Innanzitutto, onore al Savona che ha visto lontano e ci ha provato, portandosi a casa un calciatore (un uomo) che fa la differenza.
Ma se Donato Disabato, uno dei talenti calcistici più puri della nostra terra, torna a giocare in serie D, il mondo è nel pallone, e non solo quello del calcio.
Classe, intuito, carriera e gol evidentemente nel calcio e in Italia contano sempre meno. E così capita che, pensando solo a fare alla grande il proprio mestiere, e pure senza mai una parola fuori posto, non basti per giocare nella categoria meritata, e per fortuna esiste ancora una mosca bianca come il Savona con il fiuto e l’ardire di sapere cosa ha nei piedi, e nella testa, uno dei giocatori e delle persone migliori non in D, non in C, e forse neppure solo in B.
Chi ha visto giocare questo centrocampista varesino ventinovenne nelle giovanili del Varese, nell'Albinoleffe, nella Pro Vercelli, nel Prato e nella Pro Patria oggi non può che dire la stessa cosa: vincono schemi, rigidità e soldatini rispetto al talento puro, al gioco, alla libertà del calcio che Donato rappresenta al meglio. Per noi metà dei giocatori di C o B non potrebbe nemmeno allacciargli le stringhe, ma tant'è.
Consolati, Dona: chi cerca giocatori che sanno ancora divertire e in cui identificarsi verrà da te a Savona. A vederti vincere il campionato.
E sappi che esiste ancora qualcuno che riconosce, apprezza e cerca l'estro, la stoffa, l'emozione di un dribbling o di un gol inventato dal nulla o di un assist che manda in porta il compagno perfino in questo calcio di robot, briglie, ordine e grigia tattica.
Non siamo allenatori e dirigenti? Tanto meglio: a volte le persone normali e i tifosi veri come noi (e come voi) contano e valgono di più. E' questo il caso.




