Salute - 28 settembre 2026, 14:15

Claudio Pucci, l'anima del Beccaria che guarda al futuro: «Progetto "longevità" e cura continua, la salute parte dall'ascolto. E siamo sempre una famiglia»

Nell’anno del cinquantesimo, l’amministratore delegato racconta il Centro di oggi e quello che verrà: nuovi servizi, tecnologia, medicina sportiva e prima assistenza, senza perdere l’identità costruita nel tempo. «Il tema è vivere più a lungo, ma soprattutto vivere più a lungo in salute. Fa piacere sentire dire "vado al Beccaria" perché profuma di casa». L'intelligenza artificiale? «Utile per snellire in fase di prenotazione». E sul rapporto con il settore pubblico: «Non siamo concorrenti. Se ci chiedono una mano per le liste d’attesa, noi ci siamo»

Cinquant'anni di Beccaria, ma soprattutto il presente e il futuro di una realtà che continua a cambiare senza perdere la propria identità. A raccontarli è Claudio Pucci, amministratore delegato del Gruppo Beccaria, l'uomo che negli ultimi anni ne ha accompagnato e guidato la crescita, fino a diventarne un po' l'anima: quella che guarda avanti, immagina nuovi servizi e nuovi progetti, ma continua a difendere un principio che viene da lontano. Il Beccaria è cresciuto, ma vuole continuare a essere una famiglia.

E allora il cinquantesimo compleanno (la data ufficiale è stata il 5 luglio) diventa molto più di una ricorrenza da celebrare. È l'occasione per raccontare dove sta andando il centro: dalla medicina sportiva all'intelligenza artificiale applicata all'esperienza del paziente, dall'ambulatorio di prima assistenza a “Cura Continua”, fino ad Aurevia, il nuovo programma dedicato alla longevità. Perché la sfida, spiega Pucci, non è semplicemente vivere più a lungo, ma vivere più a lungo e in salute.

E in tutto questo c'è soprattutto Varese. C'è un territorio da ascoltare, con i suoi bisogni sanitari e la sua fortissima vocazione sportiva; c'è un rapporto con la sanità pubblica che Pucci immagina sempre più fondato sull'integrazione anziché sulla concorrenza; e ci sono i pazienti, dai quali spesso sono nate le idee che hanno fatto crescere il Beccaria. «Guardiamoci intorno, certo, ma soprattutto ascoltiamo il nostro paziente», è una delle frasi che meglio sintetizzano la sua visione. Cinquant'anni dopo, insomma, il Beccaria festeggia la propria storia continuando a chiedersi quale sarà il prossimo passo.

Il Beccaria compie 50 anni. C’è una data precisa che segna questo anniversario?
La data esatta è il 5 luglio 1976, quindi il 5 luglio è il nostro compleanno. Ovviamente abbiamo voluto trasformare tutto questo in un anno di celebrazioni: siamo partiti a marzo con la conferenza stampa, questa settimana ci sarà una festa per tutto il team, l’équipe e i dipendenti, e durante l’anno abbiamo organizzato diverse iniziative. Cinquant’anni di storia non potevano certo esaurirsi in un solo giorno.

È stato il mese della ripartenza. Come lo avete vissuto in un anno così particolare?
È stata una vera ripartenza, con l’entusiasmo e le batterie ricaricate dopo l'estate. È ripartita soprattutto la medicina sportiva, che negli anni è diventata sempre più uno dei nostri focus, grazie alle partnership attivate e a un team di medici che continua ad ampliarsi. Per noi l’anno, in un certo senso, va da settembre a settembre: abbiamo tante idee da mettere in piedi e c’è grande entusiasmo.

Tra queste idee c’è Aurevia, il nuovo progetto dedicato alla longevità. Di che cosa si tratta?
È probabilmente la novità più importante e ci stiamo lavorando da molti mesi. Aurevia sarà un vero e proprio longevity program, con un suo brand e un sito dedicato. Non parliamo di un check-up che comincia e finisce nell’arco di una giornata, ma di programmi della durata di alcuni mesi, flessibili anche in base alle esigenze del paziente. Il tema è vivere più a lungo, certamente, ma soprattutto vivere più a lungo in salute: è la qualità della vita che conta. Il paziente avrà un medico come punto di riferimento che lo seguirà dall’inizio alla fine. Ci sarà anche una componente legata alla medicina estetica, perché nella longevità rientra non soltanto il sentirsi bene, ma anche il vedersi bene.

