Gli occhi di Mangano, la mano di Javorcic. Sono le immagini, viste dal vivo o trasmesse dalle parole, che ci portiamo via da questa sconfitta.
Gli occhi di Mangano sono lo specchio di questo derby. Dove la fierezza e la tristezza combattono, con la seconda che prevale per il risultato e il gruppo ferito dalla sconfitta.
Il portiere che è tornato a giocare titolare in casa, ci ha messo tutta la serietà di un ragazzo di vent’anni che vuole la sua (nuova) occasione e se la spenderà al meglio. Il derby finisce due a uno per il Novara, ma la prestazione del portiere ha ricevuto plausi generali. Anche l’allenatore avversario ha fatto i complimenti a una sua parata. Gonzalez, Mangano l’ha reso inoffensivo.
Se gli si chiede però «hai studiato tutti e in particolare lui?», il tigrotto si schermisce: «Sono stato bravo e fortunato. Ho fatto un’ottima partita, ma non posso essere contento. Il risultato dimostra un calo rispetto alle ultime partite. Possiamo uscirne, con il lavoro e il gruppo. Cercheremo di lavorare meglio e i risultati arriveranno».
Poco prima, in sala stampa risuonavano queste parole: «Questa era la Pro Patria che ci aspettavamo, forte, organizzata. Bene allenata e con principi di gioco chiari. Ma siamo stati attenti. E oggi è giusto celebrare i miei ragazzi». A ricevere i complimenti, in casa biancoblù, si è abituati, ma certo quelli di Simone Banchieri oggi non sono un grande balsamo per la ferita del derby.
Javorcic si prende il suo tempo per analizzare e giudicare. Quando entra in sala stampa, non nasconde lo stato d’animo e dice: «Dobbiamo assorbire questa sconfitta, meglio farlo con lucidità».
Ma non si può, né vuole sottrarre a una prima analisi: «Come spesso capita, non siamo riusciti a portare equilibrio in un’altra lettura dopo il pareggio. Siamo stati bravi a riprendere la partita con il gol all’inizio del secondo tempo, ma poi abbiamo subìto».
Con la consueta onestà Javorcic riassume così la sensazione in casa Pro: «Abbiamo svolto una grande quantità di lavoro e concluso poco. Bisognava dare un segnale di maggiore solidità negli episodi dietro per poter attaccare con più concretezza. Ho visto tanti duelli persi e ci è mancata un po’ di iniziativa. Non è questione di uomini. Dobbiamo essere resilienti, perché il campionato ci ha dato questi messaggi e dobbiamo saperli leggere».
Tutto ha un peso più opprimente in uno stadio che era colorato a festa, che ha applaudito le cento panchine di Javorcic e che oggi si era pure adornato dei led luminosi che erano spettacolo nello spettacolo. Quando la curva del Novara insultava i bustocchi e sotto scorreva il messaggio luminoso “Forza Pro Patria”, c’era tutta l’ironia di una sorte che poteva essere più benevola.
Ma non lo è stata.
E allora, Javorcic non si è perso nelle parole con i ragazzi, delusi dopo il fischio finale: «Ho dato loro la mano, come sempre».
Perché un gesto serve più di mille discorsi, che siano ricchi o avari di complimenti non importa. E un gesto in silenzio serve per ripartire, concreto come la Pro delle prossime partite deve essere più che mai. Senza ansia, ma con consapevolezza.





