Un attentato alla storia sportiva della città di Varese. Un Comune sacrilego che si diverte a depredare i simboli che hanno “scritto” una leggenda. Il buio della ragione e della memoria.
Ecco, un attimo…
La rassegna stampa cittadina odierna ha fatto sussultare i tifosi della Pallacanestro Varese e tutti i varesini amanti del basket: impossibile non leggere con stupore e viva preoccupazione la notizia secondo cui l’amministrazione di Palazzo Estense sarebbe intenzionata a sradicare lo sport dei canestri dal luogo in cui - almeno in questa città - è “nato” ma soprattutto cresciuto e diventato mito, ovvero la palestra di via XXV Aprile, asportando i preziosi canestri oggi presenti e riservando gli spazi disponibili alla pratica della sola ginnastica.
Con la stessa apprensione - da cittadini orgogliosi e da tifosi biancorossi, prima ancora che da giornalisti - abbiamo quindi provato a verificare l’autenticità del contesto descritto direttamente alla fonte, il Comune di Varese, scoprendo quanto segue.
Partiamo da un fatto: i canestri da via XXV Aprile non sono stati rimossi. E non verranno rimossi. E se mai verranno rimossi per esigenze sopravvenute «saranno rimpiazzati da altri canestri», assicurano da via Sacco. Nessun “assalto”, dunque, ai cesti e alle retine che hanno contribuito alla conquista dello Scudetto della Stella nel 1999 e che da cinque anni sono stati trasportati nella palestra dei pompieri dal Lino Oldrini.
Secondo fatto: il basket non sparirà dal “nido” che ha celebrato la nascita della Ignis, che ha accolto la gioia dei primi due scudetti della Pallacanestro Varese (1961 e 1964, qualche mese prima dell’addio per Masnago), che è “esploso” di indignazione per l’autocanestro di Lorenzo Alocén nella prima delle grandi sfide europee con il Real Madrid (1962), che ha cresciuto e nutrito le gesta dei padri costituenti della nostra passione, da John Mascioni a Vittorio Tracuzzi, da Sergio Marelli a Mario Alesini, dall’immenso Tonino Zorzi a Remo Maggetti e Giovanni Gavagnin, dal bomber Gabriele Vianello a un giovanissimo Toto Bulgheroni.
Dobbiamo andare avanti? No, non è il caso. Perché in via XXV Aprile si continuerà a giocare a pallacanestro. E lo faranno in primis gli studenti del vicino Liceo Classico Cairoli, altri storici “padroni di casa” del campo.
Terzo fatto: l’intenzione dell’amministrazione che fa capo al sindaco Davide Galimberti è quella di dare più spazio alla ginnastica, anche a discapito del basket, pur senza “cancellare” quest’ultimo da quelle quattro, mitiche, mura. Per l’impianto sarebbe un ritorno alle… origini, perché non va dimenticato che la palestra dei pompieri è nata nel 1929 proprio per servire gli atleti della Società Ginnastica Varesina, pur accogliendo - fin da principio - anche le gesta dei pionieri che nel 1945 sarebbero confluite ufficialmente nella Pallacanestro Varese.
L’assessore allo Sport Stefano Malerba spiega cosa sta succedendo e cosa accadrà: «Non è intenzione del Comune “lasciare a piedi” alcuna società di pallacanestro. A chi fino a quest’anno ha giocato in via XXV Aprile troveremo un altro spazio per farlo, senza eccezioni. Una riorganizzazione si rende necessaria perché presto saranno disponibili due nuove palestre, la Don Rimoldi e quella del Liceo Artistico, impianti ancor più idonei per praticare il basket rispetto alla palestra dei pompieri».
Si tratta quindi di un riassetto pensato da chi deve tenere conto delle esigenze di tutte le società sportive del territorio: «Ogni sport ha pari dignità - continua Malerba - Non esistono solo il calcio e la pallacanestro: abbiamo una delle società di ginnastica artistica più storiche d'Italia, abbiamo altre società importanti e tanti ragazzi che praticano discipline diverse con grande impegno. Anche loro hanno diritto, come tutti gli altri, ad avere spazi adeguati per svolgere la propria attività. Ciò non significherà in alcun modo cancellare il basket da un luogo così rappresentativo o sporcare la sua storia».