Peak 5
Partiamo generosi: l’atrocemente stupido fallo commesso sotto canestro su Chappell, con 2+1 concesso a una Venezia alle corde, e la palla persa sulla linea di fondo, entrambi nel supplementare, sono quanto di più terribile possa essere commesso da un giocatore in un momento decisivo della partita. E sono una macchia su un ruolino di marcia che meriterebbe ben altra pena. Il Peak di oggi non si becca “4” perché difende per 30 minuti senza alzare né testa, né gambe, forte di una struttura che - unica nelle file di Varese - non va sotto al confronto con gli avversari. Il Peak di oggi, però, è anche un giocatore che non sa come colpire in attacco e che vede la gara passare sotto i suoi occhi senza farsi prendere. Ed è anche una persona poco serena e felice. Attenzione…
Clark 7
Oggetto misterioso prima di Milano, ininfluente nelle ultime due sconfitte, vero e sostanzioso oggi. Corre, non tiene per sé la bellezza del suo primo passo e pare conscio - fin dalla palla a due - delle responsabilità difensive e soprattutto offensive gravanti su di lui. Perché lo hanno capito anche i seggiolini dei palazzetti che se togli respiro a Mayo con raddoppi, pressione e avversari dalle braccia lunghe, lo togli anche a Varese. Figurarsi gli allenatori avversari… Ecco, lui è uno dei pochi a poter fungere da bombola dell’ossigeno.
Jakovics 7
Fosse per lui, tirerebbe da tre anche la merenda del figlio e le preghiere prima di coricarsi… Come si traduce “est modus in rebus” in lettone? Vabbè, lasciamo perdere… Quel che conta, bulimia balistica a parte, è che sia stato capace di segnare 11 punti in 11 minuti, dando un contributo di sostanza, adrenalina, mira e anche difesa a un prodotto alla fine vincente.
Natali 5,5
Quattro minuti per provare a elargire il suo solito contributo di sudore, triple e falli. Non è giornata. Torna in panca e lì rimane.
Vene 7,5
Tredici silenziosissimi punti, distribuiti a inizio partita - per mostrare la via - e nel supplementare, per cacciare la paura. In mezzo, duelli da ballerino contro Daye in difesa e tanto, tanto fosforo. Meravigliosa creatura cestistica che sei, Siim Sander…
Simmons 8
Ragazzi, questo - zitto zitto - sta riuscendo a poco a poco nell’impresa improba di farci dimenticare Tyler Cain. Oggi aveva davanti a sé la crema del ruolo di pivot: Watt (tecnica, morbidezza), Vidmar (fisico), Daye (talento e leadership). Vederlo restituire colpo su colpo al primo, “eliminare” il secondo (dopo l’esperimento nel primo tempo, De Raffaele lo inchioda al “pino”) e contenere il terzo con un abnegazione difensiva degna del predecessore, è qualcosa che va anche oltre le stratosferiche cifre (17 punti e 13 rimbalzi) e la sua presenza immanente.
Mayo 8
Lo vedi vicino a Stone e ti commuovi: ma che bello quando un padre si ferma al campetto a fare due tiri con suo figlio! Con De Nicolao non pare andare meglio: l’ex di giornata Andrea non sarà così più alto di lui, ma è una zecca che non gli si stacca di dosso (e gli arbitri hanno - ormai da tempo - il suo poster nelle loro camerette: ma questa è un’altra storia…). Il nostro pare allora oscurato, troppo attento, a tratti anche un po’ spento, fino a quando non decide di vincere da solo o quasi la contesa, di talento e attributi. The general is back (mezzo punto in meno per quello 0/2 ai liberi nel finale che ha rovinato le coronarie a 5000 persone)
Tambone 8
Perde il posto in quintetto e magicamente ritorna a essere tutto ciò che ogni tifoso biancorosso desidera che lui sia. Tosto, attento, sicuro, mortifero con quel devastante tiro che ha da fuori: nel supplementare - prova provata di quello che abbiamo appena scritto - sul parquet c’era lui, non altri. E si è visto.
Ferrero 7
A rimbalzo, in entrata, con le trussate, con quella faccia d’angelo che sa sporcarsi come nessuno: in certe partite l’essenza di Giancarlo Ferrero è un fluido inarrestabile…