Il Beccaria sembra non stare mai fermo. È una caratteristica che vi appartiene?
Sì, è così ed è anche un po’ il mio carattere. La nostra caratteristica è continuare a investire nelle infrastrutture, nei macchinari, ma anche nelle idee. A breve arriveranno altri progetti con un focus particolare sull’esperienza del paziente, per esempio aiutandolo nella fase di prenotazione attraverso l’intelligenza artificiale. Cerchiamo di guardarci intorno, capire quali strumenti nuovi possano essere realmente utili e utilizzarli per rendere migliore l’esperienza del paziente all’interno del Beccaria.

Nonostante la crescita, qui si continua a respirare un’atmosfera familiare. Quanto è importante conservarla?
Moltissimo. Credo e spero che questo approccio rimanga, perché siamo nati così e questa è la nostra cultura. È chiaro che nel frattempo siamo cresciuti e ci siamo ingranditi, ma l’idea di fondo deve rimanere la stessa: accogliere le persone e farle stare bene qui.

Che momento sta vivendo Varese dal punto di vista della salute e dell’attenzione alla prevenzione?
Vedo sicuramente una grande attenzione alla salute. Sono nati e continuano a nascere molti centri, segno che la domanda esiste. Dopo il Covid questa sensibilità ha avuto un’accelerazione e c’è molta attenzione anche nei programmi di prevenzione regionali e nazionali. Lo stesso vale per il welfare: le aziende sono sempre più attente alla salute dei dipendenti e il welfare viene utilizzato anche come strumento per attrarre e trattenere talenti. Anche nello sport vedo un’attenzione crescente: probabilmente sono aumentati i praticanti, anche perché c’è più voglia di stare bene, e di conseguenza aumenta la necessità di visite e accertamenti legati all’attività sportiva.

E Varese continua a confermare una fortissima vocazione sportiva.
Noi abbiamo una panoramica piuttosto ampia: passiamo dal Milan alla Pallacanestro Varese, dalla Varesina alla Solbiatese, ma poi ci sono il basket, il pattinaggio, il canottaggio, il ciclismo e tantissime altre realtà. Varese è sicuramente molto prolifica da questo punto di vista. L’ho già detto in altre occasioni: per me una delle grandi vocazioni di Varese è proprio quella sportiva, perché credo che abbiamo davvero tutto.

Quest’anno sarete anche al fianco della Tre Valli Varesine che si correrà martedì 6 ottobre.
Per il primo anno abbiamo ufficializzato questa partnership con Renzo Oldani, patron della Binda, e con la Tre Valli . Saremo presenti nella Città della Salute e daremo il nostro supporto anche dal punto di vista medico, con la presenza di alcuni nostri professionisti.

Un altro progetto è “Cura Continua”. Che cosa significa concretamente?
Significa che l’esperienza al Beccaria non finisce quando termina la visita. Assistiamo il paziente anche dopo, supportandolo nel follow-up e nell’organizzazione degli eventuali esami o delle visite successive. Abbiamo visto che soltanto il 30% delle persone, terminata una visita, prende effettivamente appuntamento per ciò che viene prescritto dopo: qualcuno dimentica, qualcuno rimanda, qualcuno sottovaluta. Per questo abbiamo creato, anche grazie a un sistema di intelligenza artificiale, un meccanismo che ci permette di ricontattare automaticamente il paziente e aiutarlo a proseguire il proprio percorso di cura. È un’assistenza che offriamo gratuitamente.

