenatore giovanile assunto a tempo pieno: erano bravi, ma lavoravano part-time. Nel giro di dodici mesi li ho cambiati tutti e oggi finalmente ne abbiamo quattro su cinque a tempo pieno. Questo dà la possibilità ai nostri giovani di allenarsi più spesso e di fare davvero la vita del giocatore di basket».

«Scola ci sta aiutando molto»

«Luis Scola è il Dino Meneghin dei giorni nostri, per la serietà e l’impegno sul campo che pochi hanno e per la disponibilità verso chiunque al di fuori di esso. Con lui stiamo lavorando molto bene anche nell’Academy: verso i ragazzi è molto attento e dà parecchi consigli, aiutandoci a capire i loro difetti e a vedere le loro qualità».

«Con la riforma Spadafora sarà difficile trovare un equilibrio dei costi»

 «La riforma Spadafora è una forzatura che nasce dal calcio: lì sì che il vincolo sportivo imprigiona i ragazzi e lo fa fino a 24-25 anni. Nel basket a 20 anni sei totalmente libero e con un contratto professionistico può uscire anche prima: non c’era quindi bisogno di questa riforma. Gli aspetti economici che dipenderanno dal cambiamento? Il nostro settore giovanile costa quasi 400 mila euro: non vedo come si potrà in futuro trovare l’equilibrio dei costi».

Per riascoltare tutte le dichiarazioni di Gianfranco Ponti e quelle (sugli stessi argomenti ma non solo) di Dino Meneghin, vi alleghiamo qui sotto l’intera puntata de L’Ultima contesa appena andata in onda.

 

Fabio Gandini


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