Sabato scorso ad Angera si è svolta la prima camminata tra i boschi, le cascine e i sentieri ai piedi della Rocca, organizzata dal Museo Archeologico e Civico cittadino, per osservare "la rallentatore", la bellezza della natura e dei paesaggi e per rendersi conto da vicino come la natura offra protezione e riparo. Per questo il percorso che vedrà nuove tappe il 25 ottobre e poi anche a novembre, il 7 e il 22, è stato denominato "Ripari".
È Anna Bernardoni, che tra i vari incarichi ricopre anche quello di operatrice culturale al Museo Archeologico locale a spiegare il senso dell'iniziativa.
Anna ci racconta il perché di questa iniziativa?
“Ripari” è uno dei nuovi percorsi culturali partecipati che stiamo sperimentando nell'ambito del progetto “Il Museo Prescritto. Nuovi percorsi per l'accessibilità, il Ben-essere e l'invecchiamento attivo”, realizzato con il contributo di Regione Lombardia. Stiamo sperimentando modi diversi di vivere il patrimonio culturale, andando oltre la tradizionale visita guidata. Vogliamo che il Civico Museo Archeologico e Diffuso di Angera diventi sempre più uno spazio di incontro, relazione e benessere per tutti; il patrimonio archeologico, storico e paesaggistico non è soltanto qualcosa da conoscere, ma può diventare un punto di partenza per riflettere, condividere esperienze e costruire nuove relazioni con i luoghi e con gli altri.
Quali sono le finalità di questa iniziativa?
L'iniziativa invita le persone a rallentare, osservare con maggiore attenzione ciò che le circonda e riscoprire il piacere di stare insieme, camminando e condividendo un'esperienza culturale, e magari facendo nuove amicizie. Ogni itinerario nasce da un tema che mette in dialogo il patrimonio con la nostra esperienza quotidiana. Nel caso di “Ripari”, siamo partiti da una domanda molto semplice: che cosa significa trovare riparo? Una domanda che attraversa la storia dell'umanità, dai primi rifugi naturali alle costruzioni realizzate dall'uomo, ma che può assumere anche significati personali, legati alla protezione, alla sicurezza, agli affetti e ai luoghi in cui ci sentiamo bene. Lo spunto permette di stimolare curiosità, emozioni, talvolta ricordi ed emozioni, riconoscendo nella cultura una risorsa per il benessere individuale e collettivo.
Quali sono i luoghi che avete attraversato?
Abbiamo camminato ai piedi della Rocca di Angera, immersi nei colori e nella luce dell'autunno, alla scoperta di luoghi poco conosciuti e di tracce che raccontano modi diversi di abitare e vivere questo territorio nel corso dei secoli. Siamo passati sotto un'antica grotta frequentata nella preistoria, abbiamo percorso la storica via delle Carrozze e attraversato boschi di castagni e vigneti, fino a raggiungere un antico monastero trasformato in cascina.
Cosa rappresenta questa iniziativa?
Permette di concretizzare ciò in cui credo molto: un museo che non si limita a raccontare il passato, ma crea connessioni con la società ed entra a far parte della quotidianità delle persone. Non solo: il patrimonio vive e "rinasce" attraverso gli sguardi e le esperienze delle persone.
Come si è conclusa l'attività?
Abbiamo concluso il percorso costruendo insieme un riparo simbolico, fatto dei nostri ripari: parole, suggestioni, ricordi ed emozioni raccolti durante la passeggiata.