L’estate 2026 di Aubam è stata da incorniciare. Non solo per la bella esperienza che 35 bambini ucraini, con tre educatrici, hanno vissuto in gruppo fra le montagne dell’Aprica, lontano dalle sirene e dalle bombe del conflitto che ha investito il loro Paese. La bella stagione ha portato anche un gradito ritorno, quello delle famiglie che ospitano nelle proprie case. Lo aveva chiesto, quasi invocato, questo ritorno, Antonio Tosi, presidente del sodalizio che ha portato in Italia migliaia di giovanissimi ucraini, allontanandoli temporaneamente dalle radiazioni di Chernobyl prima, dalla guerra oggi.
«Sono cinque – spiega - le famiglie che hanno garantito accoglienza ad altrettanti bambini. Un’esperienza che mi risulta essere stata positiva per tutti, per chi ha ospitato e per chi è arrivato. Colgo, in chi ha vissuto questo incontro, la disponibilità a ripeterlo. Un bel segnale, anche perché arrivavamo da un lungo stop: dal Covid in poi eravamo riusciti ad accogliere solo a gruppi».
Approfondisce il presidente: «Tre nuclei avevano figli italiani, alcuni dei quali sono rimasti in contatto con i loro più o meno coetanei ucraini, parliamo della fascia 8-13 anni. C’era il timore che le barriere linguistiche impedissero di legare, in realtà i ragazzi riescono a scriversi anche adesso, un po’ grazie all’inglese, un po’ con i traduttori disponibili online».
Dunque? «Dunque è già ora di pensare all’estate 2027. Sembra presto ma tra burocrazia, organizzazione, informazioni e rassicurazioni che occorre dare alle famiglie è giusto partire con la nuova campagna».
Tosi, e con lui Aubam, cerca famiglie disponibili ad accogliere un bambino per un periodo variabile tra le due e le cinque settimane. Arco di tempo in cui vivere la normalità. Straordinaria, se vista dagli occhi di chi sperimenta la tensione di un conflitto. Una giornata al parco, una gita, un pomeriggio in piscina posso risultare indimenticabili. I bambini ucraini sono individuati dall’associazione partner di Aubam, “Difendere i bambini di Chernobyl”, di Vishnove. Si tratta di una realtà-partner collaudatissima. In preparazione dei soggiorni si tengono incontri informativi, tra condivisione di esperienze e minime indicazioni su lingua e abitudini dei giovanissimi in arrivo. Le spese per il viaggio sono condivise tra famiglia di arrivo e Aubam, quelle di mantenimento fanno capo al nucleo italiano.
«Adesso – sottolinea Tosi – possiamo avvalerci anche della consulenza di persone che hanno accolto in tempi recentissimi. Persone che hanno sperimentato la gioia più bella: regalare un sorriso a un bambino. È una gioia ripetibile. E a portata di mano».
Aubam è contattabile all’indirizzo e-mail info@aubam.org