Palloncini bianchi lanciati verso il cielo, rose, biglietti, mazzi di fiori. E lacrime senza fine. Non poteva essere altrimenti per l'ultimo saluto a una vita di sedici anni spezzata all'improvviso. E' stata una folla enorme e commossa quella che si è radunata questa mattina a Marchirolo per dare l'ultimo abbraccio a Sara Vetrano, la ragazza di Cugliate Fabiasco che avrebbe compiuto tra pochi giorni 17 anni vittima dell'incidente dello scorso 7 giugno a Maccagno.
Tra la folla dentro e davanti alla chiesa parrocchiale di San Pietro c'erano tanti, tantissimi giovanissimi, con il viso segnato dalle lacrime e dalla sofferenza. Amici, conoscenti e i compagni di scuola dell'Istituto Einaudi di Varese. Molti di loro stringevano in mano una rosa, simbolo della fragile e pura bellezza e dell'indole altruista di questa ragazza volata via troppo presto, lasciando dietro di sé un vuoto impossibile da colmare.
Dentro, stretti intorno ai familiari di Sara segnati da un dolore inimmaginabile, gli amici più stretti e le istituzioni con i sindaci del territorio, i vertici della polizia locale e il capitano Vincenzo Piazza, comandante dei carabinieri della Compagnia di Luino, carabinieri che stanno portando avanti le indagini per chiarire ogni aspetto della dinamica dell'incidente nel quale, oltre alla sfortunata Sara deceduta sul colpo, sono rimasti feriti gravemente altri quattro giovani, travolti da un'auto lungo la statale del lago Maggiore in una giornata d'inizio estate.
«Una morte tragica arrivata dietro una catena di fatalità che appaiono incomprensibili - ha detto aprendo l'omelia don Mario Ziviani, parroco della comunità pastorale di Marchirolo e Cugliate Fabiasco - Ma la verità è semplice e dolorosa: oggi noi piangiamo Sara. La piangono papà Giacomo, mamma Paola e la sorella Emanuela. La piangono i suoi amici, i compagni di classe e tutta la comunità».
«La parola di Dio non cancella le lacrime, le attraversa - ha aggiunto - nella consapevolezza che Sara stava iniziando, nella sua breve vita, a far circolare i suoi talenti: la cura verso gli altri, riflessa negli studi che stava seguendo, l'impegno come educatrice al Grest, la premura verso la famiglia, gli amici, i bambini che accudiva. E Sara non ha solo svolto il suo compito, lo ha portato a termine con cura e soprattutto con il cuore. Per questo l’amore che ha seminato continua a vivere con noi, come dimostra questa straordinaria comunità che si è stretta intorno ai suoi familiari. Perché in una comunità il dolore si porta insieme».
Il parroco si è rivolto poi ai tantissimi giovani: «La morte di Sara - ha detto dal pulpito - vi scuote e vi dice che la vita è fragile e questo, lo vedo, vi fa paura. Ma voi non siete fatti per farvi spegnere dentro, per vivere in superficie. Siete chiamati a vivere davvero, ad amare e a non sprecare i giorni. A Sara oggi non diciamo solo addio, ma soprattutto grazie per il bene che ha seminato e per la testimonianza che ci lascia, quella dell'altruismo e della cura per gli altri. Che questa ferita per voi si trasformi in una vita piena e capace di carità. Perché solo l’amore non avrà mai fine».
«Sara era dolce, altruista, pronta a mettersi in gioco sempre con un sorriso luminoso - l'ha ricordata invece la dirigente dell'istituto Einaudi, Samantha Emanuele, dove Sara frequentava la 2M con indirizzo socio sanitario - Portava un raggio di sole. L’abbiamo vista aiutare spesso i compagni, supportandoli con le parole. Sognava di diventare psicologa perché la sua indole era premurosa e buona». E ha ricordato un particolare significativo: «Sara in un tema descrisse il coraggio, sottolineando come esso vada coltivato tutti i giorni. Oggi non dimentichiamoci di questo insegnamento».
Anche le amiche e i compagni di classe hanno voluto rendere pubblico un ultimo messaggio: «Sara, il giorno dopo l'incidente a scuola è stato devastante vedere il tuo banco vuoto - ha detto una compagna - Mi è crollato il mondo addosso. Buon viaggio». «Scrivere queste parole per me è la cosa più difficile - ha detto infine tra le lacrime l'amica del cuore di Sara - Eravamo diventate come sorelle e quando mi sedevo vicino a te passava tutto. Abbiamo condiviso ogni cosa e nessuno potrà mai rimpiazzarti. Non dimenticherò mai il tempo trascorso insieme a te: i momenti difficili in cui ci siamo sostenute, quelli in cui non riuscivamo a smettere di ridire. Mi manchi da togliere il fiato. Ora non smettere mai di cantare, come hai sempre fatto».