«Il legame di Umberto Bossi con Varese, ritengo essere un fatto oggettivo e incontrovertibile». È con questa affermazione che interviene con una nota, Stefano Angei, consigliere comunale della Lega e membro della Commissione Famedio del Comune di Varese - rispetto alle valutazioni apparse sulla stampa sulla possibile iscrizione del Senatur nel Pantheon varesino.
L'idea che si debba "verificare il legame" tra Bossi e la città non è una prudenza istituzionale: è una forzatura che porterebbe ad ignorare oltre quarant'anni di storia politica, culturale e identitaria. Varese è stata il punto di origine, il laboratorio e il cuore pulsante della rivoluzione che Bossi ha guidato. Mettere in discussione questo legame significa negare l'evidenza.
Il Famedio non è un luogo dove si inseriscono figure che "vanno bene a tutti". Non è un esercizio di equilibrio politico, né un catalogo di nomi accomodanti. Il Famedio è la casa della memoria civica, e la memoria civica non è mai neutra: è selettiva, rigorosa, fondata sulla grandezza. E la grandezza, per sua natura, non è mai unanimemente condivisa. I grandi dividono, scuotono, trasformano. Ma proprio per questo vengono ricordati. Bossi è stato divisivo, certo, come ogni rivoluzionario. Ma è stato anche colui che ha saputo unire un popolo, dando voce a territori che non l'avevano mai avuta e costruendo un'identità politica che ha segnato la storia repubblicana.
In questo contesto, le parole di Foscolo nei Sepolcri risuonano con una forza particolare. L'immortalità non è un premio consolatorio: è il riconoscimento riservato a chi ha compiuto imprese tali da lasciare un segno indelebile. "Sol chi fa grandi cose, può sperare d'essere eterno." Bossi ha fatto grandi cose. Ha fondato un movimento dal nulla, ha scardinato assetti consolidati, ha aperto una stagione politica nuova, ha mobilitato milioni di cittadini. È esattamente il tipo di figura che la memoria pubblica ha il dovere di custodire. Non per simpatia, ma per verità storica. Tutto quello chr ha fatto, lo ha fatto partendo da Varese e mettendo la nostra città sempre al centro della vita pubblica sia nazionale che internazionale.
Per questo, come Lega, affermiamo con assoluta fermezza che Umberto Bossi è Varese. E lo dico con chiarezza: insieme ai miei colleghi del gruppo della Lega saremo pronti a sostenere in tutti i modi, e fino alla fine, la presenza di Bossi nel Famedio. La storia dice, con chiarezza, che Umberto Bossi appartiene al Pantheon varesino.
Varese deve essere all'altezza dei suoi protagonisti. Deve saper riconoscere chi ha contribuito a definirne l'identità. Deve distinguere tra ciò che è opinabile e ciò che è oggettivo. E nel caso di Bossi, la grandezza è un fatto: non un'opinione.