Politica - 19 ottobre 2026, 08:00

OTTANT'ANNI DI VOTO ALLE DONNE. L'europarlamentare Tovaglieri: «Mia nonna quando votava si metteva il rossetto. Importante non arretrare sul fronte della parità di genere»

La leghista bustocca: «Oggi non si può dire che le donne siano escluse dalla politica, se pensiamo solo che a guidare il governo italiano e la Commissione europea sono due donne. Resta però un mondo ancora sbilanciato verso il genere maschile. Non possiamo chiudere gli occhi di fronte a culture che considerano la donna inferiore all’uomo»

Continua il nostro viaggio nella politica femminile e nell'impegno delle donne nel territorio, in un 2026 caratterizzato da un anniversario importante per il nostro Paese. Oggi parliamo con l'europarlamentare Isabella Tovaglieri (Lega), bustocca.

Ottant’anni fa il voto alle donne: cosa le trasmette questo anniversario? Ha dei ricordi dei nonni su quei giorni e sull’importanza di quella data?

Mia nonna materna era una persona semplice, ma quando andava a votare si metteva il rossetto e la pelliccia. È un ricordo che mi è rimasto impresso e che racconta quanto considerasse importante quel gesto: era un momento di grande serietà, ma anche una festa. Il voto era il simbolo della libertà, e per chi aveva vissuto la guerra e il regime quella libertà significava tutto. Gli ottant’anni del voto alle donne sono quindi un anniversario di grande valore simbolico, che deve ricordarci quanto sia importante non arretrare sul fronte della parità di genere, ancora lontana dall’essere pienamente raggiunta in tutti gli ambiti.

Ritiene che le donne oggi abbiano adeguato spazio nella politica in Italia e in Europa? Che cosa serve per accrescere la loro consapevolezza e dare loro più spazio?

Oggi non si può dire che le donne siano escluse dalla politica, se pensiamo solo che a guidare il governo italiano e la Commissione europea sono due donne. Resta però un mondo ancora sbilanciato verso il genere maschile, e la presenza femminile andrebbe ulteriormente promossa forse più sotto il profilo quantitativo, soprattutto all’interno dei partiti. Ma non attraverso un meccanismo artificiale come le quote rosa: la strada è valorizzare il merito e creare le condizioni perché ciascuno possa affermarsi per le proprie capacità. Le donne hanno tutte le carte in regola per conquistarsi il proprio spazio anche in politica.

Quando ha iniziato il suo percorso politico, ha incontrato ostacoli?

Diciamo che non sono mai stata particolarmente favorita. Fui gettata nella mischia a 24 anni non ancora compiuti e ricordo che, alla mia prima esperienza in consiglio comunale, ero l’unica donna - e quella che aveva preso meno preferenze - sui banchi della maggioranza di centrodestra. Dieci anni dopo, tra i cinque candidati più votati della coalizione, quattro erano donne: segno che qualcosa effettivamente è cambiato. Oggi la rappresentanza femminile in consiglio è ancora troppo esigua: siamo appena cinque su venticinque, ma in giunta ci sono quattro donne. Forse vuol dire che noi donne siamo più portate per l’operatività che per le discussioni in sala esagonale.

Come declina il suo impegno europeo, e non solo, nella promozione dei diritti delle donne?

Con il mio impegno politico ho sempre cercato di migliorare le condizioni di vita delle donne, dalla sensibilizzazione contro la violenza fino alla mia recente proposta sul social freezing, la crioconservazione degli ovociti che consente di preservare la fertilità e tutela la libertà di scelta femminile. Mi definirei senza troppe remore una convinta femminista, se non fosse che questo termine è stato spesso squalificato da un uso eccessivamente politicizzato e strumentale.

Oggi c’è però una battaglia che considero più di tutte essenziale e vitale: quella contro la cultura islamista della sottomissione femminile. Non possiamo chiudere gli occhi di fronte a culture che considerano la donna inferiore all’uomo e che stanno prendendo sempre più piede anche nel nostro Paese. La difesa dei valori costituzionali e della libertà delle donne deve venire prima di qualsiasi alibi multiculturale. Per il bene delle stesse donne, prima di tutto.

Che cosa direbbe oggi a una giovane che vuole iniziare un percorso politico?

Le suggerirei di cominciare a interessarsi a quello che succede nella propria città. L’impegno amministrativo è, secondo me, quello che forma maggiormente chi si avvicina alla politica e permette di capire davvero come funzionano le istituzioni. Oggi vedo molti giovani appassionarsi a grandi temi nazionali e internazionali, sui quali spesso hanno pochi strumenti per incidere concretamente, mentre trascurano quello che succede sotto casa o nel proprio quartiere. Eppure è proprio da lì che si può cominciare a cambiare le cose. Credo che la vecchia “gavetta” resti il modo migliore per appassionarsi alla politica e soprattutto per imparare a farla.

Marilena Lualdi


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