Peak 6,5
Si sblocca con la tripla del 39-60, la cosa giusta al momento giusto perché sensibile di frantumare l’inerzia riacquistata da Trieste dopo il primo tempo da tregenda. Da lì in poi la sua gara è in discesa, pure impreziosita da alcune gemme offensive. Piace quando mette il corpo in difesa, con quel fisicone che gli permetterebbe sfracelli, un po’ come quelli che a scuola venivano apostrofati così: «…è talmente intelligente che se studiasse anche un po’…». La ricerca di una sua continuità rappresenta una delle tante sliding doors stagionali: questo è sicuro.
Tepic s.v.
Proseguiamo nello sciopero del giudizio, più per rispetto di una carriera non banale (oh, ragazzi, quello che oggi sembra il fantasma del castello ha vinto pure un’Eurolega da protagonista…) che per malavoglia. Anche perché se dovessimo sfoderare i numeri, l’immagine applicata alla cifra sarebbe quella di un passaggio consegnato (agli avversari…) nel terzo quarto talmente molle da far sembrare la crescenza un pecorino stagionato.
Jakovics 5,5
La tentazione del “senza voto” è forte anche a questi lidi: cosa può dare davvero alla causa il buon Ingus? Rispetto alla scena muta dall’arco di sette giorni fa, si sono fatti progressi, senza dubbio, ma quando è chiamato a portar palla son tremori che corrono lungo la schiena (e, come guardia, manca di mezzi fisici e atletici in modo evidente.
Natali 6
Tra un cazziatone e l’altro sulle frequenze di Radio Artiglio, Nicola merita ogni minuto trascorso sul parquet, con tanto di retina gonfiata dall’angolo anche a questo giro di giostra.
Vene 7,5
Il “bentornato” dell’intelligente Sim Sander fa venire in mente un passaggio de “La Cura” di Franco Battiato: «…conosco le leggi del mondo e te ne farò dono…». Vene conosce quelle del basket e oggi ne ha fatto dono a tutti i suoi compagni: posizioni difensive, visione di gioco e apporto a rimbalzo sono stati da premio Nobel. Non chiediamogli mai di essere un protagonista offensivo e la nostra vita sarà rosa.
Simmons 7,5
La sua prova in attacco (e nelle carambole all’ombra dei cristalli: 10 rimbalzi) meriterebbe pure di più: nei 17 punti segnati c’è quasi tutto quello che gli si chiede, compresa l’arma del tiro dalla media che il suo predecessore non possedeva. Va rivisto il suo apporto difensivo, oggi come oggi ancora gravato da qualche decimo - ma decisivo - secondo di ritardo nel rientro dagli aiuti e da frangenti di disorientamento che andranno corretti.
Mayo 8,5
Dopo l’imbarazzo che tradiva aspettative notevoli e apparentemente tradite, un autentico “dies irae”: prende in mano la baracca con una prestazione balistica di livello assoluto, un bombardamento capace di riscrivere il concetto di distanza e la definizione di difficoltà. Il resto - ovvero un tabellino gonfio di cifre positive, come rimbalzi (6) e assist (7) - è venuto da sé, in un defilè di bellezze abbacinanti. È il capo. Punto. Ben al di là dei 32 punti iscritti a referto. Troviamogli uno scudiero, uno Watson, un Sancho Panza, uno Scottie Pippen… Per favore.
Tambone 7
La mano è calda dall’8 di agosto: guai a te, Matteo, se la raffreddi. Il companatico è in crescita.
Gandini 6
A noi basta l’aver ammirato una cosa bella durante i suoi sei minuti e spicci trascorsi nell’agone: il bel passaggio smarcante in angolo, dopo un gioco a due, che ha prodotto una delle tante triple del bombardamento che ha sotterrato i giuliani.
Ferrero 6
Con un Vene in versione ecumenica, il suo compito si risolve nel farlo rifiatare senza permettere a intensità ed efficacia di calare: mission accomplished.




