Torna l'appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti, alle leggende e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l'associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda.
Orsi e lupi: le ultime presenze sul territorio varesino (ora non più: il Lupo sta tornando)
Nel 1476, a Bisuschio, un orso di 250 libbre, circa 114 chili, ferì tre cacciatori e uccise un cane durante una battuta organizzata dai fratelli Agostino e Antonio Mozzoni per il duca Galeazzo Maria Sforza. Agostino affrontò la bestia con la spada e si salvò. Il duca, che lo chiamava amico carissimo, gli concesse il 4 novembre di quello stesso anno un privilegio di esenzione perpetua da ogni carico fiscale su tutte le possessioni nel Vicariato di Varese.
Alla morte di Galeazzo, la duchessa Bona di Savoia confermò il privilegio con diploma del 10 febbraio 1477, conservato nel registro della Cancelleria Sforzesca numero 28 all’Archivio di Stato di Milano.
Eppure, nel 1493, lo stesso Galeazzo emanò una grida che vietava l’abbattimento dell’orso nelle riserve di caccia: era considerato selvaggina nobile.
Fuori dalle riserve, invece, vi erano taglie in denaro per incentivare gli abbattimenti.
Nel dicembre del 1741 un altro esemplare maschio di 215 libbre venne ucciso e scuoiato nei pressi di Brinzio, dopo aver spaventato i paesani e ucciso il bestiame.
Le ultime attestazioni documentate risalgono all’Ottocento: il 24 ottobre 1816, nel territorio di Runo, fu uccisa una femmina adulta, mentre il 26 ottobre 1817 è attestato l’abbattimento di un esemplare di cinque anni nei boschi di Curiglia. Qualcuno ricorda infine un ultimo orso ucciso nei pressi di Monteviasco nel 1876.
La presenza degli orsi è attestata anche da diversi toponimi: sopra al Colmegnino si trova una Grotta dell’Orso, come altre omonime in Valganna e nel massiccio del Campo dei Fiori, sopra la Fontana Marella. Vi è poi una Valle Orsera nei pressi di Cremenaga e la Bolla dell’Orso a Due Cossani.
Più numerosa e documentata è la presenza dei lupi.
Nel 1500, secondo le cronache di un anonimo cronista luganese, nella vicina Svizzera i lupi sbranarono trenta adolescenti che si trovavano nei boschi, impegnati nella custodia delle greggi.
In “Val d’Ispra”,scendendo da Agra verso Colmegna, si può visitare il Santuario di Santa Maria Nascente detto della Lupera: l’edificazione, risalente al sedicesimo secolo, è attribuita a un voto fatto da alcuni locali per chiedere l’intercessione della Vergine Maria contro il flagello dei lupi.
Fu determinante uno scampato attacco a delle fanciulle che invocarono il soccorso e lo ottennero.
Nel 1769 una donna di Mesenzana morì per il morso di un lupo affetto da rabbia. Prima della fine del Settecento, i pastori che frequentavano San Michele facevano dire messa presso l’omonima chiesa per invocare la protezione propria e delle greggi. Ancora nella prima metà dell’Ottocento il lupo era ampiamente presente in tutta la provincia di Varese, non solo nei boschi ma anche in pianura, forse anche appena sopra Germignaga.
Venne praticamente sterminato entro la seconda metà del secolo, per effetto delle numerose taglie assegnate a chi lo uccideva.
Ancora nell’aprile del 1882, nel circondario, era consentita la caccia ai lupi e agli orsi con fucile carico a palla.
Piero Chiara dedicò proprio alla valle della Margorabbia un ricordo che lega i Romani al nostro territorio: in “Di casa in casa la vita”descrive l’arrivo degli antichi romani nella piana e scrive che non c’era un solo abituro lungo il loro percorso, solo uccelli, volpi, talpe, tassi e, sui monti, lupi e orsi appiattiti a vederli passare. Parlava di Cittiglio, Brenta, Canonica, Cantrevia e degli altri paesi che oggi costellano la valle.
Davide Sottocasa
(Fonti: Andrea Oriani, Orsi e lupi nell’Ottocento in provincia di Varese e nelle zone limitrofe; Archivio di Stato di Milano, Cancelleria Sforzesca, registro 28; cronache dell’anonimo cronista luganese del 1500; Piero Chiara, Di casa in casa la vita; edizioni locali sulla storia di Bisuschio e del territorio del Verbano).