Abbiamo incontrato Emanuele Monti, presidente della commissione Sanità di Regione Lombardia, di ritorno a Varese da Milano, dove è impegnato in prima linea nella task force lombarda sul Coronavirus. Monti, oltre a fare il punto sulla situazione, risponde alle Lega dei Ticinesi che ha invocato il blocco delle frontiere per i lavoratori italiani (leggi qui) dopo il focolaio di Covid-19 scoppiato in Lombardia.
«L’attenzione è massima anche se ci si è mossi tardivamente – spiega - Il Governo avrebbe dovuto intervenire prima. Avevamo proposto il blocco del trattati di Shengen per darci la possibilità di lavorare con la massima tranquillità, ma non siamo stati ascoltati».
La Lombardia sta correndo ai ripari e in maniera rapida è riuscita a rispondere all'emergenza. «Resta la preoccupazione per quei cittadini cinesi che tornano in Italia attraverso voli europei e la quarantena domiciliare, così come decretata dal Ministero della Salute, rischia di non essere abbastanza» continua il consigliere regionale varesino.
Tutte le misure contenitive ora sono state messe in atto «e non c’è bisogno di fare allarmismo – dice riferendosi alla proposta della Lega dei Ticinesi di bloccare l'accesso ai lavoratori italiani frontalieri (leggi qui) - E’ chiaro che nei paesi coinvolti, dove c’è un decreto dello Stato italiano che definisce una misura di quarantena, siamo i primi a decretare il fermo dal lavoro delle persone a rischio. Siamo anche i primi a monitorare i flussi tra le frontiere soprattutto per quei cittadini cinesi che possono portare qui altri nuovi focolai».




