Territorio - 17 settembre 2026, 19:24

Non chiedono aiuto nemmeno quando sanno a chi rivolgersi: in un sondaggio, l’identikit dei giovani a rischio di Busto

L’indagine, presentata in Comune, è stata promossa da associazione Lampi Blu, Servizi Sociali e Studio Mantovan. Quasi 1.100 ragazzi tra gli 11 e i 21 anni hanno risposto a domande su (cyber)bullismo, violenza fisica e psicologica, disturbi alimentari, stupefacenti, alcol, sesso, gioco. Gli orari di rientro dalle serate con gli amici come indicatori di rischio. L’assessore Reguzzoni: «Sulla mancanza di contatti gioca un ruolo la vergogna, il bisogno viene nascosto a favore di un’immagine immacolata e vincente».

Non si fidano. Dunque, anche se hanno bisogno d’aiuto e sanno a chi possono (potrebbero) rivolgersi non chiedono. È parte dell’identikit sui giovani di Busto fra gli 11 e 24 anni che emerge dal sondaggio “Giovani, abitudini e disagio”, nell’ambito dei Tavoli sui minori voluti dall'assessore ai Servizi Sociali, Paola Reguzzoni, approntato e sviluppato dallo studio Mantovan e dall'associazione Lampi Blu. L’articolato questionario ha restituito un ritratto anticipato oggi, 17 settembre, alle associazioni e alle realtà cittadine che si occupano di ragazzi. Presto i risultati saranno oggetto di approfondimenti, anche a beneficio delle famiglie.

In sala consiliare sono emersi dati significativi: sono quasi 1.100 i moduli, digitali e rigorosamente anonimi, restituiti. Un numero rilevante dal punto di vista statistico, un punto di partenza per valutare, progettare, mettere in atto azioni future. Da parte di tutti: genitori, Terzo Settore, Istituzioni, Forze dell’Ordine.

Pochi ma rilevanti i flash lanciati a Palazzo Gilardoni. «Ci sono sorprese positive – il commento dell’assessore – ma anche conferme di previsioni non proprio ottimistiche e ambiti in cui è evidente la necessità di lavorare molto». Indagati ambiti quali il bullismo, anche nella versione cyber, l’accostamento gli stupefacenti e l’alcol, il sesso, il gioco, le ludopatie. Con un approccio volto a comporre un ritratto a tutto tondo. «Per quanto riguarda i disagi relazionali – ha esemplificato, per Lampi Blu, Simona Tozzi – non ci si è limitati a porre domande sull’eventuale coinvolgimento nella violenza in veste di vittime. Si è chiesto anche dei comportamenti messi in atto. E di pensieri connessi alla violenza»

«Abbiamo rilevato una condizione di benessere e di normale sviluppo per una larga maggioranza dei ragazzi che hanno risposto alle domande. Un dato in linea con gli studi esistenti» ha precisato l’avvocato Davide Mantovan. In questa cornice, alcune pennellate sono preoccupanti. È risultato esposto a fattori di rischio, a seconda dei fenomeni, tra il 10 e il 25 per cento del campione.

Quando i ragazzi escono con i coetanei, l’orario di rientro abituale prima o dopo le 2 del mattino è un indicatore significativo, uno spartiacque: tra chi rincasa sempre prima, il consumo di alcolici almeno saltuario si riscontra nel 18,3 per cento dei casi, il fumo nell’8,2 e l’uso di stupefacenti appena nello 0,7. Tra coloro che rientrano sempre dopo le percentuali si impennano e diventano rispettivamente 78, 72 e 42 per cento. 

Chi dichiara di essere sempre triste riferisce anche (50 per cento dei casi) di subire violenza fisica frequente e di praticare spesso l’autolesionismo (oltre 55 per cento). Su scala inferiore la violenza psicologica ha lo stesso andamento.

L’autolesionismo è facilmente presente (anche se non si dimostra un rapporto di causa-effetto) tra chi subisce cyberbullismo (66,7 per cento). La connessione fra tristezza e tempo di permanenza sui device esiste ma non è così stringente: la tecnologia isola in certi casi ma, ovviamente, offre anche occasioni di socialità e divertimento.

Per certi aspetti clamorosi i dati sulla conoscenza dei supporti (figure professionali, associazioni…) presenti sul territorio: anche chi è consapevole della loro esistenza (circa la metà del campione) in oltre l’80 per cento dei casi non si è mai rivolto a loro. Un dato sovrapponibile a quello di chi non conosce gli aiuti disponibili.

Di qui una sorta di imperativo, echeggiato a palazzo Gilardoni, per chi lavora in sostegno ai giovani: fare conoscere e vincere la sfiducia.  «Andare oltre una sorta di resa» ha chiuso Mantovan.

«L’impressione – il commento di Paola Reguzzoni – è che giochi un ruolo importante anche la vergogna, il pudore. Il bisogno viene nascosto a favore di un’immagine del sé da esporre immacolata e vincente. Le tendenze culturali, oggi, remano in direzione opposta a questo atteggiamento ma il lavoro da fare è enorme».

Partendo dai dati: saranno oggetto di un convegno e messi a disposizione delle famiglie «…che non possono demandare l’educazione dei figli solo alla scuola, ai professionisti e alle associazioni. Il sondaggio – ha aggiunto l’assessore – sarà trasmesso alla Regione, dove ci si basa su dati Istat, raccolti su aree ben più grandi. E, per incrementare le risorse al Terzo Settore, apriremo uno sportello con un consulente esperto in bandi».

Stefano Tosi