Calcio - 26 maggio 2021, 21:52

Disabato varesino, tifoso e capitano. Minaj predestinato. Rossi punto fermo tra le virgole. Lo spirito della terza categoria

Tra i simboli della vittoria che consegna alla città e al club la salvezza c'è anche Nicastri. Perché solo qui passare dalle lacrime di sofferenza a quelle di gioia il passo è molto breve. Lo spirito è lo stesso delle Bustecche e di chi c'era. Le parole del Peo nel destino di Rossi

Voti speciali della partita salvezza: raduniamo in alcuni giocatori o elementi simbolo il 2-1 alla Sanremese (leggi QUI e QUI) e la forza del Varese che nasce dall'ultimo posto in classifica (da Sannino alla B), dalle salvezze sul filo di lana (Valenzana e Pizzighettone in C2 con Sogliano) e in quelle impossibili (il Piola di Novara con il Varese fallito dell'88 o con Pavoletti e Bettinelli nel 2004). Quando è sul fondo o è dato per battuto, questo club diventa imbattibile. Merito dell'ambiente, dell'alchimia, dell'indole, della storia e dei protagonisti che l'assorbono.

Facile, ma facile solo perché loro sono bravi, dare i soliti voti alla difesa di ferro (Mapelli e Parpinel, voto 7, ma spicca forse di più il 7 a Quitadamo - un 7 costante da tempo - perché eravamo partiti dandogli 5, prima che ce lo facesse rimangiare prendendosi per mano fascia difensiva e ruolo-guida), al muro-mulo-puro Gazo (voto 7, ça va sans dire), a Balla il terribile (voto 7: ovunque scocchi una scintilla, lui la trasforma in incendio), a Siaulys (6,5 perché nelle ultime partite da incompiuto si sta compiendo con alcune parate decisive tra i pali), a Polo (voto 7, idem di Quitadamo: ha lottato anche contro i giudizi-pregiudizi, scalando le pagelle dal basso all'alto), a Capelli (7 perché la scossa che ha sempre dato dall'inizio, oggi l'ha trasmessa entrando nella ripresa), a Otelè (appena 6,5 perché potrebbe giocare e segnare sempre da 10, ma che spirito di squadra!), a Ebagua (6,5 perché non ci credeva nessuno tranne lui e chi l'ha scelto), ad Aprile (6,5) perché simbolo di tutti quelli che sono usciti, e magari potevano pure andarsene, ma alla fine sono rientrati, alla grande, nel cuore di questo Varese.

Ma noi, oggi, scegliamo questi voti-simbolo della salvezza biancorossa.

Capitan Disabato 8

Solo lui, e solo noi, sappiamo cosa significa il Varese per un giocatore che l'ha sempre sognato e voluto ma non l'ha mai avuto se non da ragazzino, a inizio carriera, e da uomo, adesso. Non è facile essere contemporaneamente varesini, tifosi del Varese e capitani del Varese, dentro e fuori campo, con i gol e con l'esempio: in pochissimi ci sono riusciti. Lui, di questa ristretta schiera, è tra i primi. 

Elios Minaj 7,5

Dalla pancia di quello che era il mangiagol è uscita la rete più bella e decisiva della stagione. È come se avesse radunato in un solo, travolgente gol una partita, una stagione e un destino figlio di tutti gli errori commessi, anche se il filo conduttore è lo stesso: i piedi e gli strappi irresistibili. Gli mancava un euro per fare un milione e oggi l'ha trovato. A Varese i predestinati di 19 anni hanno sempre cambiato il loro futuro e quello dei biancorossi. Chiedete a Fascetti.

Francesco Nicastri 7

Sembrerà strano, ma noi oggi lo eleggiamo a piccolo, grande simbolo della vittoria salvezza. Simbolo degli ultimi che alla fine possono essere i primi. Di quelli che prendono butti voti e non s'arrendono, che perdono il posto e non s'arrendono, che a volte magari sbagliano partita e non s'arrendono, che piangono ma non s'arrendono. Di quelli che, quando si sbloccano e iniziano a correre con la maglia biancorossa, non si fermano più (le sue galoppate così poderose ricordano a tratti quelle di Pisano).

Ezio Rossi 9

Altri allenatori sono diventati subito confidenti, amici e "complici", nel senso buono del termine e cioè di una complicità che ha come unico fine il bene biancorosso, di tifosi, giornalisti o dirigenti. Lui, no. A volte sembra che Ezio Rossi abbia già vissuto tutto ciò che a noi comuni mortali del Varese non capiterà mai. Eppure è solo l'apparenza di un tecnico che bada al sodo più che alle emozioni, che avrebbe certamente la stessa faccia da ultimo in classifica, com'è accaduto a un certo punto al Varese, anche da primo della classe. Ezio Rossi è Ezio Rossi: un punto fermo in mezzo alle virgole, un vento che arriva da lontano, un ponte tra Sannino e Maroso. Ha sicuramente ottenuto risultati più grandi e indimenticabili di salvezze come questa ma solo qui può sfiorare ciò che solo Peo Maroso riuscì a sintetizzare. E che noi proviamo a racchiudere in queste sue vecchie ma eterne parole: «Con il Varese non si scherza. È una cosa seria». 

Lo spirito della terza categoria 10

Renato, Gibe, Corrado, Loris, Fabio, Zarpa, Paolo, la curva, Antonella, il Pizza (grande, inimitabile Pizza), Vincenzo, Andrea, Matteo e tutte le piccole, grandi persone che un anno fa si ritrovavano a camminare sotto le piante delle Bustecche, slalomeggiando tra cacche di cane senza neppure i servizi igienici o un bar: è questo spirito da frontiera della terza categoria, il bello di esserci solo per il piacere di esserci e per la fedeltà a una famiglia e a una bandiera, che è sopravvissuto quest'anno, moltiplicandosi in qualche nuovo cuore, che ha permesso veramente al Varese di salvarsi, rimediando perfino agli errori senza spaccarsi. E parliamo di una salvezza che non è quella sul campo. Di uno spirito racchiuso in un'aria leggera e nella colonna sonora di questo viaggio che per qualcuno magari finisce ma che per il Varese è solo all'inizio: «Sarà perché ti amo».

Andrea Confalonieri


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