Economia - 28 ottobre 2026, 07:00

Società non operative: cosa cambia per le imprese nel 2026

Una SRL possiede un appartamento, qualche partecipazione e poco altro; i ricavi sono modesti, la contabilità in ordine, nessuna anomalia evidente.

Eppure il fisco può considerarla un contenitore di patrimonio e non un'impresa. Il tema delle società non operative 2026 riguarda proprio chi si trova in questa zona grigia: la qualifica scatta per presunzione, senza che nessuno contesti nulla, e produce effetti concreti sul reddito e sull'IVA. Verificare la propria posizione prima della dichiarazione costa meno che contestarla dopo.

Chi è considerato società non operativa

La disciplina delle cosiddette società di comodo nasce con l'articolo 30 della legge 724 del 1994, un riferimento normativo ormai datato ma ancora pienamente in vigore, poi integrato da altre norme. Si applica a SpA, SRL, società in accomandita per azioni, società in nome collettivo e in accomandita semplice residenti, oltre alle stabili organizzazioni di soggetti esteri. La presunzione è che la società non svolga un'attività effettiva e gestisca patrimonio nell'interesse dei soci, a meno che superi il test di operatività. 

Va tenuta distinta la società in perdita sistematica: qui il criterio non è l'entità dei ricavi rispetto ai beni posseduti, ma la presenza di perdite fiscali per cinque periodi d'imposta consecutivi, con effetti analoghi a quelli delle non operative a partire dal sesto.

Il test di operatività: come si calcola

Il test mette a confronto la media triennale dei ricavi effettivi con i ricavi presunti, calcolati applicando percentuali al valore di partecipazioni, immobili e altre immobilizzazioni. Se i ricavi effettivi non raggiungono quelli presunti, la società è non operativa. Dal periodo d'imposta 2024 la maggior parte dei coefficienti è stata ridotta: quello sulle partecipazioni è sceso dal 2% all'1%, mentre le altre immobilizzazioni restano al 15%. Per gli immobili la percentuale varia secondo la categoria. Coefficienti più bassi significano una soglia più facile da superare, ma non cancellano l'obbligo di compilare il test.

Le conseguenze fiscali per chi non supera il test

Chi non supera il test deve dichiarare un reddito minimo, determinato applicando coefficienti ai beni posseduti, e sul reddito minimo si applica l'IRES con una maggiorazione di 10,5 punti, per un'aliquota complessiva del 34,5%.

Sul fronte IVA, l'articolo 30 limita rimborso, compensazione e cessione del credito. Su questo punto la Corte di giustizia dell'Unione europea, con la sentenza del 7 marzo 2024 nella causa C-341/22, ha ritenuto incompatibile con il diritto UE la norma che nega la detrazione per insufficienza di ricavi. Il quadro sul credito IVA resta in evoluzione: conviene non dare per scontato né il blocco né lo sblocco.

Cause di esclusione e disapplicazione

Alcune società sono escluse dalla disciplina senza bisogno di dimostrare nulla: quelle al primo periodo d'imposta, quelle con almeno dieci dipendenti nei due periodi precedenti o con almeno cinquanta soci, le società consortili e quelle in procedura concorsuale. Fuori da questi casi si può chiedere la disapplicazione provando che circostanze oggettive hanno impedito di raggiungere i ricavi minimi. 

L'interpello probatorio, dopo la riscrittura dell'articolo 11 dello Statuto del contribuente, è riservato a una platea più ristretta di soggetti; per gli altri resta l'autodisapplicazione, con indicazione delle ragioni nel quadro RS della dichiarazione. La documentazione che prova l'impedimento va raccolta prima di compilare il quadro, non dopo l'accertamento.

Assegnazione agevolata beni ai soci 2026 come via d'uscita

Per chi ha un immobile che non serve all'attività, l'assegnazione agevolata beni ai soci 2026 permette di portarlo fuori dal perimetro sociale con un'imposta sostitutiva: la legge di bilancio 2026 ha riaperto il regime, con un'aliquota dell'8% e del 10,5% per le società non operative per almeno due dei tre periodi precedenti. Sono ammessi gli immobili non strumentali per destinazione e i mobili registrati non strumentali; restano fuori gli immobili strumentali per natura e destinazione. Il socio che riceve il bene doveva esserlo entro il 30 settembre 2025, oppure risultare dal libro soci entro il 31 gennaio 2026 sulla base di un titolo con data certa anteriore al 1° ottobre 2025.

C'è un dettaglio temporale che pesa. Le operazioni agevolate andavano perfezionate entro il 30 settembre 2026: la finestra, salvo nuove proroghe che al momento non risultano, si è chiusa. Chi ha completato l'assegnazione deve ancora versare la seconda rata dell'imposta, pari al 40%, entro il 30 novembre 2026.

Le alternative: trasformazione, liquidazione, riattivazione

La trasformazione in società semplice, agevolata nella stessa finestra, toglie la società dall'ambito delle non operative e semplifica la gestione patrimoniale, ma richiede che tutti i soci abbiano il requisito di anzianità e comporta un costo fiscale. La liquidazione chiude il problema alla radice, con tempi e adempimenti non trascurabili. La riattivazione dell'attività, con ricavi reali coerenti con il patrimonio, è la soluzione più lineare per chi ha un progetto concreto, ma richiede tempo per produrre effetti sul triennio di riferimento. Nessuna delle tre strade è adatta a tutti: il patrimonio, la compagine sociale e gli obiettivi cambiano la scelta.

Cosa fare adesso: verifica e scadenze

Il primo passo è un controllo preliminare del test sui tre periodi, partendo da bilanci, visure catastali, valore delle partecipazioni e libro soci. Poi vanno raccolti i documenti che sostengono un'eventuale disapplicazione: contratti, perizie, corrispondenza che dimostri tentativi di locazione o vendita. Le scadenze da presidiare sono quelle della dichiarazione dei redditi, in cui il quadro RS va compilato, e, per chi ha già assegnato beni, la seconda rata del 30 novembre 2026. Una valutazione caso per caso, fatta in anticipo, evita che la qualifica di società non operativa emerga per la prima volta in un avviso di accertamento. 

In Soluzione Tasse questo lavoro è affidato a un pool di 35 TAX advisors specializzati nella fiscalità d'impresa.





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