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Territorio | 19 settembre 2026, 08:53

La comunità abbraccia don Stefano Rho, «l'antiprotagonista». Grande partecipazione alla messa al “Don Paolo”

A Busto il vescovo ausiliare monsignor Luca Raimondi, che ha presieduto la celebrazione per il parroco dei Santi Apostoli e di Sant’Anna scomparso giovedì: «Un prete che muore è un seme che cade a terra e dà frutto». Sull'immaginetta le parole della sua ultima omelia. Oggi i funerali

Era gremita ieri sera la chiesa dei Santi Apostoli. Tantissimi, bambini, ragazzi, adulti, anziani, hanno voluto partecipare alla S. Messa per don Stefano Rho, parroco dei Santi Apostoli e di Sant’Anna, morto giovedì 17 settembre a 61 anni per un malore improvviso mentre si trovava all’Alpe Devero.

A presiedere la celebrazione è stato Mons. Luca Raimondi, Vescovo ausiliare di Milano (e già coaudiutore all’oratorio San Filippo Neri nella parrocchia di San Michele a Busto). Molti i sacerdoti con lui sull’altare, tra i quali il vicario episcopale don Franco Gallivanone, il Prevosto di Busto Mons. Severino Pagani (che ora diventa amministratore parrocchiale della comunità di cui era parroco don Stefano), il vicario don David Maria Riboldi e don Gabriele Colombo, cappellano dell’ospedale.

Raimondi nella sua omelia ha invitato ad eliminare l’idea che Dio abbia “loschi disegni”: «Dio non vuole mai la morte, vuole che viviamo. Siamo mortali, non sappiamo perché certe cose accadono: ci affidiamo a Te Signore. Noi cristiani siamo quelli che gridano “Tu sei con me”».

Durante l’omelia c’è stato spazio anche per i ricordi personali di don Stefano, che Raimondi conosceva bene: «Ho l’immagine di lui che canta Extraterrestre di Finardi».

Il Vescovo ausiliario ha richiamato inoltre il motto scelto dai sacerdoti del ’90 (don Stefano era stato ordinato sacerdote il 9 giugno 1990): “Servi per amore di Gesù”. «Noi, perché servi di Cristo – ha detto - siamo servi di una comunità, di una chiesa».

Ha citato San Paolo: “Noi non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore”. Questa frase, ha sottolineato il celebrante, è proprio per don Stefano che era “l’antiprotagonista”. «Stefano – ha aggiunto - ha scoperto la causa della sua vita: non un ideale, ma un a persona viva, risorta».

Poi ha ripreso il vangelo, con la domanda che Gesù pone per tre volte a Simon Pietro “Mi ami tu?”. La domanda essenziale. «Cristo l’ha detto a don Stefano e a tutti noi: - ha spiegato il sacerdote - non basta sentirsi cristiani. La domanda è: mi ami tu?»

Ancora: «Un prete che è morto – ha affermato l’ex coadiutore - è un seme che cade a terra e dà frutto. Sono certo che darà molto frutto a questa comunità. Il seme deve morire, deve concimare la terra per far nascere una pianta d’amore».

Al termine della messa, il Vescovo ha invitato i presenti a prendere le immaginette realizzate per il parroco appena scomparso «perchè – le sue parole - il ricordo diventi di grande fecondità nella vita di ognuno».

Sul cartoncino è stata fatta stampare una frase tratta dall’ultima omelia di don Stefano, quella di domenica scorsa, e che oggi, come ha evidenziato Mons. Raimondi, pare il suo testamento. “Un bimbo chiede al don: «Chi è quell’uomo sulla croce?» «E’ colui che mi ha reso felice: si chiama Gesù»”.

Il funerale sarà oggi alle 15 nella chiesa di via Genova.

Mariagiulia Porrello

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