Diciamoci la verità: la vera presentazione di Amedeo Della Valle è stata ieri (Leggi QUI).
Chi ha avuto la fortuna di assistervi ha potuto conoscere almeno un pizzico dell’Amedeo vero, della persona che esce fuori vicino a un amico (Giancarlo Ferrero), del suo passato e delle sue emozioni: qualcosa di ben diverso dal protocollo di una conferenza stampa.
E poi, in certe occasioni, quando ci si dimentica di aver in mano un microfono (e ce lo si dimentica perché si sta bene dove si è), come è accaduto al De Filippi, vengono fuori le storie più belle. Che nelle conferenze vengono taciute, perché il formalismo frena. Chi c’era ieri, per esempio, sa che quando è arrivata la chiamata di Varese, Amedeo era nel salotto di casa sua, proprio con Ferrero. Chiamale coincidenze…
Oggi, dallo sponsor Carlsberg («È un piacere continuare la nostra collaborazione dopo l’anno scorso» ha detto Maria Grazia Fumagalli, Corporate Affairs Manager dell’azienda), ADV ha completato il quadro: «So che fa abbastanza strano vedermi con questi colori, ma sono felice di essere qui. Sarà una stagione ambiziosa e non vedo l’ora di dare il mio contributo».
Il gm Maksim Horowitz l’ha presentato così: «Ogni estate creiamo una lista di giocatori italiani in ordine di valore e ogni anno c’è Amedeo. Quando abbiamo capito dal suo agente che era free agent, ci siamo mossi per lui. Pensiamo che sia quasi perfetto per come vogliamo giocare: è un talento che ci può portare nella direzione in cui vogliamo andare. Siamo molto felici di averlo preso».
Ecco tutte le dichiarazioni di ADV:
La missione in questa fase della carriera:
«Vorrei essere un leader di questa squadra, perché è questa la responsabilità che mi voglio prendere in questo momento della carriera. Penso di essere nei migliori anni della mia carriera e voglio vincere. So che non è facile: i risultati arrivano solo se tutto si muove alla stessa velocità, altrimenti si rimane giocatori singoli».
L’accoglienza di Varese:
«Sono fortunato perché ho avuto un’accoglienza strepitosa. Varese vive di pallacanestro e lo si vede anche semplicemente girando per la città: c’è sempre gente che ti incita».
Cosa lo ha attratto di Varese:
«Quello che è successo durante l’estate è stato uno shock emotivo e volevo quindi rimanere vicino a Brescia e vicino a casa. Poi essere stato compagno di Luis Scola a Milano ha avuto un impatto su di me: in questi anni ci siamo sempre sentiti e ci siamo dati fiducia a vicenda. Tutti gli anni mi ha sempre scritto. Anni fa avevo fatto un murales sul terrazzo di mia madre con una foto in cui, a Milano, ero insieme a lui e al Chacho: rivederla oggi mi sembra quasi che avesse rivelato anche il futuro. Luis era uno che voleva sempre creare un bel clima nello spogliatoio».
Il rapporto tecnico con Hunter Hale:
«Quando vai in campo cerchi di aiutarti con i tuoi compagni. Più giochi ad alto livello, più devi essere capace di adattarti. Dipende anche dall’allenatore. Con Hunter posso coesistere e penso che insieme possiamo rappresentare un pericolo per gli avversari».
Brescia e le strade che si dividono:
«C’è un’ultima foto che abbiamo fatto durante un pranzo a Brescia. Dopo un mese abbiamo ripreso quella foto e qualcuno ha scritto: “Come quando spacchi a biliardo”. Siamo finiti uno da una parte e uno dall’altra. Io ho fatto le valigie e sono finito qui, dove mi volevano. Le cose possono diventare imprevedibili».
Masnago:
«A Masnago ho sempre trovato un clima molto caldo, forse il più caldo in assoluto. È difficile per gli avversari. Già vedere i tifosi contro la Maxima mi ha fatto una grande impressione».
Le coppe e la BCL:
«A me piace giocare e faccio volentieri più partite possibile. Quando abbiamo giocato le coppe a Brescia abbiamo vinto la Coppa Italia. Sono contento di giocare la BCL, è una cosa che mi stimola. A 33 anni mi sento giovanissimo: mi basta stare bene».
Ancora su Brescia:
«In questo momento sono concentrato su Varese. Non è un momento in cui mi va di pensare a quello che avrebbe potuto essere questa estate, né al futuro. Dopo quello che è successo penso soltanto all’oggi».
Nazionale e 3x3:
«Sono contento di aver giocato le finestre con la Nazionale. Per quanto riguarda il 3x3, pensare a Los Angeles è difficile dopo l’infortunio alla mano di questa estate. Essere un giocatore professionista è una cosa, fare il 3x3 è un’altra: non posso dare la stessa attenzione a entrambe le cose».
Una vita cambiata in poche settimane:
«La chiamata di Varese mi ha cambiato i piani della vita. A volte non capisco ancora bene che cosa mi sia successo. Ma sono una persona semplice, mi basta poco e Varese mi sembra bella».