Via libera in Consiglio provinciale alla revisione del Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp), lo strumento di pianificazione che definisce l’assetto del territorio.
Ma il voto, importante e dall’esito scontato, si è trasformato in un caso politico. L’assise odierna ha infatti sancito la “ricandidatura” da parte di Partito Democratico e Forza Italia del presidente Marco Magrini.
La minoranza di centrodestra ha contestato la “politicizzazione” del documento. Fratelli d’Italia ha lasciato l’aula, mentre la Lega ha protestato parlando di «caduta di stile».
Le baruffe politiche rischiano di far passare il secondo piano la portata del momento: dopo 19 anni, il documento – datato 2007 – è stato aggiornato.
Ieri il primo passaggio nell’assemblea dei sindaci, dove il piano aveva incassato l’approvazione plebiscitaria con 112 voti favorevoli su 114 partecipanti (con un’astensione e un non votante). Stasera l’ok dell’assise di Villa Recalcati, all’unanimità ma senza Fratelli d’Italia, che ha lasciato l’assise. E un’inattesa coda polemica.
Schermaglie per le assenze in maggioranza
Qualche schermaglia ancor prima dell’inizio della discussione del Ptcp. A inizio seduta, infatti, il capogruppo della Lega Sergio Ghiringhelli ha fatto notare che la maggioranza non aveva i numeri per garantire autonomamente il numero legale. «Questo la dice lunga sull’amministrazione», l’affondo di Ghiringhelli.
«Gradirei che in quest’ultimo periodo si facessero della analisi su come affrontare bene il Consiglio», ha rincarato il capogruppo di Fratelli d’Italia Marco Colombo.
Magrini prima ha provato a spiegare che le assenze nella maggioranza erano dovute a impegni personali, «non è che non abbiamo i numeri». Poi, incalzato dall’opposizione, ha tirato le orecchie ai suoi: «Ieri i sindaci hanno dato un segno di grande responsabilità e partecipazione. Oggi qualcuno si è dimenticato che la seduta sarebbe iniziata alle 17. Qualcuno deve riflettere se è il caso di ricandidarsi, è una questione di senso di responsabilità».
Il piano
Poi la discussione sulla revisione del Ptcp è entrata nel vivo. Il consigliere delegato Stefano Bellaria ha voluto innanzitutto ringraziare i tecnici: «Sono orgoglioso di aver lavorato con persone competenti e appassionate del loro lavoro». «È l’atto finale di un percorso a cui hanno dato il proprio contributo ben 124 Comuni, le due Comunità montane e tre enti parco – ha sottolineato Bellaria –. Un lavoro che è proseguito da febbraio 2024 fino a ieri, con l’assemblea dei sindaci. È un piano dinamico: verranno attivati dei tavoli tematici e ci potranno essere aggiornamenti annuali per stare al passo di una provincia che cambia velocemente».
83 le osservazioni complessive pervenute, perlopiù da parte dei Comuni. Durante la relazione è stato detto che «le modifiche (non sostanziali ma migliorative soprattutto nella fase di attuazione) confermano pienamente vision, obiettivi e progetti strategici del piano».
Pd e FI per il Magrini bis
Fabio Passera, capogruppo di Civici e Democratici (il nome del Pd a Villa Recalcati) ha ricordato che «l’approvazione del Ptcp era il primo obiettivo di mandato» al momento della formazione della maggioranza che avrebbe dovuto sostenere Magrini. E, dopo gli uffici e il proprio gruppo, Passera ha ringraziato il presidente «per l’incredibile determinazione con cui ha condotto in prima persona tutte le singole operazioni». «Il nostro sarà un voto convintamente favorevole al provvedimento, sperando che questo sia un viatico anche per il futuro, per un modo di lavorare insieme che ha portato questi evidenti frutti, con una maggioranza che certamente è ben lontana da aver esaurito la propria spinta riformatrice». Ancora più chiaramente: «Da capogruppo esprimo la convinzione che la strada anche per il prossimo biennio sia tracciata e non riesco a intravvedere una soluzione diversa da questo presidente e dall’alleanza che ci ha portati fin qui».
Una convinzione condivisa anche da Forza Italia. L’azzurro Matteo Marchesi (capogruppo de La Provincia al Centro) ha innanzitutto rimarcato «l’attenzione ambientale senza estremismi, il rispetto delle prescrizioni regionali senza inutili esasperazioni, la tutela del suolo accompagnata dalla consapevolezza che il territorio è anche il luogo nel quale vivono le nostre comunità, lavorano le nostre imprese e amministrano i nostri sindaci».
Poi il passaggio politico: «Credo che questa approvazione dica qualcosa anche del lavoro politico che abbiamo svolto insieme in questi anni», con una maggioranza «nella quale le diverse appartenenze non vengono cancellate, ma nella quale si prova a lasciare fuori dalla porta gli ideologismi quando bisogna trovare una soluzione ai problemi dei Comuni. Questo è il metodo che intendiamo continuare a sostenere nel prossimo futuro politico. E il voto di oggi, quindi, non rappresenta per noi soltanto la conclusione di un percorso. Deve essere anche un punto dal quale ripartire. Ci sono ancora partite importanti aperte sulle quali La Provincia al Centro intende continuare a lavorare insieme alla maggioranza e al presidente. Noi ci siamo, e vorremmo fosse chiaro fin da ora».
La protesta del centrodestra
Parole che non potevano lasciare indifferente l’opposizione di centrodestra: «Queste affermazioni aprono una serie di scenari», ha anticipato Colombo, lasciando «il beneficio del dubbio» a Marchesi. «Chiariremo più avanti», ha detto prima di alzarsi e lasciare gli scranni insieme ai colleghi di partito, che avrebbero votato a favore del testo. «Per il bene del Ptcp queste dichiarazioni si potevano fare dopo – ha aggiunto allontanandosi –. Non sono dichiarazioni di voto, ma una dichiarazione politica».
«Brutta caduta stile». Così Ghiringhelli ha bollato quanto ascoltato. «Strumentalizzare un documento costruito da tutti lanciando la campagna elettorale per le nuove elezioni la dice lunga su chi siede in quest’aula – ha protestato il leghista –. Non si può essere amministratori quando fa comodo e politici quando fa comodo. Voterò a favore convintamente, questo non è il Ptcp di qualcuno, ma un documento che si costruisce da anni, al di là dell’impulso che va riconosciuto al presidente magrini. Ma non è una cosa di parte. Chi si mette una medaglia commette un grave errore, anche politico».