Questo è l'articolo più bello sul Varese che vorremmo scrivere in questo momento. Perché è un sogno. Perché unisce: dall'ultimo tifoso al primo, lassù nel cielo della curva Nord. Perché è scritto dal destino. Perché parliamo di un uomo che è partito da qui, come allievo ceduto all'Albinoleffe tantissimi anni fa, e può chiudere il cerchio tornando a casa, insieme a tutti noi e voi.
Cari Stefano Amirante e Stefano Pertile,
cari Gianni Califano e Andrea Scandola,
se c'è qualcuno che merita di rappresentare il ritorno dei colori biancorossi al Franco Ossola, e che ha sognato e voluto questo giorno per tantissimi anni, si chiama Donato Disabato.
Se esiste un calciatore (un uomo) che a trent'anni può racchiudere più di chiunque altro la parola "ritorno", è lui: perché la carriera gli ha fatto compiere giri strani, anzi immensi, senza mai riportarlo da dove era partito, mentre tutti - lui compreso - sognavano soltanto quello. Il cerchio può chiudersi: è un po' come la regola secondo cui ogni cinque anni al Varese succede sempre qualcosa di terribile o delizioso. Il momento è questo, è tutto scritto.
Di Sabato siamo noi, eterni fanciulli un po' fragili e sognatori. Siamo noi a cui capitava di sedere accanto a lui in tribuna ad esultare, strofinando i piedi di Zecchin da cui usciva il genio di un calcio d'angolo o un assist più bello di un gol, siamo noi che indirizzavamo all'angolino le punizioni di Antonioli, siamo noi che per anni siamo stati costretti a vedere un pezzo del Varese con un'altra maglia, e mai con la sua. Noi predestinati al peggio, che da un momento all'altro portiamo a casa il meglio. Noi che abbiamo sempre visto in lui il giocatore del desiderio, ma soltanto perché lui vedeva in noi e nel Varese la stessa cosa.
Di Sabato è un ragazzo che entra allo stadio con la borsa biancorossa sulle spalle tre ore prima e se ne va a notte fonda dopo essersi fermato a parlare con tutti i pensionati e i ragazzi della curva, è l'ultimo o il penultimo assist prima del gol, il lampo prima del tuono, è il giocatore di tutti i tifosi e il tifoso di tutti, è il pezzetto del cuore di tutti noi che nei momenti più duri ha sempre creduto in un ritorno del Varese, in un ritorno al Franco Ossola, in un ritorno in D, C, B o comunque in un'idea, in un'ipotesi, in un futuro migliore.
Di Sabato è la sofferenza della lontananza, degli infortuni, degli amici che sono sempre partiti per andarlo a veder giocare a Vercelli, a Prato, a Carrara, a Busto, a Savona, di un sogno biancorosso sempre infranto sul più bello.
Di Sabato è quel vento del Franco Ossola che torna a soffiare e convincerà magari altri giocatori che sentono questa maglia come una seconda pelle e questa città come la loro città, e magari adesso sono quasi all'altro capo d'Italia ma sarebbero capaci di arrampicarsi sulla rete dopo un gol e fondersi in mezzo ai tifosi biancorossi come capitava qualche anno fa.
Di Sabato è vivaio: è De Luca, è Luoni, è Pisano, è Lazaar, è Beretta, è Gazo. E' l'eterna culla da cui nasce e rinasce il Varese.
Infine, Di Sabato è soprattutto ciò che conta e ci fa innamorare del calcio e cioè libertà, genio, dribbling, assist, emozione, stoffa, briglie sciolte.
Ps: oggi il Città di Varese ufficializzerà l'avvenuta ratifica della fusione con il Busto 81 da parte del consiglio federale della Federcalcio, in attesa degli annunci ormai imminenti di allenatore (David Sassarini), direttore sportivo (Califano), direttore generale (Scandola) e di tutti gli altri ruoli societari.
Calcio - 19 luglio 2020, 22:15
Caro Varese, chiudi il cerchio e riporta a casa Disabato. Nel suo ritorno c'è il ritorno di tutti noi al Franco Ossola
Donato Disabato rappresenta la libertà, il talento, le radici, la sofferenza e la poesia del Varese e mai come oggi può incarnare il ritorno biancorosso al Franco Ossola in serie D unendo tifosi, destino e storia

Donato Disabato, 30 anni, varesino dai piedi buoni: dopo 12 anni può chiudere il cerchio e tornare in biancorosso
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