Sta crescendo molto anche l’ambulatorio di prima assistenza.
È un’iniziativa partita lo scorso anno che quest’anno ha avuto uno sviluppo importante, grazie anche al dottor Saverio Chiaravalle, che ne è il responsabile e ha 25 anni di esperienza in pronto soccorso. È un ambulatorio pensato per tutti quei problemi che non richiedono l’assistenza del pronto soccorso. Siamo arrivati a quattro giorni di apertura alla settimana e passeremo a cinque, perché le richieste sono tantissime. Non significa sovrapporsi al medico di base: sono due cose diverse. Possiamo effettuare anche alcune prestazioni, come per esempio i punti di sutura. Abbiamo inoltre avviato partnership con alcuni hotel per offrire un riferimento anche agli stranieri e ai turisti presenti sul territorio.

In un momento in cui la sanità pubblica è in difficoltà, quale deve essere il rapporto tra pubblico e privato?
Non è semplice gestire la sanità pubblica all’interno di un sistema universalistico, che vuole garantire tutto a tutti: nel lungo periodo il tema della sostenibilità economica inevitabilmente si pone. Noi abbiamo sempre ragionato nell’ottica dell’integrazione con il pubblico. Siamo accreditati con il Servizio sanitario nazionale per alcune attività e, se Regione o ATS ci chiedono una mano per ridurre le liste d’attesa, come è già accaduto quest’anno, noi siamo disponibili e non ci tireremo indietro.
Non mi sono mai considerato un concorrente della sanità pubblica, perché non avrebbe senso. Credo invece che realtà più piccole, flessibili e veloci come la nostra possano occuparsi maggiormente della bassa complessità, lasciando agli ospedali l’alta complessità. Gli ospedali devono poter fare gli ospedali. Se riuscissimo a costruire sempre di più questa integrazione, credo che il sistema potrebbe funzionare meglio.

Un’integrazione che esiste già anche concretamente.
Abbiamo una convenzione con l’ospedale per determinate specialità e quindi esiste già un’integrazione. Abbiamo inoltre una partnership con l’Università dell’Insubria e accogliamo gli specializzandi nel nostro laboratorio. Siamo assolutamente aperti a questo tipo di relazioni e ci fa molto piacere svilupparle.

Oggi a Varese capita sempre più spesso di sentire dire semplicemente “vado al Beccaria”. Avete la percezione di essere diventati un punto di riferimento per il territorio?
Mi fa tantissimo piacere sentirlo, ma lavorando qui dentro non ho mai avuto la presunzione di pensare che il Beccaria potesse essere diventato un punto di riferimento. Però effettivamente me lo sento dire spesso: “Prima sento il Beccaria, poi, se il Beccaria non ce l’ha, cerco altrove”. Questo mi fa estremamente piacere, perché significa che il lavoro fatto e la visione che abbiamo avuto 15 o 16 anni fa, quando abbiamo deciso di investire e ingrandirci per offrire più servizi al territorio, hanno prodotto qualcosa.
Molto, però, è nato ascoltando i pazienti. Lo dico sempre anche ai miei collaboratori: guardiamoci intorno, certo, ma soprattutto ascoltiamo il nostro paziente, perché è da lì che arrivano le idee e le necessità. Tante volte sono stati proprio loro a chiederci nuovi servizi e noi ci siamo domandati come riuscire a offrirli. Lo sviluppo del Beccaria è nato anche così.

E per crescere servono anche medici.
Su questo abbiamo lavorato moltissimo. Quando costruisci una struttura accogliente e organizzata, la doti di strumentazione e tecnologia all’avanguardia e di personale competente, naturalmente lo fai prima di tutto per offrire un servizio migliore agli utenti. Ma allo stesso tempo crei un luogo nel quale anche i bravi medici vogliono venire a lavorare. Continuiamo a cercarne altri non perché non siamo soddisfatti di quelli che abbiamo, ma perché riteniamo di poter fare ancora di più. Abbiamo aggiunto recentemente, per esempio, la nefrologia. L’obiettivo sarebbe poter avere più specialisti per ogni branca e garantire così continuità nel servizio. La concorrenza è tanta, ma la concorrenza fa bene: ti spinge a continuare a migliorare.

Andrea Confalonieri