Cronaca - 26 settembre 2026, 10:43

Delitto Lidia Macchi. Il legale della famiglia: «Resta il dolore perché da 40 anni manca la verità»

L'avvocato Daniele Pizzi interviene dopo che la Corte d'Appello ha confermato a Stefano Binda un indennizzo "ridotto" per ingiusta detenzione pari a 212 mila euro: «Non commentiamo questa decisione, constatiamo che il prossimo gennaio saranno trascorsi 40 anni dalla morte di Lidia senza che il suo assassino sia stato assicurato alla giustizia»

Lidia Macchi

La Corte d'Appello di Milano ha confermato ancora una volta al brebbiese Stefano Binda un indennizzo per l'ingiusta detenzione, subita tra il 2016 e il 2019, con l'accusa di avere ucciso la studentessa varesina 21enne Lidia Macchi a Cittiglio nel gennaio del 1987. Accusa dalla quale è stato completamente prosciolto. 

Un indennizzo "ridotto" quantificato in 212 mila euro, una cifra inferiore rispetto a quella riconosciuta a Binda, sempre dai giudici, di 313 mila euro. Se la Procura farà nuovamente ricorso, la Cassazione dovrà nuovamente pronunciarsi. 

Il legale della famiglia Macchi, Daniele Pizzi, interpellato dall'agenzia Ansa non vuole commentare la decisione dei giudici, anche perché è stata emessa nell'ambito di un procedimento giudiziario di cui non era parte.

L'avvocato Pizzi ha parlato però «del dolore nel constatare che a gennaio saranno trascorsi 40 anni dalla morte di Lidia senza che il suo assassino sia mai stato assicurato alla giustizia, ovvero senza che si sia mai arrivati a stabilire la verità su quello che è accaduto quella tragica notte del 5 gennaio 1987».

«Dolore mitigato però dalla gratitudine per le tante opere di bene che sono scaturite dopo la morte di Lidia, a partire dalla Fondazione che porta il suo nome e che tutt'ora sostiene una scuola in Uganda». 

Redazione