Territorio - 19 settembre 2026, 17:15

L’ultimo saluto a don Stefano Rho con le sue stesse parole: «Gesù? È colui che mi ha reso felice»

Folla commossa al funerale del sacerdote scomparso improvvisamente giovedì scorso, durante una gita. Tante comunità nella chiesa dei Santi Apostoli, unite dal dolore e dalla fede. L’arcivescovo Delpini ai parrocchiani: «Don Stefano ha compiuto la sua missione, vi ha amati»

«In questi giorni ci siamo stretti gli uni agli altri. La memoria di don Stefano diventi fecondità di vita. Grazie per questa prossimità orante». Al termine del funerale di don Stefano Rho, don David Maria Riboldi, riprendendo il filo della gratitudine che ha unito gli interventi del Consiglio Pastorale e del vescovo, don Luca Raimondi, ha voluto sottolineare la risposta corale al dolore e allo smarrimento, una risposta che si è manifestata in preghiera e azione dal momento in cui si è diffusa la notizia, del tutto inaspettata, del lutto. E nella chiesa dei Santi Apostoli, durante le esequie, la coralità si è vista, percepita, toccata con mano.

Concelebrazione con l’arcivescovo Mario Delpini, monsignor Severino Pagani, i sacerdoti di Busto, i compagni di studi di don Stefano e i preti che con lui hanno condiviso tratti di strada. C’erano i rappresentanti delle istituzioni (don Stefano aveva svolto il suo ministero ad Assago, Villasanta, Bubbiano e Calvignasco prima di approdare a Busto Arsizio). C’erano il sindaco, Emanuele Antonelli, e la presidente del Consiglio comunale, Laura Rogora. C’erano, ad abbracciare la famiglia, i parrocchiani. Non solo dei Santi Apostoli, di Sant’Anna e del Decanato. Tanti da riempire la chiesa e il sagrato. Molti tenevano tra le mani la foto che a don Stefano scattò don David, all’arrivo a Busto. Sul retro, un passaggio dell’omelia pronunciata domenica 13 settembre, quasi un flash che già aveva colpito molti durante il momento di preghiera tenuto venerdì seta. Un bimbo, si legge, chiede: «Chi è quell’uomo sulla croce?». Don Stefano: «È colui che mi ha reso felice. Si chiama Gesù».

Nell’omelia della cerimonia funebre, l’arcivescovo, accennato all’inevitabile sconcerto provocato da un lutto così inaspettato, ha ricordato il sacerdote «…intelligente, curioso, capace di incursioni nel mondo della musica e dell’arte». Poi la riflessione incentrata su Gesù. «Che è morto gridando» ha scandito Delpini, ripercorrendo le interpretazioni delle parole pronunciate dalla croce secondo Matteo, Luca e Giovanni. Un “perché?”, una domanda che viene da tutta la storia dell’uomo e che si fa preghiera. Ultimo affidamento. Compiutezza. «Tutto è compiuto, per Gesù, perché ha ubbidito al comando del Padre: salvare il mondo, amarlo. Ha ubbidito fino alla fine. La vita e le opere di don Stefano possono trovare interpretazione in questo: ha compiuto la sua missione. Vi ha amato».

Stefano Tosi