Torna l'appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti, alle leggende e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l'associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda.
Piazza Podestà e le sue prigioni
La Piazza del Podestà custodiva non solo pietre e colonne, ma un teatro di giustizia e di pena. Nel 1599 la piazza venne ingrandita con l’atterramento della casa Biumi. Qui, per secoli, fino alla fine del Settecento, si svolgevano le esecuzioni capitali e si infliggevano le altre pene corporali tipiche dei secoli di mezzo.
Ancora pochi anni fa, sulle colonne del Palazzo, restavano i grossi anelli di ferro; vicino a essi una colonna sormontata da una croce ricordava quei riti. Entrambi sono stati rimossi: gli anelli levati di recente, la croce trasportata nel cimitero.
Nel secolo scorso, quando i Padri Missionari giungevano ogni sette o otto anni a predicare la Missione al popolo, si erigeva in piazza un alto palco. Su di esso si rizzava un altare. La folla accorreva numerosa, specialmente per la benedizione papale. Quando la piazza non bastava più a contenerla, la cerimonia si spostava in un prato o in una selva più ampia.
Nel marzo del 1814 la piazza formicolava di popolo. In odio all’antico governo, dopo aver scacciato gli ufficiali di giustizia che vi abitavano, la folla mise a soqquadro gli Archivi Governativi e Comunali. Con ignorante e maligno desiderio di vendetta diede alle fiamme tutte le carte.
Annesse al Pretorio sorgevano le prigioni, l’abitazione del barigello e degli ufficiali di giustizia.
Quelle stesse celle, divenute poi Carceri del Tribunale di Circondario, contavano già vari secoli di esistenza. Anguste, trasandate, insalubri e del tutto disadatte, esigevano ricostruzione per semplice senso di umanità. Ordini ministeriali per un nuovo carcere erano già giunti, ma finora nulla si era fatto.
I prigionieri tentarono più volte di evadere; qualche volta il tentativo riuscì.
La prima fuga che destò stupore avvenne il 30 ottobre 1741.
I detenuti bruciarono il pavimento di legno della stanza in cui erano rinchiusi: quel pavimento formava il soffitto del salone del consiglio. Dalle finestre del salone calarono con lenzuola fino alla piazza. Il primo a discendere fu il barigello detto Luvino. Impigliatosi nei lenzuoli, cadde mezzo morto al suolo. I compagni lo portarono nel campanile, dove dopo sei giorni morì.
La seconda fuga ebbe luogo il giovedì grasso del 1865.
Tra i detenuti c’era certo Taloni Carlo di Milano, giovinetto ancora fresco d’età, biondo, imberbe, di figura gracile e delicata, di aspetto gentile e di modi insinuanti. Era indiziato quale complice di un misfatto avvenuto tre anni prima in casa del parroco di Mesenzana; mancando le prove, subiva lunga prigionia di prevenzione. Si accorse che un muro dello stanzone comunicava col solaio di una casa vicina, abitata da un oste. Il muro vecchio poteva essere facilmente forato.
Era la sera del giovedì grasso. I guardiani avevano fatto la visita d’uso; qualche ora doveva ancora passare prima della successiva. Fuori, per le contrade, dominava lo schiamazzo dell’allegria carnevalesca; nell’osteria della casa contigua echeggiavano suoni, fervevano danze, chiassava la gioia.
Taloni capì che il momento non poteva essere più propizio. Da un secchiello estrasse un chiodo, lo legò con un legaccio al manico del proprio cucchiaio di legno e, con quel povero arnese, praticò un buco nel muro. In meno di un’ora fu nel solaio della casa vicina, discese la scala, passò tra la molta gente che si divertiva nell’osteria, si trovò in strada e… buona notte.
Era tra le sette e le otto. Verso le nove i guardiani entrarono per la visita e scoprirono la grave realtà.
Gli altri detenuti non avevano seguito il compagno; restavano sui loro giacigli.
Così, tra esecuzioni, prediche, tumulti e fughe audaci, Piazza Podestà continua a raccontare, pietra dopo pietra, le storie passate di Varese.
Davide Sottocasa da La Varese Nascosta