Territorio - 16 ottobre 2026, 11:27

Busto, nasce il Comitato per salvare l’Edicola di San Carlo: al via la raccolta fondi

Il monumento storico di via Matteotti ha bisogno di un nuovo restauro dopo gli interventi del passato. Cittadini, storici e professionisti uniscono le forze per restituire un simbolo di fede e memoria

Si costituisce ufficialmente a Busto Arsizio il Comitato Edicola San Carlo, un’associazione spontanea di cittadini, storici, professionisti e amanti del patrimonio culturale locale uniti da un unico intento: promuovere, sostenere e realizzare il restauro conservativo della storica edicola dedicata a San Carlo Borromeo. Il Comitato si presenterà il 30 ottobre, nella Sala della Buona Stampa della Parrocchia di San Michele, in piazzetta Don Pio Chieppi. L’incontro sarà l’occasione per illustrare le finalità dell’associazione, presentare lo stato di conservazione del monumento e svelare le prossime tappe della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi, aperta all’intera cittadinanza, alle istituzioni e alle realtà produttive del territorio.

Un simbolo della devozione e della storia bustocca

Situata nell’attuale via Giacomo Matteotti, originariamente denominata contrada Pessina (o Piscina) e successivamente Corsia di Porta Ticino, l’edicola sorge in un piccolo slargo che un tempo ospitava un pozzo pubblico. La sua edificazione affonda le radici nella prima metà del XVII secolo, a breve distanza dalla scomparsa di San Carlo Borromeo, avvenuta nel 1584, e dalla sua canonizzazione, nel 1610. Alla figura del santo la comunità di Busto Arsizio ha sempre tributato una profonda e radicata devozione.

La fondazione del tempietto si inserisce con ogni probabilità nel clima di forte fervore religioso e di richiesta di intercessione sorto in concomitanza con la drammatica pestilenza che colpì il territorio milanese e bustocco nel 1630, dinamiche storiche ampiamente documentate anche da Alessandro Manzoni nella Storia della Colonna infame.

Nel corso dei secoli, la posizione strategica dell’edicola, equidistante dalle chiese plebane di San Michele e San Giovanni, l’ha resa una tappa fondamentale e solenne per le processioni religiose che animavano il borgo.

Architettura, arte e trasformazioni nel tempo

Il monumento si presenta come un raffinato tempietto formato da tre arcate con volta a crociera, sorrette da quattro colonne in granito poggianti su plinti in pietra. La parete di fondo, in comune con l’edificio residenziale adiacente, fa da quinta scenografica alla statua in gesso finemente lavorato di San Carlo Borromeo, collocata nel 1892 in sostituzione di una precedente opera pittorica.

L’accurata fattura della scultura colpisce per il dettaglio delle vesti, in cui i pizzi sembrano ricreati in vera stoffa, circondati da un coronamento di angeli e nubi. L’aspetto attuale del monumento è il risultato diretto degli interventi autorizzati alla fine dell’Ottocento, come testimonia una storica lettera del Comune di Busto Arsizio datata 25 agosto 1892 e indirizzata al prevosto don Giuseppe Tettamanti. A questi si sono aggiunti i successivi restauri condotti a metà degli anni Novanta, a cura degli architetti Langè e Cagelli, e nel 2011, a opera dell’architetto Cagnoni.

Il degrado e gli obiettivi del Comitato

Nonostante i precedenti interventi di restauro del 1984, 1996 e 2011, il passare degli anni, gli agenti atmosferici e una carente manutenzione del sistema di smaltimento delle acque meteoriche compromettono l’integrità dell’edicola e delle sue delicate componenti decorative.

Lo stato attuale del monumento evidenzia la necessità improrogabile di un nuovo e mirato intervento di restauro conservativo, per restituire l’edicola alla sua originaria bellezza e consegnarla intatta alle future generazioni. Il Comitato Edicola San Carlo nasce proprio per rispondere a questa urgenza, ponendosi come ponte tra i cittadini, le istituzioni ecclesiastiche e civili e gli enti di tutela.

«Salvare l’Edicola di San Carlo significa custodire l’anima più autentica di Busto Arsizio e la memoria storica del nostro centro cittadino. Ci auguriamo una partecipazione corale di tutta la cittadinanza, affinché questo scrigno di fede, arte e architettura torni a risplendere nel cuore della nostra città».

Redazione