«Sono lusingato, emozionato e impressionato da questo abbraccio da parte di tutta la città e di vedere così felice Varese» dice Jim Corsi, tedoforo della fiamma olimpica (clicca QUI e QUI), eroe dell'hockey varesino e il più leggendario portiere che abbia mai giocato in Italia. "Qual è stato il ricordo più bello?": Roberto Vedani rivolge a Big Jim la domanda che ogni tifoso dei Mastini vorrebbe fargli. «Vincere lo scudetto a ogni livello e in qualsiasi sport è una cosa difficile da spiegare a chi non l'ha vinto - le parole di Corsi - ma vincere come l'abbiamo fatto con i Mastini nell'87 in casa del Bolzano, che ora è una delle migliori società d'Europa, ha un gusto speciale». Poi Jim tocca l'essenza dei Mastini e, cioè, due colori che restano sulla pelle per tutta la vita, a qualunque distanza e in qualunque situazione: «Abbiamo un club dei Mastini che unisce i giocatori di quell'epopea dei due scudetti e degli anni Novanta con De Piero, Mastrullo, Di Fazio, Tony Currie, Micheletti... Io ho vissuto 45 anni da professionista nell'hockey e oggi posso dire che quello dei Mastini non era solo una dose eccezionale di talento. No: il carattere nei miei Mastini, e credo debba essere così anche nella vita, ha sempre superato il talento».
Poi, alla "confessione" da parte di Vedani ("Ti ho rubato la stecca nera dopo la vittoria in gara 1 a Bolzano dopo averti abbracciato sul ghiaccio"), ecco di nuovo in azione la macchina di emozioni Corsi: «Se hai seguito in maniera così "forte" i Mastini, tienila».
Jim da giorni viene raggiunto da testimonianze di affetto incredibili e non riesce a compiere due passi al palaghiaccio e in città senza essere fermato, abbracciato e fotografato: in un paragone con la pallacanestro, qualcosa di simile è accaduto con i ritorni in città di Bob Morse. Corsi è arrivato dal Canada con tutta la sua grande famiglia e ieri al Pirola ha vissuto un momento che lui stesso conserverà «tra quelli più belli»: l'abbraccio con Gigi Ruberti e Sergio Visentin, cuori della Gioventù Giallonera, l'uomo in più dell'epopea Kronenbourg e Shimano. Alla vista del caschetto - conservato gelosamente da Gigi e Vise - indossato dal leggendario numero 35 ai tempi in cui, dal 1984 al 1992, fece innamorare generazioni di varesini, tra i ricordi della fenomenale trasferta all'Hallenstadion di Berna o della feroce battaglia nel derby con il Lugano, i figli Stefan e Daniel non hanno resistito a un selfie in cui il papà ha dovuto rindossare la maschera da eroe giallonero. Mentre il fratello Ricky, scherzando con affetto, ha riabbracciato così Gigi e Vise: «Voi eravate quelli che entravano negli spogliatoi» ha detto presentandoli al resto della famiglia di Corsi, moglie Cathy compresa.
Grazie delle emozioni e di essere quello che sei, Big Jim.