Vive di notte, ma lavora di giorno. Se c'è una persona che conosce il popolo della discoteca e, soprattutto, che sa parlare il linguaggio dei ragazzi, senza ipocrisie né pregiudizi, questa persona si chiama Roberto "Colonnello" Rossi. Dal Village (leggi QUI il punto di vista del propietario Daniele Lamperti) all'ultima esperienza dell'Aquafan di Riccione, passando attraverso una miriade di serate indimenticabili, il "Colonnello" di Morazzone sa mixare musica e sentimento giusti, e usa parole di "apertura" anche in questo momento di chiusura.
Il Colonnello, che nelle discoteche e nei locali ci lavora e ha bisogno dell'energia della gente per vivere al meglio, non guarda alla serata in sé ma a ciò che è successo prima e succederà dopo: «I ragazzi ma non solo i ragazzi arrivano da mesi e mesi di chiusura, continue restrizioni e privazioni. C'è chi lavora o studia tutta la settimana e nel weekend vuole "staccare": è stato difficile o impossibile far capire alla gente che c'è la possibilità di andare a ballare ma non puoi farlo come sempre. Se apri una discoteca, la vivi come hai sempre fatto. Ci sono persone giudiziose che stanno a distanza con la mascherina ma altre si abbracciano perché chi va a ballare, soprattutto un ragazzo, dopo mesi di reclusione non vede l'ora di far "casino" come ha sempre fatto: divertendosi, cantando, gridando, ballando. Il problema è stato far capire la necessità di vivere un'estate diversa e portare responsabilità all'interno di strutture dove si va per spegnere un attimo il cervello e togliersi la tensione della vita quotidiana».
Capitolo chiusura. «Sono andato a leggermi un po' di articoli - prosegue il Colonnello - e per esempio ne ho trovato uno bellissimo scritto da Ale Lippi (leggi QUI) che lavora per Radio m2o. C'è chi ha detto che chiudere le discoteche il 17 agosto è come usare tutte le precauzioni dopo avere fatto sesso e secondo me è davvero così, la decisione è sbagliata e insensata: le hai lasciate aperte un mese e mezzo e quello che ci può essere stato, c'è già stato...
Potevi arrivare benissimo a fine stagione, magari inserendo il dimezzamento della capienza o l'obbligo vero della mascherina in pista, e sono sicuro che le strutture avrebbero saputo farlo rispettare. Ho vissuto alcune serate in discoteca sulla Riviera romagnola, per esempio al Samsara di Riccione: se i buttafuori passavano e ti vedevano senza distanziamento e senza mascherina... ti buttavano davvero fuori».
«Sicuramente c'è un altro problema - aggiunge ancora il Colonnello - ed è quello che vi ha raccontato da Daniele Lamperti del Village: ora tutti si sposteranno in centro perché se togli la possibilità di andare nell'unica discoteca di Varese - dove ho visto una situazione ben gestita - è come dirottare un fiume di ragazzi da Skizzo, in via Cavallotti o nella zona della Vineria, e lì si riproporrà la situazione post lockdown. Serviranno i "gorilla" per tenere le distanze, con centinaia di persone in piedi nelle viuzze perché non ci stanno tutte sedute e distanziate sui tavolini. Hanno chiuso il Village e sono contenti? Non so se lo saranno anche quando se li ritroveranno tutti in centro».
Il Colonnello spera che questa scelta produca buonsenso ma aggiunge anche un pensiero da eterno ragazzo: «Mi metto nella testa di un giovano e penso che focolai importanti le discoteche non ne hanno mai causati, quelli si sono creati ovunque, soprattutto al di fuori dei locali. Aggiungo che il mondo delle discoteche in Italia non può essere considerato solo nel momento in cui si decide di chiuderle, per portarsi magari dalla propria parte tutti quelli che non ci vanno. Nel nostro Paese l'intrattenimento notturno non è considerato cultura ma altro, questo è il problema».